Regione Basilicata - Gruppo 183



PROPOSTA DI DELIMITAZIONE DEI DISTRETTI IDROGRAFICI PER LE REGIONI DEL MEZZOGIORNO

ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA 2000/60CE

Giugno 2004


1. Premessa| 2. I criteri di delimitazione dei distretti idrografici definiti a livello europeo | 3. I criteri di delimitazione applicati al territorio italiano | 4. Gli elementi di riferimento per la delimitazione dei distretti idrografici | 4.1 Il reticolo idrografico naturale | 4.2 La rete idrica artificiale | 4.3 L'organizzazione territoriale del Servizio Idrografico | 4.4 L'organizzazione territoriale delle Autorità di bacino nazionali, interregionali e regionali | 5. La proposta di delimitazione dei distretti idrografici nelle Regioni del Mezzogiorno | 6. Le modalità di attuazione per le Regioni del Mezzogiorno | Download | Copyright |



1. Premessa

La Direttiva 2000/60/CE assegna come primo compito agli Stati membri l'identificazione dei distretti idrografici e la designazione delle autorità competenti per l'applicazione delle norme della Direttiva stessa all'interno di ciascun distretto.

Direttiva 2000/60/CE, art. 3
“Gli Stati membri individuano i singoli bacini idrografici presenti nel loro territorio e… li assegnano a singoli distretti idrografici. Ove opportuno, è possibile accomunare in un unico distretto bacini idrografici di piccole dimensioni e bacini di dimensioni più grandi, oppure unificare bacini limitrofi. Qualora le acque sotterranee non rientrino interamente in un bacino idrografico preciso, esse vengono individuate e assegnate al distretto idrografico più vicino o più consono. Le acque costiere vengono individuate e assegnate al distretto idrografico o ai distretti idrografici più vicini o più consoni. Gli Stati membri provvedono a adottare le disposizioni amministrative adeguate, ivi compresa l'individuazione dell'autorità competente, per l'applicazione delle norme previste dalla presente direttiva all'interno di ciascun distretto idrografico presente nel loro territorio….Ai fini della presente direttiva, gli Stati membri possono individuare quale autorità competente un organismo nazionale o internazionale esistente” .

 

Il distretto idrografico costituisce l'unità territoriale di riferimento per la gestione integrata del sistema delle acque superficiali e sotterranee. Rispetto ad esso è predisposto e attuato il Piano di gestione per il conseguimento degli obiettivi posti dalla Direttiva. E' pertanto comprensibile il rilievo che la Direttiva assegna ai distretti, richiamando l'attenzione degli Stati membri sulla necessità di giungere ad una visione comune riguardo alla designazione, ai requisiti, alle tematiche collegate ed ai criteri da seguire per la loro identificazione.
Successivamente alla delimitazione, la Direttiva prescrive che siano condotte per ogni distretto le seguenti operazioni preliminari:

. l'analisi delle caratteristiche del distretto (art. 5),
. l'esame dell'impatto delle attività umane sullo stato delle acque superficiali e sotterranee (art. 5),
. l'analisi economica dell'utilizzo idrico (art. 5),
. l'istituzione del registro delle zone protette (art. 6).

Lo scopo di questo documento è di analizzare gli elementi conoscitivi di base di cui occorre tener conto nelle operazioni di delimitazione dei distretti idrografici e di formulare in via preliminare proposte di delimitazione appoggiate agli elementi tecnici individuati.

2. I criteri di delimitazione dei distretti idrografici definiti a livello europeo
La Direttiva, all'art. 2, fornisce le seguenti definizioni di cui è opportuno tenere conto nelle procedure di identificazione dei distretti idrografici.

bacino idrografico : il territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare in un'unica foce, a estuario o delta (art. 2.13);
distretto idrografico : area di terra e di mare, costituita da uno o più bacini idrografici limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere che, a norma dell'art. 3, comma 1, è definito la principale unità per la gestione dei bacini idrografici (art. 2.15);
acque superficiali : le acque interne, ad eccezione delle acque sotterranee; le acque di transizione e le acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato chimico, in relazione al quale sono incluse anche le acque territoriali;
acque sotterranee : tutte le acque che si trovano sotto la superficie del suolo nella zona di saturazione e a contatto diretto con suolo o sottosuolo (art. 2.2);
acque costiere : acque superficiali situate all'interno rispetto ad una retta immaginaria distante, in ogni suo punto, un miglio nautico sul lato esterno dal punto più vicino della linea di base che serve da riferimento per definire il limite delle acque territoriali e che si estendono eventualmente fino al limite esterno delle acque di transizione (art. 2.7).

