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| con la collaborazione del |
|
Saluto dell’assessore all’ambiente della
Provincia di Napoli
LUCA STAMATI
Colleghi amministratori, illustri ospiti, gentili invitate e
invitati.
Poco meno di tre mesi fa abbiamo presentato il secondo rapporto sullo stato
dell’ambiente nella Provincia di Napoli. Esso, dicevamo, rappresentava
l’adempimento di un impegno preso dalla nostra Amministrazione - in primo
luogo con i cittadini del nostro territorio e, più in generale, con l’opinione
pubblica e le istituzioni politiche- di far seguire regolarmente altri “
stati di avanzamento lavori” al primo rapporto presentato nel 2001 per
scandire, con la freddezza dei dati, il successo o il fallimento delle politiche
ambientali promosse dalla nostra Amministrazione.
Ho ricordato questo fatto perché il coinvolgimento attivo ed esplicito
della pubblica opinione e degli stakeholders nei processi di pianificazione
e di gestione è una delle principali innovazioni metodologiche introdotte
dalla Direttiva Europea Acque 2000/60.
Noi riteniamo che tale metodologia sia da estendersi a tutti i processi che
interessano l’ambiente ed il territorio essendo i problemi ambientali
comuni a tutti i cittadini a prescindere dal loro orientamento politico.
E’ mia opinione che, soprattutto nelle fasi politicamente più difficili come questa, scandita da rilevanti appuntamenti elettorali, debba essere comunque salvaguardato il principio della condivisione delle regole del gioco e, fuor di metafora, il profilo alto e la continuità dell’azione amministrativa delle Istituzioni.
Il confortante interesse della pubblica opinione che ha accolto quella ed altre nostre iniziative ci ha immediatamente motivato ad accogliere con favore la proposta del Gruppo 183 di farci promotori di questo convegno sul tema – quanto mai attuale – dell’interesse pubblico ed il governo dell’acqua.
Debbo dare atto alla Regione Campania ed ai quattro ATO regionali
di aver accolto sollecitamente ed in modo attivo la nostra proposta.
Sono convinto, pertanto, che questa iniziativa abbia intercettato un’esigenza
condivisa di confronto e messa a punto delle varie iniziative in atto. Diversamente
da altri periodi, non abbiamo di fronte un deserto da riempire di proposte,
Istituzioni inerti, problemi che marciscono nell’indifferenza dei cittadini
e dei pubblici poteri.
D’altra parte il tema dell’acqua è enfatizzato in tutti i
principali appuntamenti internazionali – da Kioto al Forum internazionale
di Firenze del marzo 2003 - come elemento strategico essenziale per la realizzazione
dello sviluppo sostenibile.
Questo concetto – quello di sviluppo sostenibile –
è una linea guida condivisa – almeno nelle dichiarazioni ufficiali
– da praticamente tutte le forze sociali e politiche.
In nessuna area del nostro paese, questo binomio – sviluppo e sostenibilità
– assume tanta rilevanza quanto in Provincia di Napoli.
Mi permetterete di richiamare qui un periodo della presentazione del primo rapporto
ambientale provinciale che ho precedentemente citato:
…In questa nostra Regione si concentra il 10 per cento della popolazione
italiana nel tre per cento del territorio del Paese.
I 92 Comuni della nostra Provincia racchiudono il 5 per cento della popolazione
italiana nello 0,3 per cento del territorio nazionale.
E quale territorio! Due grandi apparati vulcanici, suoli spesso infidi per dissesto
e sismicità…. Eppure, nello stesso tempo uno straordinario concentrato
di natura e storia, di cultura e vitalità.
Area in cui si manifestano enormi problemi e tensioni sociali, sottoposta come
poche agli effetti delle crisi internazionali in atto.
Naturalmente proiettata verso il Mediterraneo, front end dell’Europa
Continentale verso le sponde ed i porti del Nord e del Medioriente, Napoli ha
bisogno di una prospettiva di pace per realizzare lo sviluppo pieno che è
nel suo potenziale.
E’ interesse vitale per noi, per le nostre comunità, che il Mediterraneo
non diventi di nuovo il fronte avanzato di un conflitto tra popoli, civiltà,
religioni.
Sviluppo sostenibile e pace, quindi, come unica prospettiva positiva possibile
per i nostri territori.
Politiche territoriali e politiche di tutela ambientale trovano
in questo nesso le possibili direttrici di uno sviluppo che non implichi necessariamente
processi di crescita solo quantitativa che si traducono, inevitabilmente, in
consumo del territorio e delle risorse naturali tale da accrescere ulteriormente
le insostenibili pressioni sulle matrici ambientali che abbiamo documentato
nel nostro lavoro.
.E’ un confronto, culturale e politico, difficile ma di alto profilo,
tale da non poter essere ridotto a bega locale o a personalismi deteriori.
