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Tavola rotonda

Intervento di Alberto Cervi,
vicepresidente del Gruppo giovani di Assolombarda

Vorrei provare brevemente ad accendere solo un paio di riflettori, raccontando cos'è stata l'esperienza della nostra associazione territoriale di un progetto portato avanti negli ultimi due anni. Provo ad accendere questi due riflettori sfruttando un documento ricevuto da Massarutto in cui si parlava della regola di San Benedetto. L'ho gradito molto, ho riflettuto su questa cosa e mi piacerebbe mandare le luci sulle funzioni di abate, comunità e monaci. Lascerò poi a Massarutto definire la regola, per quanto mi riguarda proverò a concentrarmi su almeno due di questi cappelli. O meglio, il doppio cappello che in Assolombarda come imprenditori siamo tenuti a vestire, che sono due cappelli molto semplici: siamo operatori dei questo sistema e utilizzatori.

Due anni fa abbiamo iniziato questo progetto e ci siamo accorti che, in fondo, mancava la cultura di questo bene e quindi, con gli amici del WWF e altre associazioni, abbiamo cominciato a definire in primo luogo le scuole elementari come un punto dove andare ad agire. Abbiamo preparato dei materiali e siamo andati nelle scuole a far capire ai ragazzini qual'era il valore dell'acqua. Questo processo è durato un anno e mezzo, abbiamo fatto convegni,workshops, siamo andati nelle scuole e alla fine abbiamo portato le scuole in associazione per cercare di avvicinare il mondo scolastico, soprattutto quelle dei bambini piccoli, a quello dell'impresa. Era fondamentale per noi far capire ai fruitori di questo bene qual è la sua importanza, dando un po' meno per scontatati che aprendo il rubinetto si ottiene l'acqua.

All'interno delle aziende, quindi all'interno della nostra associazione, parlare di ambiente è comunque un argomento che porta le aziende a fare efficienza, ottenere dei certificati: ad Aprile siamo in Lombardia 230 aziende certificate ISO 14000. Vuol dire fare efficienza, vuol dire cercare le condizioni per lavorare meglio, per ottenere dei risultati e, perché no, ottenere dei certificati da vendere.

Una delle cose di cui abbiamo assolutamente bisogno è, a proposito dell'abate, della comunità e dei monaci cui mi riferivo prima più o meno scherzosamente, io credo che sia la chiarezza dei compiti e dei ruoli. Ci sono aziende, nella nostra associazione, che regolarmente vanno sott'acqua, sondano i fiumi e non sappiamo con chi avere a che fare, non abbiamo interlocutori certi. È un ambiente in cui, se mi posso inserire nell'argomento di oggi sulla partecipazione pubblica, è difficile capire quali siano le responsabilità. Le responsabilità delle aziende sono chiare, sono sempre molto chiare, le responsabilità dei nostri interlocutori non lo sono sempre, che siano comuni, province, talvolta regione – qui in Lombardia siamo in una situazione abbastanza fortunata con la L. 26 –. Abbiamo delle specificità all'interno del nostro sistema che sono veramente diverse, contrapposte. I colleghi della regione Puglia hanno delle problematiche, i colleghi della regione Calabria ne hanno delle altre, in Lombardia ne abbiamo altre ancora. Normalmente, questa nostra posizione viene venduta, a livello nazionale, “ma voi in Lombardia fate in fretta a parlare”. Confindustria nazionale ha preparato un documento che è stato appena presentato al ministero sulla Legge delega sui Testi unici ambientali. Le nostre posizioni sono chiare. Le cose che ci auguriamo in questa sede, magari, al contrario di questa mattina dove si è parlato in senso lato di utenti senza che vedessi in nessuna slide di nessun relatore fare riferimento al mondo dell'industria.

Io credo che oggi l'industria abbia anche le competenze per misurare, per proporre, sia per quanto riguarda il cappello di utenti sia per quanto riguarda invece la cultura del fare, del potersi misurare nella progettualità per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche.