Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente
Convegno:
L'attuazione della Direttiva
Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una
politica sostenibile dell'acqua in Italia
Milano, 17 ottobre 2003
Gli aspetti relativi al settore agricolo e irriguo
Intervento di:
Nicola Stolfi , CREAA
Vorrei rispondere alla
domanda che ci faceva il moderatore, che coincide con il titolo della Sessione e
nella fattispecie: a che punto siamo con l'applicazione della Direttiva per quanto
riguarda il settore agricolo?
Ebbene, anche rifacendomi a quanto affermava Massarutto nella sua comunicazione,
la grande novità , foriera probabilmente di effetti profondissimi, è e sarà
l'applicazione del parametro "valutazione economica" nella assegnazione della
risorsa idrica al settore primario e, al suo interni, alle varie destinazioni produttive.
La prospettiva è, specialmente per un paese come l'Italia che ha il più alto
impiego idrico nel settore agricolo ( oltre il 60%), economicamente e socialmente molto delicata e impegnativa. Dunque diventa decisivo come il nostro paese applicherà le "condizioni al contorno" che la Direttiva contiene relativamente a questo argomento. Più precisamente come verrà interpretato l'aggettivo "adeguato" riferito al "… contributo al risparmio dei costi dei servizi idrici"; o, in maniera più incisiva, fino a dove il nostro Paese sfrutterà l'opportunità di "… tener contro delle ripercussioni sociali, ambientali ed economiche del recupero, nonché delle condizioni geografiche e climatiche delle regioni o delle regioni in questione"; o ancora, proprio in riferimento al settore agricolo, l'Italia utilizzerà la prerogativa degli Stati membri di non violare la Direttiva, qualora decida di non applicare le disposizioni per una determinata attività di impiego delle acque?
In ogni modo da una parte ci si deve augurare che l'imposizione del recupero
totale dei costi all'anno 2010 anche nel settore agricolo induca e imponga una
gestione dell'acqua irrigua più oculata e parsimoniosa, che comporterebbe di conseguenza recuperi quantitativi consistenti; dall'altra c'è il rischio che il recupero dei costi sia l'unica soluzione alla quale affidarsi per ottenere una razionalizzazione della distribuzione irrigua in Italia. Un intervento risolutore infatti non può essere che multisettoriale ed integrato: gestionale, tecnologico, manutentivo, agronomico, economico e sociale. Che sia ad esempio manutentivo ne è prova il fatto che secondo una vecchia indagine ufficiale ISTAT le perdite di acque nelle condotte erano nel 1975 dell'ordine del 20% e sono salite nel 1987 a quasi il 40%.
L'altra delicatissima questione da affrontare, a mio avviso, è come conciliare
il rispetto delle caratteristiche qualitative delle acque imposte dalla Direttiva
con l'assegnazione delle risorse idriche ai vari settori di impiego, in particolare
nei periodi di scarsità o addirittura di siccità. Tema questo già anticipato nelle
Legislazione Nazionale con l'introduzione nel decreto legislativo 152/99 del rispetto
del "deflusso minimo vitale" Questo problema diventa particolarmente acuto in
agricoltura, coincidendo in questo caso, nella stagione estiva, il minimo della
capacità di offerta idrica con il massimo della domanda per l'irrigazione.
A maggior ragione bisognerà organizzare un "sistema" di gestione della risorsa
idrica che garantisca i diversi usi e programmi l'offerta idrica in modo razionale nel tempo e nello spazio.
Già si è accennato, anche nella relazione introduttiva che, almeno sulla carta,
il nostro sistema nazionale partirebbe avvantaggiato in quanto, almeno sulla
carta, ai Consorzi di bonifica per statuto è attribuito uno specifico potere
impositivo per recuperare quanto è stato speso per la gestione irrigua, basandosi
sulla ripartizione di tale spesa tra tutti gli utenti in proporzione ai benefici conseguibili dall'irrigazione.
Sappiamo bene però che nella realtà il sistema di finanziamento dei Consorzi è
molto differenziato a livello nazionale e abbisogna, come convenuto all'interno
stesso dell'ANBI, di una profonda revisione e riorganizzazione.