La produzione idroelettrica nell’ambito della Direttiva Acque e della Direttiva Alluvioni (di Antoni


La presentazione svolta lo scorso 9 maggio 2014 al Convegno “Seminario idroelettrica e Ambiente, sinergie per uno sviluppo sostenibile” presso il Centro per la Promozione delle Energie Rinnovabili dell’Alto Vicentino a San Quirico, Valdagno (VI), analizza le relazioni e le compatibilità tra le Direttive Comunitarie sulle Acque e sulle Alluvioni (2000/60 e 2007/60) e la Direttiva sulle energie da fonti rinnovabili 2009/28, con particolare riferimento alla produzione di energia idroelettrica nel Distretto delle Alpi Orientali (regioni del Veneto, Friuli V. Giulia, Lombardia e Province Autonome di Bolzano e Trento).

Dopo un preliminare inquadramento delle riforme introdotte dalla Comunità Europea sullo stato ecologico delle acque e sulla gestione del rischio di alluvioni, sono richiamati i principali contenuti dei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici e del rischio di alluvioni e dei piani di tutela delle acque, fondamentali strumenti programmatici per il raggiungimento degli obiettivi previsti, con particolare riferimento al ruolo della produzione idroelettrica nell’ambito del raggiungimento/mantenimento del bilancio idrico dei bacini idrografici interessati.

Viene quindi affrontato il tema della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, in base alla quale, nel 2010, l’Italia ha redatto il Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili, che indica il percorso per raggiungere, nel 2020, l’obiettivo del 17% della produzione da fonti rinnovabili.

In tale disegno, per l’idroelettrico non è previsto alcun incremento: il suo futuro infatti è influenzato da due fattori opposti, la riduzione del 18% degli impianti esistenti (“grande idroelettrico”) verrebbe compensata da un consistente aumento e dalla capillare diffusione degli impianti di potenza inferiore a 10 megawatt (“piccolo”, mini” e “micro” idroelettrico).

I fattori che limitano il potenziale di produzione idroelettrica, e degli impianti a serbatoio in particolare, sono molteplici. Oltre al loro progressivo interrimento, fenomeno in alcuni casi assai avanzato, il calo della produzione deriva sia da provvedimenti legati alle sicurezza delle dighe (limitazione dei livelli di invaso imposta dal Registro Dighe, dismissione di alcune dighe, ecc.), sia da specifiche norme di attuazione dei Piani di Tutela delle Acque e dei Piani di Gestione dei bacini idrografici (deflusso minimo vitale, svuotamenti stagionali per la laminazione delle piene, rilasci imposti per siccità, usi concorrenti, mitigazione di sversamenti, ecc.).

La presentazione ricorda che, con il Decreto Ministeriale del 15 marzo 2012 sono stati definiti gli obiettivi regionali per concorrere agli obiettivi della ricordata Direttiva 2009/28. Con riferimento al rinnovabile per l’elettrico e per il riscaldamento, stimato nel 2020 al 14,3 %, per il Veneto è stato indicato il traguardo del 10,3 %. Sulla base di tale indicazione la Regione Veneto nel 2013 ha presentato il proprio piano energetico regionale che, con specifico riferimento all’idroelettrico, stima un incremento di produzione nei prossimi anni, passando dagli attuali 270 a 418 impianti, per una potenza aggiuntiva di 100,40 megawatt nella ipotesi che siano accolte le 148 domande attualmente all’esame dell’Amministrazione regionale, e che si riferiscono soprattutto ad impianti di “piccolo”, “mini” e “micro” idroelettrico.

Tale incremento considera che le domande attualmente all’esame siano tutte compatibili con le indicazioni della Direttiva Acque 2000/60, e quindi con le norme contenute sia nel Piano di Tutela delle Acque della Regione, sia con il Piano di Gestione del bacini idrografici delle Alpi Orientali (2010).

In realtà la situazione dello sfruttamento idroelettrico nel Distretto dei bacini idrografici delle Alpi Orientali, con particolare riferimento alle nuove concessioni rilasciate negli ultimi anni nei corpi idrici ricadenti nella Regione Veneto, ha acceso vivaci dibattiti ed un vigoroso contenzioso con l’avvio di alcuni ricorsi presentati alla Commissione Europea ed al Tribunale Superiore delle Acque (TSAP). Le nuove concessioni sarebbero andate ad aggiungersi ai già numerosi impianti esistenti, interessando numerosi tratti fluviali già “sottesi” dai prelievi idrici per l’uso idroelettrico, anche in aree protette. A tale riguardo, il Piano Energetico Regionale non avrebbe analizzato la fattibilità delle richieste di nuove concessioni idroelettriche, ed il Piano di Gestione delle Alpi Orientali avrebbe “de-classificato” lo stato ecologico di alcuni corpi idrici del Piave particolarmente naturali, da “elevato” a “buono”, ponendo così le condizioni per legittimare la realizzazione di ulteriori nuovi impianti idroelettrici. I nuovi impianti inoltre interesserebbero alcune aree a elevata pericolosità idrogeologica interferendo con le norme definite dal Piano di Assetto Idrogeologico (Pai).

La Commissione Europea, portata a conoscenza dell’importante questione, recentemente (gennaio 2014) ha formulato alcune richieste al nostro Paese al fine di valutare le condizioni per l’eventuale avvio di una procedura di infrazione. Le informazioni richieste riguardano gli effetti ambientali di alcuni nuovi impianti idroelettrici autorizzati nel Veneto, ed in particolare se da essi possa derivare un deterioramento dello stato ambientale dei corpi idrici interessati con l’eventuale compromissione del raggiungimento degli obiettivi di qualità stabiliti dalla Direttiva Acque 2000/60. La verifica riguarda quindi le presunte carenze del Piano di Gestione delle Alpi Orientali, le cui misure non sarebbero idonee ad evitare il deterioramento delle acque ed il raggiungimento degli obiettivi. Le domande della Commissione si riferiscono al tipo di impianti autorizzati, ai criteri di definizione del deflusso minimo vitale, alla distanza tra il prelievo delle acque ed il rilascio, le misure di mitigazione, gli effetti cumulati delle nuove impianti con quelli esistenti, gli esiti della Valutazione di impatto Ambientale e della Valutazione di incidenza nei casi previsti dalla Direttiva Habitat.

In conclusione, nel rimarcare la scarsa relazione tra la Direttiva Acque 2000/60 e la Direttiva sulle energie da fonti rinnovabili 2009/28, la presentazione conferma l’importanza e la necessità che tali aspetti siano decisamente definiti nell’aggiornamento del Piano di Gestione del Distretto Idrografico delle Alpi Orientali, attualmente in elaborazione e previsto per il prossimo anno (2015). Presentazione di Antonio Rusconi

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