| sei qui: HOME > convegni > "Partecipazione pubblica nell'attuazione della Direttiva comunitaria sulle acque 2000/60/CE" > Tavola rotonda > Intervento di Giuseppe D'Occhio |
Tavola rotonda
Intervento di Giuseppe D'Occhio,
Segretario generale dell'AdB Liri-Garigliano e Volturno
Per cominciare, ho difficoltà ad individuare un percorso a breve per il recepimento della Direttiva, perché il titolo proposto da Gavioli e da Massarutto mi ha immediatamente fatto pensare a una sorta di atteggiamento autopropulsivo di chi si occupa di queste cose, nel senso che, nel disinteresse generale delle istituzioni che dovrebbero occuparsi del recepimento della Direttiva Comunitaria, chi ha un forte interesse, anche culturale, oltre che scientifico, anche di gruppo di appartenenza, chi si occupa di queste cose da tanti anni, comincia addirittura a fare convegni di sub-scelte di approfondimento. Infatti, rispetto alla prima ondata di riunioni in cui si parlava di recepimento della Direttiva tout-court, adesso cominciamo a parlare della partecipazione pubblica all'attuazione della Direttiva comunitaria, che è sicuramente un pezzo importante della Direttiva stessa e forse rappresenta uno dei pezzi più innovativi, insieme a quello, a mio avviso ancora più complesso come equazione italiana, che è quello del mettere insieme, spingere più in là la L. 183, portare più in là le capacità di governo, che pure è stata significativamente innovata dalla 183.
L'attuazione della 183 è stata sicuramente improntata a una qualità eccellente sul piano internazionale, adesso c'è un passo aggiuntivo, che è la “ gestione economica ” del bacino. Questa non va intesa nel senso letterale del termine, come se trattassimo della gestione economica di una piccola azienda o di un bilancio economico, ma della gestione economica nel senso più completo dell'espressione, in termini di territorio, di ambiente, di qualità della vita in quel territorio, nella prospettiva futura di quel determinato territorio, del mantenimento di condizioni accettabili di vita: tutto quello che, in qualche maniera, afferisce al governo di un bacino o di sistema di bacini idrografici.
Se volete, io rappresento una sorta di anticipazione della Direttiva, in quanto mi trovo a fare il Segretario generale, di un territorio che è un accorpamento di bacini idrografici: infatti, il bacino di cui mi occupo, quello del Liri-Garigliano e Volturno, è un sistema accorpato e non un bacino avente carattere di naturalità. Io dico, almeno è la mia opinione, che è esattamente il contrario. Cioè , nel recepimento della Direttiva, io credo che, così come è stato per qualche aspetto con la stessa L. 36 in alcune Regioni, la condizione del Mezzogiorno, di non essere più un bacino idrografico nel senso letterale del termine, è una condizione che rende più disponibili a una innovazione del sistema.
Perché quello che ha significato, necessariamente, per le condizioni, diciamo così, “fisiografiche” dell'acqua nell'Italia centro-meridionale, è stato, di fatto, lo sconvolgimento del bacino idrografico inteso in senso letterale. Voi pensate che dal bacino del Volturno su una traversa l'ENEL deriva 27 mc/sec d'acqua, cioè un fiume di dimensioni medio-grandi in condizioni estive. Questi 27 mc/sec li trasferisce su altre traverse nel bacino Liri-Garigliano, trasferendo cioè questa quantità da un bacino all'altro. Il fatto poi che io mi occupi di entrambi i bacini è ininfluente, da un punto di vista fisico. Di fatto, una parte significativa del bacino del Volturno rimane praticamente secca perché l'ENEL a suo tempo, quando queste cose non creavano grandi problemi di accettazione nel territorio, ha preso un punto in quota e lo usa, produce energia elettrica con tre traverse successive, andando poi sul Garigliano. Ma questo è un trasferimento, diciamo così, “produttivo”, invece i grandi trasferimenti a cui faceva riferimento stamattina Rosario Mazzola, i grandi trasferimenti che sono di decine e centinaia di litri al secondo, in qualche caso metri cubi al secondo, che vanno da Capo Sele alle Puglie, da Cassino a Napoli, dalle sorgenti del Calore-Volturno alle Puglie, di fatto sono le acque che consentono alla Puglia di bere. Voi pensate: 6 mc/sec, tutti i giorni dell'anno, vengono trasferiti dalle sorgenti del Volturno o del Sele alla Puglia, senza i quali essa non avrebbe l'opportunità di bere.
Ora, perché parto da una premessa del genere? Perché la mancanza, diciamo pure l'abbandono, del sistema Cassa per il Mezzogiorno – il primo sistema della Cassa per il Mezzogiorno, quello più finalizzato a risolvere i problemi che a complicarli – ha lasciato il territorio senza un governo, rispetto a queste grandi infrastrutture.