Criteri generali per l'identificazione dei distretti a partire dai bacini idrografici sono contenuti nella linea guida “ Identification of River Basin Districts in Member States - Overview, criteria and current state of play - 2002 ” redatta nell'ambito della Common Implementation Strategy for the Water Framework Directive 2000/60/EC. Essi sono sintetizzati nella tabella seguente.

Attività Dati richiesti Metodo raccomandato
1.Delimitazione preliminare: definizione degli elementi principali
1.1 Delimitazione dei bacinni idrografici DTM: Digital Terrain Elevation Analisi GIS
1.2 Delimitazione degli acqiferi principali Dati geologici e idrogeologici Metodi di analisi idrogeologica
2. Razionalizzazione della delimitazione topografica e geologica - Presa in conto di elementi non fisici
2.1 Raggruppamento dei bacini di piccole dimensioni

Climatici
Ambientali
Socio-economici
Amministrativi

Analisi GIS
2.2 Ripartizione degli acquiferi in distretti Ambientali
Pressioni e impatti

Risorse sotterranee
Topografici
Definizione delle risorse e della domanda idrica
2.3 Definizione e attribuzione delle acque costiere Ambientali
Pressioni e impatti
Idrodinamica
Analisi GIS

 


Unione Europea: bacini idrografici
(fonte: European Commission – DG Environment)

 


Portogallo : proposti 10 Distretti, di cui 8 continentali e 2 isole (Azores e Madeira).

Spagna: 14 Distretti, di cui 12 continentali e 2 arcipelaghi (Isole Baleari e Canarie). Fonte: Ministerio de Medio Ambiente.

Francia : 12 Distretti, di cui 8 continentali, 3 isole (Guadalupe, Martinique e Réunion) e 1 oltremare (Guyana). Fonte: Ministère de l'Environnement (Direction de l'Eau).

Italia : non vi sono proposte ufficiali, la mappa è stata derivata da GISCO-EUROSTAT;

Grecia : 14 Distretti. Fonte: analisi fatta dal Gruppo di lavoro Austria: 3 Distretti relativi ai tre corsi d'acqua maggiori (Danubio, Reno e Elba). Fonte: Bundesministerium für Land- und Forstwirtschaft, Umwelt und Wasserwirtschaft. Fonte: analisi del gruppo di lavoro

Germania : 10 Distretti, di cui 7 per i corsi d'acqua maggiori (Danubio, Elba, Ems, Meuse, Oder, Reno e Weser; 6 sono la parte tedesca di bacini idrografici internazionali) e 3 per i tributari minori del Baltico e del Mare del Nord. Fonte: Umweltbundesamt. Fonte: analisi del gruppo di lavoro

Belgio : 3 Distretti relativi ai corsi d'acqua maggiori (Meuse, Schelde e Ijzer), e altri 2 che corrispondono alla parte belga dei Distretti internazionali (Reno e Senna). Fonte: analisi del Gruppo di lavoro.

Olanda : 4 Distretti (Meuse, Scheldt, Reno and Ems). Fonte: analisi del Gruppo di lavoro.

Gran Bretagna :
Inghilterra e Galles: 11 Distretti. Fonte: Department of Environment, Food and Rural Affairs (DEFRA).
Scozia: non sono definiti; probabili da 1 a 3 Distretti
Irlanda del Nord: un'agenzia con competenze su due Distretti internazionali e 1 Distretto nazionale


Per avere un'idea orientativa delle dimensioni territoriali dei distretti verso cui sono orientati gli Stati membri, dalle informazioni preliminari risultano i seguenti dati:

. il distretto più piccolo (in Belgio) misura 95 km 2 , il maggiore (Danubio) 810.131 km 2 ;
. la dimensione media è pari a circa 12.000 km 2 ;
. la maggior parte dei distretti in Europa ha un'area compresa tra 5.000 e 15.000 km 2 ;
. il percentile del 10% è di 1.516 km 2 , quello del 25% di 6.223 km 2 .


3. I criteri di delimitazione applicati al territorio italiano
I criteri generali per la delimitazione dei distretti idrografici, suggeriti dalla linea guida redatta nell'ambito della “Common Implementation Strategy” per l'attuazione della Direttiva quadro, sintetizzati al precedente punto 2, prevedono, a partire dall'individuazione bacini idrografici, i seguenti passi sequenziali:

. la delimitazione degli acquiferi principali,
. l'accorpamento dei bacini di piccole dimensioni,
. l'attribuzione ai distretti degli acquiferi,
. l'attribuzione ai distretti delle acque costiere.

La linea guida propone in sintesi di partire da una delimitazione su base fisiografica, rappresentativa del sistema idrografico naturale e quindi della distribuzione territoriale delle risorse idriche superficiali.
Il passo successivo è quello di effettuare gli accorpamenti dei bacini minori, evidentemente necessari dal punto di vista funzionale-operativo; i criteri con cui effettuare tali accorpamenti sono di omogeneità climatica, ambientale e socio-economica, oltre a tener conto degli aspetti amministrativi esistenti.
Le fasi finali riguardano l'assegnazione degli acquiferi e delle acque costiere ai distretti idrografici delimitati secondo il percorso precedentemente indicato.
Per il caso italiano , la procedura di identificazione dei distretti idrografici appare di applicazione non semplice, dovendo tenere conto:
. di un territorio caratterizzato da un reticolo idrografico naturale molto articolato e da un'orografia particolarmente complessa;
. di una rete idrica artificiale molto estesa, soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno, che ha modificato il reticolo idrografico naturale e la relativa disponibilità della risorsa idrica in funzione della distribuzione territoriale della domanda;
. della complessa organizzazione amministrativa, che fa riferimento:
. alla legge 183/89, “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”, che istituisce i bacini idrografici nazionali, interregionali e regionali e le rispettive Autorità di bacino, ed individua nel Piano di bacino lo strumento tecnico programmatico attraverso cui perseguire, a scala di bacino idrografico, la difesa del suolo e la tutela delle acque;
. la legge 36/94, “Disposizioni in materia di risorse idriche”, che introduce il concetto di Servizio Idrico Integrato e affida agli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) il compito di redigere i Piani d'ambito per la programmazione degli interventi necessari a realizzare la gestione integrata delle risorse idriche;
. al D.Lgs. 152/99“Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento..”, che fissa il quadro nazionale delle politiche di tutela delle acque dall'inquinamento ed individua nel Piano di tutela “regionale”, stralcio del Piano di bacino, lo strumento cardine per il raggiungimento degli obiettivi fissati nel decreto stesso;
Nell'operazione di accorpamento dei piccoli bacini idrografici in un singolo Distretto, gioca quindi un ruolo di notevole importanza il sistema delle utilizzazioni idriche, che ha prodotto una rete idrica artificiale che interconnette numerosi bacini idrografici e supera i limiti amministrativi regionali e quelli delle Autorità di bacino.
A questo proposito è centrale l'importanza dell' accordo di programma tra le Regioni Basilicata/Puglia/Ministero LLPP del 5 agosto 1999 (in applicazione dell'art 17 della legge 36/94 sui servizi idrici), sul governo coordinato delle acque per l'insieme dei bacini interessati ai trasferimenti d'acqua – facenti capo agli schemi idrici gestiti dall'Acquedotto pugliese – e il loro accorpamento in due Autorità di bacino, facenti riferimento a ciascuna Regione. Esso infatti costituisce indubbiamente il nucleo di un possibile Distretto idrografico, coerente con i criteri di delimitazione fissati dalla Direttiva quadro.
Sotto l'aspetto amministrativo infine, le Autorità di bacino, istituite con la legge 183/89 sulla difesa del suolo, articolate per bacino idrografico, costituiscono sicuramente la realtà italiana più prossima al disegno territoriale e amministrativo dei Distretti, contenuto nella Direttiva quadro. Rispetto ai temi legati all'uso e alla qualità dell'acqua, la successiva legge 36/94 rafforza il ruolo delle Autorità quando, all'art. 3, assegna alle stesse il compito di definire e aggiornare periodicamente “ il bilancio idrico, diretto ad assicurare l'equilibrio fra le disponibilità di risorse reperibili o attivabili nell'area di riferimento ed i fabbisogni per i diversi usi ”.
Le competenze delle Autorità riguardano in forma unitaria, attraverso il piano di bacino idrografico, sia l'assetto idrogeologico e la difesa dalle piene sia la qualità e l'uso dell'acqua (per questi due ultimi settori con le variazioni apportate dal D. Lgs. 152/99, che introduce i Piani di tutela regionali, nella forma di piani stralcio di bacino idrografico); le Autorità rappresentano quindi una significativa anticipazione, per il nostro territorio, degli obiettivi della Direttiva quadro in termini di approccio integrato al sistema delle risorse idriche (“difesa dalle acque e difesa delle acque”).
La loro articolazione territoriale e la relativa struttura amministrativa e organizzativa, con particolare riferimento alle Autorità nazionali, costituiscono pertanto il punto di partenza naturale per la definizione dei Distretti.