Scacciato da discutibili mode “ deregolative”, rapidamente travolte
dall’incalzare di crisi ricorrenti, riemerge il tema forte della necessità
della programmazione, dell’azione pubblica intesa come regolazione, orientamento,
stimolo e controllo.
Per quel che ci concerne crediamo che un indispensabile apporto debba pervenire
dalla compiuta elaborazione della Pianificazione Territoriale e di settore a
scala regionale – attualmente in corso – che sola può fornire
le indispensabili gerarchie e le necessari integrazioni della funzioni urbane
ed infrastrutturali sul nostro territorio, oltre a completare l’indispensabile
quadro di tutela per le risorse di pregio che costituiscono le componenti più
direttamente definibili “come ambientali”.
La dimensione regionale appare centrale anche sul piano delle
politiche
che concernono le risorse idriche sia in termini di uso che di tutela
Sul tema che interessa la qualità dell’acqua ed, in particolare
le acque marino costiere, le acque superficiali e quelle sotterranee, siamo
in presenza, nella nostra Regione, di impegnativi investimenti in particolare
sul ciclo fognario-depurativo condotti prevalentemente mediante l’utilizzo
istituzionale delle figure dei Commissari di Governo preposti, rispettivamente,
al risanamento del bacino del Sarno e agli interventi sul Bacino dei Regi Lagni
– Costa Vesuviana e Sorrentina.
Tali interventi sono concepiti per apportare un consistente miglioramento dell’attuale situazione, decisamente negativa i cui termini quantitativi e qualitativi, gentili invitati, potrete trovare nel recente rapporto sullo stato ambientale della Provincia che più volte ho richiamato e che non si differenziano in modo rilevante da quelli descritti due anni or sono.
Non è il caso di occultare, su questo punto, il dissenso
che abbiamo espresso - come Provincia di Napoli - sul ruolo che, nel nostro
territorio, assumono i poteri straordinari che intervengono sulle principali
materie ambientali.
Non si contesta, in verità, il ricorso allo strumento “ Commissariato
di Governo” su temi e territori limitati nel tempo e nell’estensione
e per affrontare specifiche ed acute situazioni.
Ma quando, come su praticamente tutte le più rilevanti materie ambientali,
l’istituto commissiariale permane per oltre dieci anni, esso difficilmente
può ancora essere considerato un elemento istituzionale solo straordinario.
Nel bacino del Sarno la dichiarazione di stato di crisi ambientale è
di 12 anni fa; il completamento del reticolo depurativo e degli impianti a cura
del Commissariato preposto è ancora da venire.
Intanto, anche per impulso della Provincia di Napoli, il locale ATO Sarnerse-vesuviano
si è costituito ed insediato, completando il ciclo delle sue attività
(ricognizione delle opere – piano degli interventi – scelte d’avvio
delle attività del gestore pubblico/privato) in meno di 5 anni.
D’altra parte, la stessa Unione Europea ha, nel recente rapporto di medio termine sull’uso dei fondi strutturali, espresso l’opinione che le gestioni straordinarie in atto debbano avere termine entro la fine del 2005, riaprendo, dunque, il tema dell’efficacia e della qualità di governo delle istituzioni locali meridionali come fattore cruciale dello sviluppo dei nostri territori.
Nel caso del ciclo delle acque e del ciclo dei rifiuti siamo
di fronte a sistemi complessi i cui input hanno origine a livello delle Comunità
Locali che, opportunamente le leggi di settore prevedono debbano organizzarsi
in Consorzi obbligatori (rispettivamente gli ATO per il ciclo delle acque, gli
ATOS in quelle dei rifiuti) per confluire – per i trattamenti finali -
in impianti di rilevanti dimensioni a complessità industriale.
Per funzionare correttamente tali impianti debbono, tuttavia, poter contare
- a monte - su sistemi territoriali efficienti ed organizzati che gestiscano
razionalmente gli input, ad esempio su reti fognarie comunali o su sistemi di
raccolta dei rifiuti ben strutturati e gestiti.
E’ illusorio pensare che le sole attività straordinarie in atto ( concentrate essenzialmente sulla realizzazione degli impianti finali) possano produrre decisivi miglioramenti in assenza di un pieno coinvolgimento - sia nei processi di pianificazione sia in quelli di organizzazione - degli Enti responsabili della gestione dei servizi a livello locale.
Per maggiore chiarezza mi permetto di osservare: Quando strutture
straordinarie avviano processi complessi, come gli affidamenti in project financing,
di realizzazione e gestione di sistemi di fondamentali opere del ciclo fognario
depurativo, destinate ad essere finanziate – in modo rilevante –
dai proventi delle gestioni ordinarie per periodi di decenni, non può
non cogliersi la pesante ipoteca che la loro azione pone sulle strutture ordinarie
realizzate a norma di legge per governare il ciclo idrico.
