ALCUNE RIFLESSIONI SUL GOVERNO DELLE ACQUE IN ITALIA

L’articolo analizza l’evoluzione del significato dell’espressione “governo dell’acqua”, richiamandone le differenze tra gli aspetti salienti dei decenni passati e quelli della nostra epoca. Agli aspetti tradizionali della gestione e dell’utilizzo dell’acqua come risorsa per i fabbisogni e le attività umane e della difesa del territorio dalle alluvioni, ormai da alcuni anni si sono aggiunte nuove problematiche connesse con lo stato ecologico, l’inquinamento e l’integrità idromorfologica e degli habitat dei diversi corpi idrici.

Le cause naturali e quelle dovute all’uomo, quali il cambiamenti climatici e il consumo di suolo, concorrono ad aumentare le criticità del rapporto dell’uomo con l’acqua. I nuovi molteplici percorsi introdotti dalle Direttive Europee potranno consentire di affrontare adeguatamente i prossimi decenni.

A tale riguardo l’articolo ripercorre l’evoluzione normativa introdotta nell’ultimo triennio (2018-2020) in Italia in materia di risorse idriche e di assetto idrogeologo, sottolineando una evidente mancanza di unitarietà di indirizzi e di metodi e, soprattutto, una scarsa osservanza della legge quadro generale (il Testo Unico 152), quando ha confermato lo strumento del Piano di Bacino (di cui i Piani di Gestione comunitari sono stralci), stabilendo che l’attuazione delle misure in esso contenute debba avvenire mediante i Programmi Triennali di Intervento.

Da ciò emerge la necessità di una nuova riforma legislativa che riorganizzi le funzioni e le competenze dei diversi soggetti coinvolti e riveda il valore, le finalità, i contenuti e l’attuazione del Piano di Bacino.


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