4. Gli elementi di riferimento per la delimitazione dei distretti idrografici
In relazione ai criteri indicati al punto precedente vengono di seguito rappresentate le caratteristiche del territorio nazionale per ciò che concerne gli elementi principali da prendere in conto per passare dalla identificazione dei bacini idrografici alla delimitazione dei Distretti come definiti dalla Direttiva quadro.
Vengono pertanto esaminati i seguenti punti:

. le caratteristiche del reticolo idrografico naturale,
. il sistema idrico artificiale, con particolare riferimento agli schemi idrici che interconnettono gruppi di bacini e costituiscono la rete di convogliamento e distribuzione dell'acqua per i diversi usi in gran parte del Mezzogiorno,
. l'evoluzione nel tempo delle delimitazioni per bacino idrografico sulla base delle quali
sono state assegnate funzioni e competenze amministrative (Servizio Idrografico Nazionale e Autorità di bacino).

4.1 Il reticolo idrografico naturale
Il reticolo idrografico naturale (Tav. 1) presenta un'articolazione sensibilmente diversificata sul territorio nazionale.


Si hanno complessivamente 234 corsi d'acqua del 1° e del 2° ordine , che sottendonobacini idrografici di dimensioni superiori a 200 km 2 ; la superficie complessiva è pari a 288.026 km 2 , corrispondente a circa il 95% del territorio nazionale (Tav.1.1, 1.2, 1.3). Si può osservare come sia limitato il numero dei corsi d'acqua del primo ordine con bacini idrografici di dimensioni significative (v. tabella). La restante parte del reticolo è rappresentata da corsi d'acqua di dimensioni modeste, distribuiti principalmente lungo tutto il versante adriatico a sud del Reno, lungo il versante ionico e lungo il versante tirrenico, ad eccezione in questo caso di Arno, Tevere, Liri-Garigliano e Volturno.

ttttt

 

 


N. Corso d'acqua Bacino idrografico (km 2 ) 1 Po 68.700
2 Tevere 17.156
3 Adige 12.000
4 Arno 8.228
5 Brenta-Bacchiglione 6.576
6 Volturno 5.680
7 Liri-Garigliano 4.955
8 Reno 4.931
9 Piave 4.500
10 Aterno-Pescara 3.370
11 Bradano 3.150
12 Ofanto 2.730
13 Tagliamento 2.700
14 Candelaro 2.560
15 Livenza 2.000
16 Cervaro 1.770
17 Isonzo 1.122



TOTALE 141.328 Un ulteriore elemento caratteristico, è rappresentato dalla divisione idrografica costituita dal crinale appenninico, che caratterizza l'intero territorio, dalla pianura padana alla Calabria.


N. Corso d'acqua
Bacino idrografico
(Km2)
1 Po
68.700
2 Tevere
17.156
3 Adige
12.000
4 Arno
8.228
5 Brenta-Bacchiglione
6.576
6 Volturno
5.680
7 Liri-Garigliano
4.955
8 Reno
4.931
9 Piave
4.500
10 Aterno-Pescara
3.370
11 Bradano
3.150
12 Ofanto
2.730
13 Tagliamento
2.700
14 Candelaro
2.560
15 Livenza
2.000
16 Cervaro
1.770
17 Isonzo
1.122
. Totale
141.328

 

 

4.2 La rete idrica artificiale
La rete idrica artificiale è costituita dal sistema delle canalizzazioni e dalle condutture che permettono il convogliamento e la distribuzione dell'acqua, prelevata da corpi idrici superficiali e sotterranei, alle diverse utilizzazioni, di tipo potabile, irriguo, industriale, di produzione di energia e ambientale.
Ne risulta un reticolo idrografico artificiale estremamente articolato, interconnesso e diffuso su gran parte del territorio nazionale; presenta per altro alcune sostanziali diversità tra le diverse aree:

- nella parte settentrionale (bacini del Po, Adige e alto Adriatico), che è dotata di un'elevata disponibilità della risorsa idrica, la rete artificiale è molto sviluppata ma svolge sostanzialmente la funzione di distribuzione locale dell'acqua all'interno dei singoli bacini idrografici, al più interconnettendo nelle aree di pianura i corsi d'acqua minori;

- nella parte meridionale (Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria) i collettori idrici, diffusamente interconnessi tra loro, trasferiscono grandi quantità di acqua tra le diverse aree del territorio servito, superando i confini idrografici e quelli amministrativi delle Regioni, con conseguenti implicazioni per il coordinamento della gestione e della distribuzione delle risorse idriche nell'intero territorio sotteso da uno schema idrico.

