Regione Campania - Provincia di Napoli - ATO Ca 1 Calore
Irpino - ATO Ca 2 Napoli Volturno - ATO Ca 3 Sarnese Vesuviano - ATO Ca 4 Sele
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Prime riflessioni sul tema degli ATO e del piano di tutela delle acque in Campania
(Luciano Capobianco - SOGESID)
Sogesid: chi siamo
La Società – interamente controllata dal Ministero dell’Economia
e delle Finanze – rappresenta uno degli strumenti di supporto tecnico,
a favore delle Regioni e degli Enti locali del Mezzogiorno, per le politiche
di industrializzazione nel settore idrico, contribuendo all’attuazione
delle grandi riforme introdotte con la legge n. 36/94 e con il Decreto legislativo
n. 152/99.
Per quanto riguarda l’attuazione della legge “Galli”,
si segnala quanto riportato nel documento di accompagnamento alla Relazione
al Parlamento del Comitato per la Vigilanza sull’uso delle risorse idriche
del luglio 2003:
“… da segnalare l’impressionante avanzamento al Sud per
effetto (…) del supporto tecnico per la redazione delle ricognizioni e
dei piani d’ambito offerto dalla società del Tesoro Sogesid e soprattutto
l’incentivo derivante dall’accesso ai finanziamenti dell’Unione
Europea previsti dai Quadri Comunitari di Sostegno, accesso che era condizionato
al procedere della riforma. E’ un importante episodio su cui meditare:
con un efficace sistema di premi e penalità e con un adeguato supporto
tecnico” si possono rispettare le scadenze.
Da sottolineare anche il contributo fornito da Sogesid per la predisposizione di importanti documenti di pianificazione, coerenti con il percorso attuativo della Direttiva 2000/60:
- Piano di tutela delle acque
(attività in corso per Puglia e Calabria; in fase di avvio in Campania e Sicilia);
- Revisione e aggiornamento del Piano Regolatore Generale degli Acquedotti
(in fase di avvio in Campania,Sicilia e Abruzzo);
- Piano Stralcio di Bacino Regionale per le risorse idriche
(Sardegna).
Le finalità di carattere generale del Piano di Tutela delle Acque
Il Piano di Tutela delle Acque (P.T.A.), disciplinato dall’Art.44
del D.Lvo n.152/99, costituisce “piano stralcio” di settore
del Piano di bacino e pertanto, ai sensi dell’articolo 17 - comma 6-ter
della legge 18 maggio 1989 n.183, costituisce lo strumento conoscitivo,
normativo vincolante e tecnico operativo mediante il quale sono pianificate
e programmate le attività finalizzate alla conservazione, difesa e valorizzazione
delle risorse idriche.
Più in dettaglio il P.T.A. deve rappresentare lo strumento di pianificazione
territoriale a scala di bacino idrografico, per perseguire il raggiungimento
degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e la tutela
quali-quantitativa della risorsa attraverso un approccio integrato e multidisciplinare
fondato sulla :
- conoscenza delle problematiche ambientali e territoriali dell’area di riferimento;
- definizione di obiettivi quantificati da raggiungere in tempi prestabiliti;
- previsione degli interventi necessari al raggiungimento e mantenimento di tali obiettivi.
Contemporaneamente al raggiungimento degli obiettivi di qualità,
il PTA concorre a regolamentare l’uso della risorsa “acqua”,
contemperando la razionalizzazione dello sviluppo economico e sociale (fabbisogno)
ed il ciclo naturale dell’acqua (disponibilità).
Le attività previste dal D.Lvo 152/99, come modificato dal D.Lvo 258/2000,
volte alla redazione del “Piano di Tutela delle Acque”, rientrano
nel più ampio contesto della “Pianificazione di bacino” come
introdotta dalla L. 183/89.
D’altra parte la L. 152/99 nel recepire alcune direttive sul trattamento
delle acque anticipa molti contenuti della Direttiva Comunitaria 2000/60, così
che il Piano di Tutela sembra presentare sotto vari profili elementi comuni
al Piano di Gestione introdotto dalla Direttiva.
