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Tavola rotonda
Intervento di Andrea Agapito Ludovici,
WWF Italia
Voglio innanzitutto ringraziare e iniziare con queste immagini di speranza, è l'alluvione della Valtellina del '99. Solo per mettere qualche immagine. Però voglio partire da alcuni stimoli che sono emersi oggi, anche da questo tavolo, perché parliamo di partecipazione e mi sembra che ci sia una gran voglia di affrontare questo tema insieme. Allora lo faccio con due proposte, visto che in questo momento ci sono in itinere una serie di grossi dibattiti e discussioni, per esempio legati ai piani di tutela delle acque. Mi piacerebbe, come ho già proposto per esempio alla dottoressa Martuscelli quando ci siamo visti ultimamente, che si potesse promuovere un percorso partecipato e proporlo alle istituzioni, ad esempio per quanto riguarda gli usi dell'acqua. Adesso sono in discussione le concessioni d'uso, i regolamenti in funzione di piani di tutela delle acque, eccetera: perché non cominciamo adesso, che questo è uno dei problemi più grossi e più spinosi - pensiamo al Minimo Deflusso Vitale e alle cose dette fino a adesso – per cercare di fare in modo che tutte le informazioni, le conoscenze legate a quella che deve essere poi la regolamentazione dell'acqua siano esse intorno a un tavolo, seguendo un processo partecipativo come previsto dalla Direttiva Quadro e dalle sue linee guida?
Questo per cercare di incominciare ad affrontare questo problema per arrivare non ai piani di tutela delle acque, ma al piano di bacino idrografico, cioè quello previsto dalla Direttiva Quadro, nel 2009 con una regolamentazione degli usi la più concreta e ragionevole possibile. Secondo me, potrebbe essere già un atto di buona volontà da parte di tutta una serie di stackholder – non mi chiedete cosa vuol dire ma, insomma, ci siamo capiti – rispetto anche al proprio ruolo, a rimettere in discussione il proprio ruolo e non a giocarsi le concessioni, le regolamentazioni, eccetera, attraverso il solito meccanismo delle lobbies chiuse nelle stanze delle regioni o di altre istituzioni.
Questo, secondo me, è uno dei problemi principali ed forse una delle cose che abbiamo sottolineato nell'osservazione, per esempio, del piano di tutela delle acque della Lombardia che parla molto di consultazione e partecipazione, ma di queste cose non ha fatto niente. Lo ribadisco pubblicamente, perché ci hanno un po' preso in giro, da questo punto di vista. Hanno fatto alcune presentazioni frontali in cui ci hanno presentato un metro cubo di materiale scritto, e noi, nel giro di pochi giorni, dovevamo fare delle osservazioni – le abbiamo anche fatte – ma non sono state prese in considerazione.
Per ritornare al punto, sicuramente tutte le cose che ci siamo detti sono parole vuote se questa Direttiva non è recepita e applicata nel suo complesso. Cioè, non dobbiamo solamente recepire, ma metterci al passo con tutte le cose che avremmo dovuto fare nel 2003, nel 2004 e via di seguito.
Siamo degli eversori, ma io sono più per fare un'associazione di “quelli per la Direttiva”, come dicevo anche a Pineschi, perché, tanto, ce le diciamo fra di noi, queste cose, e poi in altri luoghi si portano avanti altre politiche. Ci sono alcuni aspetti che mi piace richiamare, ma sono richiamati, e quindi faccio solo flash, aspetti critici, segnali problematici di criticità che ci sono in questo momento e secondo me ci danno il segno di quello che è l'approccio culturale, che in qualche modo va in controtendenza con quelle che è stata tutta una serie di leggi e approcci importanti, dalla L. 183. dalla L. 36, dalla legge Cutrera che molte volte viene richiamata, che avevano portato, dal punto di vista dei principi e dal punto di vista culturale, un'ondata nuova riguardo al governo delle acque. Alcune di queste criticità, o meglio, problematicità, sono già state richiamate, sono la legge delega sulle materie ambientali, i livelli di pianificazione estremamente poco integrati che molto spesso non si parlano fra loro, addirittura in molti casi sono in contrasto, una pericolosa, a mio avviso, indagine sulle opere idrauliche in Commissione ambiente alla Camera; probabilmente non andrà da nessuna parte, però è pericoloso il modo con cui vengono affrontati dei problemi che dovrebbero essere affrontati in modo complesso, dove, ad esempio, una delle parole d'ordine è che il Po è un'infrastruttura. Questa cosa, dopo tutto quello che ci siamo detti in tutti questi anni, fa un po' paura. Mi fermo qui, poi, chi vuole, si può leggere gli Atti.