Di fatto viene imposta una scelta sulle modalità di gestione espropiando
una prerogativa che è propria degli ATO. Risulta pesantemente stravolto
il concetto di “piano d’ambito”, privato di una componente
essenziale per l’unitarietà del progetto, viene spezzato il filo
ispiratore della “ Galli” dell’unificazione del ciclo e della
tendenziale unità della gestione. Tutto questo per non considerare l’impatto
che tali scelte generano sulla questione della tariffa di ambito con componenti
della stessa sottratti alla vigilanza ed alla rinegoziazione periodicamente
previste nelle procedure ordinarie della 36/94.
Abbiamo visto, in campi analoghi, quali contenziosi possa generare l’ereditare
contratti stipulati in regime di strordinarietà.
Tutta l’esperienza del dopoterremoto sta a dimostrare che i poteri strordinari
passano ma i contenziosi amministrativi restano sulle spalle delle Istituzioni
ordinarie che non sono, ovviamente, a termine e rappresentano, in modo permanente
e democraticamente sottoposto a verifica, gli organi attraverso i quali l’interesse
pubblico si sostanzia e vive.
Occorre apprezzare i risultati che, in condizioni difficili,
i quattro ATO campani istituiti con la L.R. 14/97 hanno realizzato in questi
anni. La ricognizione delle opere e degli impianti è positivamente terminata
in tutti gli ATO, così come la predisposizione dei “ piani di Ambito”.
Come dicevo, nel caso dell’ATO Sarnese vesuviano ha avuto inizio anche
la gestione mediante un soggetto di impresa pubblico – privato.
Siamo, dunque, ad uno snodo delicato.
Ci permettiamo di sollecitare cautela e lungimiranza al governo regionale perché non prevalgano antiche tentazioni “ gestionali “ che, periodicamente, attraversano l’istituzione regionale e perché essa si concentri essenzialmente sui compiti e sui poteri di pianificazione indirizzo e controllo che solo la Regione può esercitare, a cominciare dai processi di razionalizzazione dei troppi attori che intervengono sui diversi usi - civili ed agricoli - delle risorse idriche sino all’urgente revisione dei piani di settore da troppo tempo non formalmente rivisitati, anche in vista della necessaria concertazione con le Regioni vicine per definire il quadro dei trasferimenti interregionali di risorse.
Riteniamo che sia possibile e necessario predisporre un percorso che, gradatamente ma certamente, ponga le premesse per il superamento degli istituti e degli interventi straordinari verso quel quadro istituzionale di ordinaria buona gestione richiestoci a livello europeo.
Ed allora, occorre, preliminarmente, rafforzare il sistema delle Autorità di Bacino istituite ai sensi della Legge 183/89 favorendo un processo di accorpamento che superi l’ormai datata distinzione tra AdB nazionali, interregionali e regionali per ricondurre l’intero tema della difesa del suolo e della programmazione e gestione delle risorse idriche verso la creazione del Distretto previsto dalla Direttiva Europea, puntando sul nuovo ruolo delle Regioni e degli strumenti di cooperazione tra le Regioni per la costruzione delle nuove strutture necessariamente non coincidenti con le tradizionali suddivisioni amministrative.
Occorre, infine, sostenere lo sforzo in atto di aggregazione e cooperazione degli Enti Locali garantendo le condizioni di continuità del buon lavoro sin qui realizzato per pervenire, celermente, al completamento del sistema di governo locale con l’avvio di gestioni efficaci, efficienti ed economiche sui principali settori ambientali.
La prospettiva europea ci aiuta a ben definire il complesso ed
impegnativo percorso che ci attende.
Il Quadro Comunitario di Sostegno 2000/2006 fissa criteri, scadenze e verifiche
per l’utilizzo delle consistenti risorse finanziarie comunitarie a disposizione
che, assieme a quelle di provenienza statale e regionale, devono essere finalizzate
alla realizzazione di programmi e progetti integrati di sviluppo sostenibile.
La revisione di metà periodo in atto ci permetterà di meglio concentrare
i nostri sforzi e le risorse disponibili perché l’obiettivo del
“ buono stato” delle acque e della disponibilità di risorse
necessarie ad uno sviluppo sostenibile sia conseguito anche in Campania.
La recente approvazione da parte della Giunta regionale della
Campania dello schema di Accordo di programma quadro “ ciclo integrato
delle acque” per l’attuazione dell’Intesa Istituzionale di
Programma costituisce un utile avvio di un più completo processo di riforma
da attivare per realizzare, anche nella nostra Regione, un moderno ed efficace
sistema di governo e gestione delle risorse idriche in linea con le indicazioni
europee ed in grado di portare, gradualmente, al superamento delle periodiche
situazioni di emergenza.
La Provincia di Napoli, anche attraverso la sua partecipazione istituzionale
alle attività di due ATO e di due Autorità di bacino regionali,
è parte integrante di questo impegnativo ma indispensabile percorso.