Ricordo, innanzitutto a me stesso, una cosa: l'anno scorso furono aperte le paratoie della diga del Liscione nel mese di Settembre. Inondarono la FIAT di Termoli e ci furono grandi danni. Solo cinquanta chilometri più in là, le Puglie erano in condizioni disperate dal punto di vista del bisogno d'acqua. Non c'è un sistema che possa stabilire, con qualche giorno di anticipo, evidentemente, di trasferire in maniera utile e logica accumuli di metri cubi d'acqua da un bacino all'altro oppure qualcuno che, anche in termini di bacino idrogeologico, o anche strutture idrogeologiche, possa stabilire un meccanismo compensativo tra quello che noi Campani – io abito in Campania – prendiamo alle sorgenti del Gari e quello che noi trasferiamo ad altri. Dovrebbero farsi addirittura compensazioni di idrostrutture, se ci fosse una capacità di governo.
Il che non significa, chiariamo bene, che qualcuno si debba candidare a rifare la Cassa, perché questa è una strisciante idea che ogni tanto viene fuori e che io trovo estremamente pericolosa, fuori della realtà, fuori anche da questo modello regionale che oggi non si presente come un modello propositivo, caro Gavioli: perché quello che tu dici, anche nella tua relazione l'ho letto nel sottofondo – tra l'altro tu vieni dall'esperienza regionale e riesco a capirlo – che tu desideri avere a tutti i costi una spinta propulsiva a fare, da parte delle regioni. Noi in questi ultimi mesi, se non abbiamo visto una spinta a portare avanti un disegno e un modello organizzativo da parte dello Stato, francamente ancor meno abbiamo visto da parte del modello regionale. C'è una sintonia perfetta, nel senso di non occuparsi di questa materia da parte dello Stato e delle regioni e nel senso di un'assoluta mancanza di interesse che ci hanno portato alla maglia nera nel recepimento della Direttiva comunitaria, cosa che sicuramente non fa onore a un Paese come l'Italia che con la L. 183 aveva sicuramente la maglia bianca sul piano del governo del territorio.
Io credo che le cose che abbiamo fatto, le cose che ha fatto Passino nel Po, le cose che hanno fatto i miei colleghi delle altre Autorità di bacino siano state importantissime, ovviamente in un campo non legato direttamente alla Direttiva comunitaria. Per esempio i piani di assetto idrogeologico, i piani stralcio per il rischi idraulico.
Quando ho cominciato a fare questo mestiere nel 1990 alla prima proposta di un piano stralcio ebbi qualcosa come qualche centinaio non di osservazioni, che sarebbe un'espressione elegante, ma qualche centinaio di vibrate proteste perché andavo a vincolare pezzi di territorio, non consentivo l'edificazione e quant'altro, da questa e dall'altra parte. Io credo, con un pizzico di orgoglio, che essere riuscito a far approvare il piano stralcio con la totale condivisione dei 230 comuni campani del bacino del Liri-Garigliano e Volturno sia un motivo di fierezza non trascurabile. Perché è chiaro che, partendo dalla realtà, uno deve costruire il modello partecipativo con la realtà che ha, pur avendo dentro di sé i supporti possibili e le possibili spinte di tipo organizzato e strutturato. Abbiamo utilizzato i modelli possibili. Oggi siamo in condizione di dire che quel tipo di modello ha dato i frutti importanti, perché le scelte principali di pianificazione sono state condivise dagli Enti locali, un fatto di straordinario cambiamento rispeso a non moltissimi anni fa. Credo che nell'ambito della Direttiva 2000/60 noi, Gavioli, abbiamo il dovere, come Autorità di bacino, di fare quello che abbiamo fatto nel passato, cioè essere un elemento collante e in qualche maniera propulsivo, di riuscire a spingere. Io ho avuto un incontro con la commissione VIII della Camera, ho presentato il documento che aveva anche, in coda, gli di tipo strutturale che tu conosci per l'attuazione della Direttiva: con la presidenza della Camera insieme ai componenti delle commissioni. Ecco, credo che il dialogo con le commissioni di Camera e Senato, di cui probabilmente non sempre abbiamo tenuto conto in questi ultimi anni, vada ripreso. Vada ripreso questo lavoro di relazione che nel passato abbiamo tenuto egregiamente, innanzitutto tutti noi Segretari generali, a cominciare da Passino. E deve essere ripreso in maniera significativa, perché essi sono i nostri interlocutori migliori, quelli che in realtà si occupano solo di dare indirizzi senza fare gestione.