Va evidenziato inoltre che i Piani d’Ambito – che in conformità
alle previsioni della Legge Regionale sono stati sottoposti al preventivo parere
delle Autorità di Bacino preposte - sono stati redatti in un quadro
di riferimento caratterizzato dal mancato aggiornamento del Piano Regolatore
Generale degli Acquedotti e dall’assenza del Piano di Tutela delle Acque.
E’ evidente che tali Piani d’Ambito, redatti su scala
di ambito territoriale ottimale e quindi sub-regionale, costituiscono un significativo
contributo, relativo al segmento idropotabile, ai fini delle valutazioni nel
più ampio contesto degli studi nell’ambito delle attività
proprie dal P.T.A.
Infatti, il Piano di Tutela, in quanto stralcio del piano di Bacino:
- rappresenta lo strumento tecnico-normativo di sintesi dello stato di attuazione dei principali strumenti di pianificazione e programmazione su area vasta (Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali, Piani d’Ambito, Piani paesistici regionali, Piani dei parchi, ecc.);
- costituisce un tentativo di superare le difficoltà di coordinamento tra i vari strumenti di pianificazione in quanto rivolto ad una unità fisiografica costituita dal bacino idrografico dal relativo “sistema idrico integrato”.
Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Campania
La Regione Campania aveva già avviato, a partire dal 31.12.2000, accordi
di programma finalizzati al rilevamento dello stato qualitativo dei corpi
idrici significativi, in ordine a quanto disposto negli allegati tecnici
del suddetto Decreto Legislativo.
L’analisi dei dati finora acquisiti consente, in termini generali, di
concentrare l’attenzione su alcuni temi:
1 la capacità del Piano di Tutela di omogeneizzare i dati acquisiti e di restituire il risultato della loro analisi in modo organico ed oggettivamente applicabile;
2 lo stato qualitativo “scadente o pessimo” in cui riversano molti dei sottobacini individuati, in particolare:
- i bacini idrografici del bacino del Sarno (Sarno, Solofrana, Cavaiola e Rio Gragnano).
- i bacini idrografici del bacino Nord-Occidentale (Regi Lagni ed Alveo Camaldoli)
- i bacini idrografici del bacino Destra Sele (Tusciano, Picentino ed Irno);
3 la particolare attenzione che occorre volgere alla tutela della risorsa idrica, superficiale e sotterranea, in aree dotate di particolari valori naturalistici e/o paesaggistici o per particolari utilizzazione in atto (per esempio il caso del Fiume Capodifiume in Sinistra Sele);
4 La corretta definizione del “bilancio idrico” che in sè racchiude molteplici attività interdisciplinari, tra le quali si evidenziano:
• lo studio degli schemi acquedottistici di adduzione in termini di volumi trasferiti da un corpo idrico superficiale all’altro (prelievi da corsi d’acqua e scarichi in corpi ricettori);
• la valutazione delle potenzialità dei sistemi di captazione in termini di volumi trasferiti tra corpi idrico sotterranei e tra sotterranei e superficiali (prelievi da campo pozzi e scarichi in corpi ricettori superficiali);
• la corretta definizione degli apporti esterni alla Regione provenienti dal Lazio e dal Molise e del contributo fornito dalla Regione Campania alla Puglia.
•
Questo notevole sforzo pianificatorio che la Regione Campania ha deciso di intraprendere negli ultimi tempi, anche tramite l’ausilio della Sogesid, per adeguare i propri strumenti di programmazione è fondamentale ai fini della redazione del Piano di Tutela delle Acque che si sta apprestando ad elaborare contestualmente all’ aggiornamento del PRGA, alla definizione fasi preliminari degli accordi di programma ex art. 17 L. 36/94 e all’ analisi sulle possibilità di riutilizzo acque reflue.
In questo contesto, sono stati inquadrati con una logica unitaria
i principali aspetti inerenti la risorsa idrica con l’obiettivo di predisporre
una serie di documenti pianificatori volti ad un razionale utilizzo ed una corretta
tutela della risorsa idrica.