Il sistema degli schemi idrici artificiali costituisce pertanto un elemento chiave di cui tenere conto nella procedura di aggregazione in distretti dei singoli bacini idrografici; nelle tavole allegate (Tav. 2.1, 2.2) sono rappresentati gli schemi idrici principali delle Regioni del Mezzogiorno, rispetto ai quali sono evidenziate le interconnessioni con i confini delle autorità di bacino, interregionali e regionali, e con i limiti amministrativi regionali.

Gli schemi idrici più importanti, in ordine di superficie servita, sono i seguenti:



- lo schema Jonico – Sinni : alimenta l'arco ionico della Basilicata e della Puglia, il Salento ed in parte la zona jonica calabrese; la parte centrale dello schema è costituita dall'invaso di Monte Cotugno sul fiume Sinni, che, oltre allo stesso Sinni, regola le acque del torrente Sarmento e dall'invaso del Pertusillo sul fiume Agri;


- lo schema Ofanto : serve le aree del medio e basso Ofanto in Basilicata e la Puglia centrale; è alimentato dagli invasi di Conza e Osento in Campania; attualmente è utilizzato come fonte alternativa e/o integrativa rispetto al canale principale dell'Acquedotto del Sele-Calore;
- lo schema Fortore : alimenta i territori nei comprensori del Fortore, in Puglia settentrionale, e del Larinese, in Molise, approvvigionati dall'invaso di Occhito sul fiume Fortore e dalla diga sul torrente Celone;
- lo schema Trigno : serve i territori meridionali dell'Abruzzo e il nord del Molise.

Schema idrico
Opere principali
Regioni interessate Disponibilità eff. totale (Mm3) Uso irriguo (Mm3) Altri usi (Mm3)
invasi
traverse
Jonico-Sinni Monte Cotugno
Pertusillo
San Giuliano
Sarmento
Sauro
Agri
Santa Laura
Gannano
Basilicata
Puglia
Calabria
757.0
339.5
417.5
Ofanto Conza
Osento
Marana Capac.
Locone
Rendina
Lampeggiano
Santa Venere Campania
Basilicata
Puglia
122.4
104.0
18.4
Fortore Occhito
Celone
  Puglia
Molise
160.0
97.0
63.0
Trigno   Pietra Fracida
S.Giovanni Lipioni
Molise
Abruzzo
40.4
16.5
23.9
Fonte: INEA - Atlante dell'irrigazione Regioni Meridionali - 2001

16 Opere principali Schema idrico invasi traverse Regioni interessate Disponibilità eff. totale (Mm 3 ) Uso irriguo (Mm 3 ) Altri usi (Mm 3 ) Jonico - Sinni Monte Cotugno Pertusillo San Giuliano Sarmento Sauro Agri Santa Laura Gannano Basilicata Puglia Calabria 757,0 339,5 417,5 Ofanto Conza Osento Marana Capac. Locone Rendina Lampeggiano Santa Venere Campania Basilicata Puglia 122,4 104,0 18,4 Fortore Occhito Celone Puglia Molise 160,0 97,0 63,0 Trigno Pietra Fracida S.Giovanni Lipioni Abruzzo Molise 40,4 16,5 23,9 Fonte: INEA- Atlante dell'irrigazione Regioni Meridionali - 2001 Sul versante tirrenico va infine considerato lo schema del Sele-Calore, che è alimentato dalle sorgenti di Caposele e di Cassano Irpino, in Campania (provincia di Avellino), e serve parte della Campania, della Basilicata e della Puglia centrale.

4.3 L'organizzazione territoriale del Servizio Idrografico
Il Servizio Idrografico Nazionale è il soggetto che da più lungo tempo (legge istitutiva del 1912, primo annale idrologico pubblicato per l'anno 1913) ha operato sulla base di un'articolazione territoriale per Uffici con competenze disegnate su aggregazioni di bacini idrografici che sono rimaste sostanzialmente invariate sino al periodo recente.