Da tutto questo, e mi sembra che sia una cosa emersa anche oggi, ne risulta indebolito molto il ruolo del bacino idrografico e il ruolo delle Autorità di bacino, o dell'Autorità di distretto, quale individuata dalla Direttiva Quadro. In questo momento di impasse, dove ci doveva essere identificazione dei bacini idrografici coi distretti, le Autorità di bacino sono dei soggetti che galleggiano.
Voglio richiamare brevemente, perché non è stato fatto oggi, che cosa dice la Direttiva sulla “partecipazione attiva”: “Gli Stati membri promuovono la partecipazione attiva di tutte le parti interessate all'attuazione della presente Direttiva”, in particolare all'elaborazione, al riesame e all'aggiornamento dei piani di gestione dei bacini idrografici. Quindi, piani di assetto idrogeologico, piani di tutela delle acque, in tutto questo dovrebbe essere promossa la partecipazione. Io, adesso, molto schematicamente e velocemente, vorrei richiamare quello che è un po' il confronto tra quello che è un percorso di pianificazione attuale e quello che, in qualche modo, dovrebbe essere il percorso richiamato dalla Direttiva Quadro. Ad esempio, noi abbiamo un piano di assetto idrogeologico. Quello che è previsto attualmente dalla legge come unico elemento di consultazione, che è poi il momento in cui sono depositati gli atti, i progetti di piano e c'è la possibilità di fare osservazioni che non è neanche detto che qualcuno prenda in considerazione, è quando di fatto si arriva al progetto di piano. Quindi, sono già state definite e delimitate delle scelte, sono stati fatti degli studi, eccetera, e lo stackholder, il cittadino comune, se vuole, può fare delle osservazioni. E si trova a farle di fronte a valanghe di materiale molto complesso che non ha condiviso praticamente in nessun modo, a meno che non ci sia stato, per voglia del soggetto propositore di quel piano, qualche modalità di confronto. Al momento delle consultazioni, poi, comunque – parere delle regioni, adozione del piano, approvazione, poi basta – si va alla definizione del piano. Per il piano di gestione del bacino idrografico, in realtà, la Direttiva prevede molti più momenti di consultazione, informazione e confronto con gli stackholder. Innanzitutto, identifica anche un processo di analisi e definizione di quelli che sono gli stackholder, che è poi una delle cose più difficili, perché, poi, non è che lo siano tutti, o comunque ci siano degli stackholder che ci devono essere per forza. Sono gli stackholder in quel bacino idrografico, di quegli interessi e di quegli usi che sono in quel bacino. Ci sono tre momenti grossi, che durano almeno mesi, di consultazione, informazione che si hanno durante la redazione del piano. La partecipazione attiva è un processo formato da tre grossi ambiti, che sono l'informazione, la consultazione e il coinvolgimento attivo.
Da alcune indagini, e anche da un seminario che abbiamo fatto il 1 Dicembre scorso sull'informazione nei riguardi della partecipazione, è emersa tutta una serie di proposte, di conclusioni – che potete trovare sul sito del WWF – che sono la necessità di fare alcuni passaggi, tracci quello di dare un'informazione più dettagliata su chi si occupa di acqua, perché è emersa in modo molto forte la difficoltà, da parte dei comuni, delle associazioni di individuare quali sono i riferimenti legislativi, normativi e anche le istituzioni che se ne occupano; la necessità di creare una rete di collegamento fra gli stackholder; quella di creare una carta pubblica per la partecipazione, un forum permanente; poi, soprattutto, la richiesta al ministero per l'ambiente che avvii, coordini e garantisca la partecipazione ai vari livelli di pianificazione.
L'ultima cosa che mi preme dire è che, anche in alcune discussioni tra “quelli della Direttiva” è emersa la necessità, anche per cercare di aumentare la consapevolezza di tutti noi, di promuovere un appello per il recepimento e l'applicazione della Direttiva. L'appello lo troverete sul sito del WWF, probabilmente anche sul sito del Gruppo 193, è una piccola cosa, ma può servire per cercare in qualche modo di far vedere che già esiste un gruppo, un'opinione che vuole un governo dell'acqua che sia veramente integrato e utilizzi la partecipazione come uno strumento innovativo per garantire questo tipo di cose.