Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente

Convegno:
L'attuazione della Direttiva Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una politica sostenibile dell'acqua in Italia

Milano, 17 ottobre 2003


Tavola rotonda:
Proposte e strategie per una politica sostenibile dell'acqua in Italia

Intervento di:

Ing. Ignazio Terranova , per Roberto Grappelli Segretario Generale Autorità di bacino del Tevere

Io intanto volevo portare il saluto del segretario generale che per impegni familiari purtroppo non ha potuto partecipare.

L'autorità di bacino del Tevere, cioè il bacino del Tevere, assieme al bacino del fiume Cecina, che si trova in Toscana, rappresentano i due bacini idrografici che sono stati determinati come bacini pilota, nel senso che su questi bacini va sperimentata una applicazione di quelle che sono le linee guida elaborate dai vari gruppi di lavoro in sede europea per verificarne la praticabilità ed eventualmente, laddove si riscontrano delle anomalie o delle situazioni che non si calano sufficientemente bene nella realtà su cui poi si va a operare, proporre evidentemente delle integrazioni o delle modifiche.

L'autorità di bacino del Tevere è stata nominata nel novembre 2002, come bacino pilota, le attività sono iniziative attorno a gennaio-febbraio di quest'anno. Un primo lavoro è stato quello, sentivo stamattina il problema del chi fare che cosa. La prima difficoltà è stata proprio quella di fare una ricognizione di tutte quelle amministrazioni ed enti che in qualche modo dovessero partecipare, assieme all'autorità di bacino, per la applicazione delle linee guida.

Il lavoro con il contributo di varie strutture, dall'Arpa, alle regioni, al Ministero dell'Ambiente, ed altri che compongono un proficuo elenco, abbiamo iniziato seguendo quelle che sono le indicazioni elaborate dai gruppi di lavoro in sede europea. La prima attività è stata quella di caratterizzare il bacino definendo quelli che sono i corpi idrici sia superficiali che sotterranei. Sono stati identificati circa, tenete presente che il bacino del Tevere ha una estensione di 17.500 kmq, quindi è un bacino nel panorama italiano non è il Po però non è neanche un bacino di ridotte dimensioni. Sono stati quindi individuati, in una prima classificazione, 160 aste fluviali. Per quanto riguarda le strutture sotterranee ne sono state individuate inizialmente 3: una struttura vulcanica, che è quella che praticamente circonda, è molto vicina a Roma; una struttura di tipo carbonatico, che è quella che si stende lungo gli Appennini abbracciando Umbria e Marche, e poi una struttura alluvionale che praticamente  ribatta l'asta principale del Tevere.

Successivamente si è tentato, perché  quello che dice la linea guida è che da una prima classificazione si deve passare a una tipizzazione delle varie aste fluviali, secondo due schemi di applicazione, uno schema molto semplice che distingue le aste in base all'altimetria, a parametri di carattere morfometrico; un secondo schema invece che già si addentra, invita un po' alla definizione dello stato di qualità, dello stato ecologico dell'asta fluviale, perché oltre a parametri morfologici tiene conto anche di parametri di carattere chimico-fisico e di carattere biologico, cioè tutte quelle misure che vengono fatte sui macro invertebrati (?) presenti nelle aste fluviali per definirne la diversità, definirne le caratteristiche.

Noi abbiamo scelto questo secondo metodo perché ci sembra quello più coerente anche con l'idea generale della direttiva, e abbiamo lasciato soltanto alle acque, c.d. acque di transizione ed acque costiere, la definizione, la classificazione in termini puramente morfometrici, così come indica la direttiva, cioè tenendo presente soltanto il grado di salinità e le variazioni di marea.

L'elemento successivo che è stato sviluppato è quello della individuazione come ubicazione e un primo tentativo anche di entità di quelle che sono le pressioni sul sistema, sul sistema superficiale, e successivamente si farà anche sul sistema sotterraneo che è molto più complesso. Associato alle pressioni anche una valutazione che presumibilmente potrà essere fatta soltanto tramite dei modelli di interpretazione, di quelle che sono le entità degli impatti, cioè pressioni come cause, impatti come effetto sul sistema delle acque.

Accanto a questo c'è un'ulteriore attività che è abbastanza delicata che è quella della definizione di quelli che sono i corpi idrici c.d. pesantemente modificati, cioè di quelle situazioni che presumibilmente non raggiungeranno lo stato di qualità buono così come si prefigge la direttiva, perché il sistema delle esigenze, quel complesso di situazioni economico-sociali non permettono di modificare con delle misure che possono dare dei risultati nell'arco temporale da qui al 2015, perché evidentemente si tratta di mettere in campo delle modificazioni strutturali al sistema.