Secondo la configurazione successiva al DPR n. 85/199, il Servizio è organizzato su base territoriale (Tav. 3) in 12 comprensori.

N. Ufficio idrografico Bacini idrografici di competenza
1 Venezia bacini sfocianti nel litorale alto Adriatico, a nord del Po e sul tratto costiero compreso tra il confine nazionale e Porto Levante, inclusa la laguna veneta
2 Parma bacino del Po e tratto costiero tra Porto Levante e Porto Garibaldi
3 Bologna bacini con foce sull'Adriatico, dal Reno al Tronto
4 Pescara bacini con foce sull'Adriatico, dal Salinello al Fortore
5 Bari bacini con foce sull'Adriatico e sullo Ionio, dal Candelaro al Lato
6 Catanzaro bacini con foce sullo Ionio e sul Tirreno, dal Bradano al Noce
7 Napoli bacini con foce sul Tirreno, dal Garigliano al Busseto
8 Roma bacini con foce sul Tirreno, dal Fiora al lago di Fondi
9 Pisa bacini con foce sul Tirreno, dal Serchio all'Albegna
10 Genova bacini con foce sul litorale ligure, dal confine al Magra
11 Palermo territorio regionale siciliano
12 Cagliari territorio regionale sardo
I criteri originali di delimitazione furono appoggiati su una base strettamente idrografica, con accorpamenti che rispondono a criteri di omogeneità climatica e idrologica.

4.4 L'organizzazione territoriale delle Autorità di bacino nazionali, interregionali e regionali
L'articolazione territoriale delle Autorità di bacino, distinte in nazionali, interregionali e regionali, è stata disegnata dalla legge 183/89 sulla base reticolo idrografico naturale e delle dimensioni dei relativi bacini idrografici.
Vale la pena ricordare, in proposito, le indicazioni contenute nella Relazione conclusiva della Commissione De Marchi (1970), che ha avviato il laborioso processo che ha dato origine, circa 20 anni dopo, alla legge 183/89 sulla difesa del suolo.
La Relazione della Commissione introduce per la prima volta in Italia, il concetto del bacino idrografico come unità territoriale per la pianificazione e la gestione delle risorse idriche e per la difesa dalle piene, viste in forma integrata, e suggerisce, sul modello dei 2 Magistrati esistenti (per il Po e alle acque per le Venezie), di istituirne altri 8, di cui 4 per l'Italia continentale (versante tirrenico dell'Italia centro-settentrionale, versante adriatico dell'Italia centrale, dal Reno al Tronto; versante tirrenico dell'Italia meridionale e versante Ionico- Calabro, sino al Sinni escluso; versante adriatico e ionico dell'Italia meridionale) e 2 rispettivamente per la Sicilia e la Sardegna.

Con l'approvazione della legge 183/89 si ha l'istituzione di:

6 Autorità di bacino di rilievo nazionale
. Po(Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Prov. di Trento, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna),
. Adige(Veneto, Prov. di Trento, Prov. di Bolzano),
. Alto Adriatico: Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione
(Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Prov. di Trento),
. Arno(Toscana, Umbria),
. Tevere(Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo),
. Liri-Garigliano-Volturno(Lazio, Abruzzo, Campania),

17 autorità di bacino di rilievo interregionale, di cui:
10 sul versante adriatico
. Lemene (Friuli-Venezia Giulia, Veneto),
. Fissero-Tartaro-Canal Bianco (Lombardia, Veneto),
. Reno (Emilia-Romagna, Toscana),
. Conca-Marecchia (Emilia-Romagna, Toscana, Marche),
. Tronto (Marche, Lazio, Abruzzo),
. Sangro (Abruzzo, Molise),
. Trigno (Abruzzo, Molise),
. Saccione (Molise, Puglia),
. Fortore (Campania, Molise, Puglia),
. Ofanto (Campania, Basilicata, Puglia),

2 sul versante jonico
. Bradano (Paglia, Basilicata),
. Sinni (Basilicata, Calabria),

5 sul versante tirrenico
. Magra (Liguria, Toscana),
. Fiora (Toscana, Lazio),
. Sele (Campania, Basilicata),
. Noce (Basilicata, Calabria),
. Lao (Basilicata, Calabria).