Sogesid su incarico della stessa Regione sta avviando il programma operativo
per la redazione del Piano di Tutela delle Acque articolato sinteticamente in
4 FASI:
•Conoscitiva, consistente nell’acquisizione, elaborazione ed analisi della documentazione esistente;
•Monitoraggio quali-quantitativo dei corpi idrici, attenuto mediante opportuni sistemi di controllo e rilevamento dei dati;
•Analisi, articolata in due sottofasi atte, rispettivamente, a definire le disponibilità idriche naturali e ad analizzare l’impatto esercitato dalle attività antropiche in termini di carichi inquinanti;
•Pianificazione, incentrata sulla definizione di scenari sostenibili in relazione agli obiettivi di qualità imposti.
Il Piano di Tutela delle Acque e la Legge Galli
Il raggiungimento degli obiettivi del P.T.A., ovvero il completamento delle FASI su elencate, presuppone il coinvolgimento di Enti e Istituzioni che a vario titolo operano ed hanno operato sul territorio Campano, tra i quali si segnalano:
• l’Autorità di Bacino Nazionale del Volturno e Liri – Garigliano;
• le Autorità di Bacino Interregionali del Fortore, Ofanto e Sele;
• le Autorità di Bacino Regionali Nord-Occidentale della Campania, Sarno, Destra Sele e Sinistra Sele (individuate ai sensi della L.R. n.8 del 07.02.1994 in attuazione della L.183/89);
• le Province di Napoli, Salerno, Avellino, Benevento e Caserta;
• gli Ambiti Territoriali Ottimali Calore – Irpino, Napoli – Volturno, Sarnese – Vesuviano e Sele (individuati ai sensi della L.R. n.14 del 27.05.1997 in attuazione della L. 36/94)
proseguendo con le Comunità Montane, i Consorzi di Bonifica, gli Enti Parco (regionali e nazionali), le Agenzie per l’Ambiente e le Strutture Commissariali.
Coerentemente con quanto esposto in precedenza, i Piani d’Ambito – nel definire i livelli di servizio da conseguire e le linee di intervento da realizzare nell’arco pluriennale – hanno previsto in particolare i seguenti principali obiettivi:
1 protezione e interventi di salvaguardia delle fonti idriche;
2 ottenere un più razionale utilizzo della risorsa disponibile attraverso il conseguimento di elevati livelli di efficienza nei sistemi di adduzione e distribuzione idrica (riduzione delle perdite dei sistemi acquedottistici, riordino e ammodernamento del sistema di adduzione, riefficientamento del servizio di distribuzione), nonché attraverso anche il riutilizzo delle acque reflue depurate;
3 ottenere il raggiungimento ed il mantenimento del livello qualitativo ”buono” dei corpi idrici ricettori (cfr. D.lg. 152/99), attraverso il collettamento degli scarichi e un efficiente sistema fognario e depurativo in grado di accogliere la totalità delle acque reflue prodotte e di restituirle – adeguatamente depurate – ai corpi idrici ricettori, garantendo anche il deflusso minimo vitale.
A tal fine sono previsti i seguenti obiettivi specifici:
• aumento della copertura del servizio fognario: completamento entro il 31/12/2005 della copertura del servizio fognario in tutti i nuclei urbanizzati con più di 2.000 abitanti equivalenti.
• aumento della copertura del servizio depurativo finalizzato ad estendere il servizio in modo da ricevere la totalità dei liquami raccolti in fognatura.
• adeguamento del livello di trattamento depurativo : il trattamento depurativo degli effluenti verrà effettuato per tutti gli impianti di depurazione adeguandolo ai limiti allo scarico imposti dal D.Lgs 152/99 e s.m.i. in funzione del corpo idrico ricettore o adeguandolo ai limiti previsti per il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura.
Nel contesto sopra delineato è necessario prevedere azioni per armonizzare i Piani d’Ambito con i contenuti dei Piani di Tutela aggiornati sulla base degli obiettivi e delle previsioni delle :
• Direttiva 2000/60, con particolare riferimento al recupero dei costi relativi ai servizi idrici e all’analisi economica;
• Direttiva 91/271,con particolare riferimento agli obblighi collegati alla classificazione delle aree sensibili;
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• Direttiva 91/676, con particolare attenzione alla redazione dei programmi di azione collegati alla designazione delle aree vulnerabili