Posso portare un esempio sul bacino del fiume Nera per esempio, che è il fiume che scende dall'Appennino umbro-marchigiano, che è quello che praticamente alimenta d'estate il Tevere fino a Roma, esistono qualcosa come una cinquantina di impianti medio piccoli, una volta gestiti dall'Enel adesso variamente compresi, alcuni sono stati ceduti, altri sono ancora in funzione, che evidentemente rendono […]

[…] che riteniamo modificato, leggermente modificato, significa evidentemente aprire una politica di completa ristrutturazione del sistema di gestione delle acque in questo sottobacino.

Un altro tema che è in corso di sviluppo è quello della definizione delle condizioni di riferimento, perché il percorso logico della direttiva è quello di, definiti quelli che sono i corpi idrici che caratterizzano il bacino, definiti i tipi, per ciascuno di questi tipi andare a valutare lo stato ecologico attuale e quello che è il corrispondente di una condizione di riferimento per quel tipo affinché, nel 2015, 2016, raggiunga lo stato ecologico buono. Questo evidentemente è tutto un percorso in itinere, dove si hanno confronti sia all'interno della struttura dell'autorità di bacino e degli enti che partecipano, ma anche evidentemente a livello europeo, con gli altri bacini pilota.

Poi un ultimo aspetto, che tra l'altro interesse l'istituto IEFE, perché è stata avviata una convenzione con l'IEFE di Milano, che è una analisi economica, cioè caratterizzare questo primo tentativo di applicazione della direttiva anche in termini economici. L'analisi economica dovrebbe in teoria coprire tre ambiti, quello attuale che è oggetto della convenzione che si sta svolgendo adesso, che riguarda la quantificazione, in termini di valore, di quello che è l'uso attuale dell'acqua. Questa è una attività piuttosto complessa, perché significa avere un archivio di tutte quante le concessioni che sono in atto, che sono attive, avere anche un'idea di quella che è la circolazione dell'acqua, cioè di dove viene captata e di dove viene scaricata, perché ovviamente lo scarico fa parte del ciclo economico dell'acqua. E gli altri due ambiti sono evidentemente quelli più propositivi: cioè andare a ridefinire quali sono in linea generale quelli che possono essere i costi economici del trasferimento  dallo stato ecologico attuale di un determinato tipo a quello buono previsto dalla direttiva.

Detto questo volevo soltanto fare alcune impressione che abbiamo ricavato in circa un anno su questa esperienza. Un'impressione è che le linee guida sviluppate in ambito europeo, hanno forse un taglio un po' nord-europeo, nel senso che per esempio il caso del bacino del Tevere, che è un bacino in cui il 70% della disponibilità idrica risiede in falde sotterranee, in strutture di una certa importanza, le linee guida che sviluppano i vari temi dovrebbero, noi perlomeno abbiamo dato molta importanza all'interazione tra acque superficiali e acque sotterranee.

Un secondo aspetto  - che poi sarà importante per la successiva fase di monitoraggio – è il problema dei dati. Io questa mattina ho sentito che ci sono pochi dati, c'è carenza di dati.  Ora questa non so se è una particolarità del bacino del Tevere, ma come autorità di bacino ci sono troppi dati, cioè nel senso che non c'è una organicità dei dati, cioè il problema dei dati è un problema che va progettato, il monitoraggio è un progetto di una certa rilevanza perché vanno progettati il tipo di dato che serve per la priorità di cui stiamo parlando, rubricazione di questi centri di rilevamento, che poi essendo puntuali devono essere in grado di essere rappresentativi di certe aree omogenee, e poi evidentemente il problema di chi rileva i dati.

Un'ultima osservazione, perché stiamo vivendo secondo me una situazione che ha un trend drammatico, almeno nell'ambito del Tevere, le regioni Umbria e Lazio ancora non hanno operato il trasferimento previsto dalla 112, cioè nel senso che è stato recepito però non è attuato, il trasferimento delle stazioni di misura pliometrica (?) e idrometrica che erano in capo al servizio idrografico compartimentale di Roma. In questo frattempo, a parte il fatto che poi non si capisce bene come potranno essere utilizzati dei dati di carattere pliometrico (?) e idrometrico che sono a scala regionale e non a scala idrografica, in questo frattempo stiamo vivendo un anno circa di mancanza di informazione idrologica. Informazione idrologica che nel passato è quella che praticamente  ha sostenuto tutto lo sviluppo in campo idraulico negli anni 50 e 60.



(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)