Per tutti gli altri bacini idrografici sono istituite autorità di bacino regionali . I confini territoriali delle autorità di bacino sono rappresentati in Tav. 4; in tale rappresentazione sono state apportate le modifiche derivanti dall'accordo di programma tra Regione Basilicata/Regione Puglia/Ministero LL.PP. del 5 agosto 1999 citato al precedente punto 3, che ha dato luogo alla creazione di un'unica Autorità di bacino per ciascuna delle due Regioni.


Risultano complessivamente a scala nazionale porzioni territoriali di competenza delle diverse Autorità fortemente disomogenee, con bacini interregionali prevalentemente di piccole dimensioni incuneati tra i bacini nazionali e quelli regionali. Per contro l'esperienza di 14 anni dall'avvio della legge ha visto strutturasi e operare le Autorità nazionali, mentre quelle interregionali e regionali hanno mostrato difficoltà maggiori, sicuramente anche in ragione della frammentazione territoriale.
Nella situazione attuale due Autorità di bacino di rilievo nazionale comprendono più bacini idrografici e coordinano i singoli piani di bacino: al nord, l'Autorità dell'alto Adriatico accomuna i bacini interregionali di Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione; al sud, vengono coordinati in una sola Autorità i bacini interregionali di Liri-Garigliano e Volturno.

5. La proposta di delimitazione dei distretti idrografici nelle Regioni del Mezzogiorno
I criteri generali definiti in sede di UE, le caratteristiche dei singoli bacini idrografici, le caratteristiche degli schemi idrici per il trasferimento e la distribuzione dell'acqua, le esperienze maturate attorno alle Autorità di bacino e alle Regioni sui temi della pianificazione e della gestione delle risorse idriche e della difesa del suolo consentono di formulare una prima ipotesi circa una possibile delimitazione territoriale dei distretti idrografici per le Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna).
L'area interessata costituisce sicuramente una delle porzioni più complesse del territorio nazionale sotto l'aspetto della frammentazione del sistema idrografico e delle interconnessioni del sistema idrico artificiale per la regolazione e la distribuzione dell'acqua ai diversi usi; si intende in tal modo sperimentare un metodo in una concreta applicazione, con l'obiettivo di proporne successivamente l'estensione all'intero territorio nazionale.
L'incrocio dei diversi elementi sopra indicati porta a individuare 4 distretti idrografici per la parte continentale del territorio considerato e 2 distretti idrografici riferiti rispettivamente alla Sicilia e alla Sardegna; i distretti individuati sono rappresentati nelle Tav. 5.1 e 5.2 e sono articolati come segue:
Distretto Sardegna: costituito dall'insieme dei bacini idrografici della regione Sardegna;
Distretto Sicilia: costituito dall'insieme dei bacini idrografici della regione Sicilia;
Distretto Calabria: costituito dall'insieme dei bacini idrografici calabri con foce sullo Ionio e sul Tirreno, che vanno dai corsi d'acqua minori calabresi a sud del Sinni al Lao;
Distretto Tre Mari: costituito dall'insieme dei bacini idrografici con foce sull'Adriatico e sullo Ionio che vanno dal fiume Biferno ai corsi d'acqua minori calabresi a sud del Sinni; sul versante tirrenico dai bacini idrografici che vanno dal fiume Sele al Lao;
Distretto sud Tirrenico: costituito dall'insieme dei bacini idrografici con foce sul Tirreno che vanno dal fiume Sele al Garigliano;
Distretto centro-sud Adriatico : costituito dall'insieme dei bacini idrografici con foce sull'Adriatico che vanno dal fiume Tronto al Trigno.



La tabella successiva rappresenta la dimensione territoriale dei distretti identificati e riporta la presenza in ciascuno di essi delle Regioni e delle Autorità di bacino nazionali, interregionali e regionali.

 

DISTRETTO CODICE SUPERFICE (Km2) REGIONI* AUTORITÀ DI BACINO*
Sardegna
01
24100
Sardegna 35 Sardegna
Sicilia
02
25700
Sicila 34 Sicilia
Calabria
03
13700
Calabria 35 Calabria
Tre Mari
04
38400
Molise, Puglia, Campania 16 Trigno-Saccione-Fortore-Biferno e bacini minori Molise 32 Puglia 06 Liri-Garigliano Volturno 17 Basilicata 33 Calabria 31 Campania Sinistra Sele 18 Sele
Sud Tirrenico
05
1400
Lazio, Campania. Molise 06 Liri-Garigliano Volturno
28 Campania Nord-Occidentale
29 Campania Sarno
30 Campania Destra Sele
Centro-Sud Adriatico
06
11300
Marche, Lazio, Abruzzo, Molise 14 Tronto 27 Abruzzo 15 Sangro 16 Trigno-Saccione-Fortore-Biferno e bacini minori Molise

