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Tavola rotonda
Intervento di Claudio Falasca,
CGIL - CISL -UIL
Il senso di questo nostro incontro penso sia quello di porre il tema della partecipazione già nella fase di recepimento della Direttiva. La partecipazione non viene dopo: viene adesso. Questo è il momento della partecipazione in quanto è in questa fase che si decidono le condizioni in base alle quali sarà possibile rendere esigibile la partecipazione futura. La questione e cruciale. Allora, al di là di alcune tematiche specifiche di particolare rilievo, complessivamente, se le parti riconoscono nella Direttiva un contenuto importante di avanzamento, non possiamo correre il rischio di disperdere le nostre energie rincorrendo singoli particolarismi. Questo obiettivo deve essere assunto come prioritario, perché, altrimenti, come veniva detto, tendono a prevalere e lobbies e gli effetti li conosciamo. La L. 183 dopo quindici anni non è ancora applicata in tutte le Regioni, la L. 36 in alcune sue parti fondamentali corre il rischio di fare passi indietro, i rischi ambientali aumentano, la risorsa idrica viene sprecata, la conflittualità si sviluppa nelle diverse realtà territoriali e la risposta è: i commissari straordinari che stravolgono ogni principio di governo partecipato.
Questo è , in poche battute, lo scenario. Credo quindi che vadano accolte le ipotesi contenute nel documento qui presentato. Sia nelle sua proposta esplicita contenute nel paragrafo 5, “una proposta per avviare il recepimento della Direttiva”, con tutte le indicazioni che contiene e con tutte le preoccupazioni, e ce ne sono, che li sono richiamate. Sia nella proposta implicita – cioè avviare da subito un percorso partecipativo per consentire in tempi rapidi, recuperando anche i ritardi, il recepimento della Direttiva.
A questa proposta diamo il nostro totale consenso e la nostra disponibilità. Si tratta però di capire bene qual è il tavolo per far avanzare questa proposta, perché altrimenti, capite bene, corre il rischio di rimanere sospeso per aria. Ritengo che assumere come riferimento la Conferenza dei presidenti delle regioni è un'ipotesi che ha un senso, anche perché ha un precedente storico. La L. 183, pur se nell'ambito di un dibattito fortemente articolato, se non fosse stata assunta dalle regioni, coinvolgendo anche le forze sociali, molto difficilmente l'avremmo ottenuta. Ricordo che il coordinamento unitario CGIL CISL UIL del bacino de Po fu costituito nel 1986, erano gli anni del dibattito sulla L. 183.
Infine, due battute sulla partecipazione. Ci si deve convincere che la partecipazione da una parte è una necessità in quanto i conflitti per cause ambientali sono ormai numerosissimi, la casistica è lunghissima, riteniamo che l'unica soluzione per la loro prevenzione sia la promozione strategie partecipative. Nel contempo riteniamo che la partecipazione sia una scelta. La sostenibilità e qui credo che l'uditorio sia molto sensibile, rimette in discussione complessivamente interessi diffusi consolidati, il loro riposizionamento democratico è possibile solo coinvolgendo le organizzazioni che li rappresentano.
Ci sono poi dei punti da approfondire. In modo particolare ne cito due. Il principio di rappresentatività: chi rappresenta cosa. Perché è troppo facile dire “io mi candido a un percorso partecipativo”, ma chi sei? come si valuta la rappresentatività? L'altro è il principio di responsabilità, cioè il mandato. Guardate che questa è una cosa molto seria, che a noi sindacato coinvolge molto da vicino. CGIL CISL UIL rappresentano circa 11 milioni di lavoratori e hanno seri meccanismi di definizione del mandato. Dopodiché ci sono soggetti, con cui noi dialoghiamo assiduamente, che non si capisce bene che cosa rappresentano e in base a quale mandato agiscano.
Riteniamo che queste siano due cose non secondarie in quanto, se vengono meno, di fatto viene meno il valore della partecipazione. La poca chiarezza su questi due aspetti crea i presupposti per far saltare il processo partecipativo. È banale: se un soggetto rappresenta solo se stesso e in tutti i casi non agisce sulla base di un mandato condiviso, in qualsiasi momento può rimettere in discussione la decisione assunta nell'ambito delle sedi della partecipazione.