*Totalmente o parzialmente comprese

 

 

6. Le modalità di attuazione per le Regioni del Mezzogiorno
Per quanto attiene alle procedure di attuazione dei distretti, sotto l'aspetto formale si tratta di modificare la legge 183/89 (artt. 14-16), che classifica i bacini in tre categorie e introduce differenti percorsi della pianificazione, incompatibili con la Direttiva quadro che prevede regimi omogenei per tutti i distretti di ogni Stato dell'Unione (artt 5, 11, 13).
I contenuti della modifica riguardano la definizione dei confini territoriali dei Distretti idrografici e l'individuazione dell'autorità competente ( Autorità di Distretto ).
A questo proposito la via più coerente con l'attuale assetto amministrativo appare quella di adattare, con le opportune correzioni, all'Autorità di Distretto il modello istituzionale delle Autorità di bacino, stante il fatto che queste ultime devono confluire nel Distretto stesso ovvero che si tratta in generale che aggregare due o più Autorità di bacino in un unico soggetto.
I criteri di cui tenere conto riguardano:

. il riconoscimento dell'autonomia delle Autorità di Distretto, sulla base di un indirizzo e un coordinamento unitari a scala nazionale in capo al Ministero dell'ambiente e del territorio;
. il coordinamento e il rafforzamento della strumentazione tecnica per le acquisizioni conoscitive, il monitoraggio e il controllo;
. il coinvolgimento delle rappresentanze degli interessi nel settore dell'acqua e del territorio alla formazione delle scelte di piano e all'attuazione dello stesso.

Sotto l'aspetto operativo appare opportuno considerare i seguenti punti:

. in considerazione delle difficoltà e del ritardo nel rispetto delle scadenze della Direttiva 2000/60, appare necessario che le Regioni del Mezzogiorno, anche per le nuove competenze e responsabilità attribuite dall'attuale riforma della Costituzione (L. costituzionale 3/2001, artt 117-119), assumano un'iniziativa diretta di proposta da portare nella Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano e successivamente da fare assumere alla Conferenza Stato- Regioni, per gli atti conseguenti;
. l'attuazione alla Direttiva 2000/60 va considerata anche in funzione degli orientamenti sulla revisione di metà periodo (2004-2006) dei programmi italiani del Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006 per le Regioni dell'Obiettivo 1 (Mezzogiorno), che indicano azioni specifiche da attuare a seguito dell'entrata in vigore della Direttiva stessa, richiamando gli impegni e le scadenze fissate per il 2004 e subordinando al raggiungimento degli obiettivi definiti l'erogazione dei fondi strutturali disponibili;
. in vista dell'istituzione delle Autorità di Distretto, e sulla base delle relative proposte di definizione, lo strumento dell'accordo di programma tra le Regioni di ciascun distretto, appare la modalità più idonea per istruire la formazione dell'Autorità stessa e avviare le operazioni che consentano di rispondere agli adempimenti previsti dalla Direttiva entro il 2004.


 

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PROPOSTA DI DELIMITAZIONE DEI DISTRETTI IDROGRAFICI PER LE REGIONI DEL MEZZOGIORNO Testo della Relazione con allegata cartografia completa PDF MB 1,62
Cartografia
Tavola 1
Reticolo idrografico naturale e bacini idrologici principali
PDF KB 554
Tavola 1.1
Reticolo idrografico naturale e bacini idrologici principali del Nord
PDF KB 336
Tavola 1.2
Reticolo idrografico naturale e bacini idrologici principali del Centro
PDF KB 270
Tavola 1.3
Reticolo idrografico naturale e bacini idrologici principali del Sud
PDF KB 236
Tavola 2.1
Schemi idrici principali delle regioni del Mezzogiorno
PDF KB 320
Tavola 2.2
Schemi idrici principali delle regioni del Mezzogiorno
PDF KB 312
Tavola 3
Uffici idrografici (D.P.R. N o 85 del 24/1/1991)
PDF KB 582
Tavola 4
Autorità di bacino
PDF KB 582
Tavola 5.1
Proposta di delimitazione dei Distretti idrografici per le regioni del Mezzogiorno
PDF KB 409
Tavola 5.2 Proposta di delimitazione dei Distretti idrografici per le regioni del Mezzogiorno PDF KB 385



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ART - Ambiente, Risorse, Territorio