Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente
Convegno:
L'attuazione della Direttiva
Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una
politica sostenibile dell'acqua in Italia
Milano, 17 ottobre 2003
Tavola rotonda:
Proposte e strategie per una politica sostenibile dell'acqua in Italia
Intervento di:
Riccardo RIFICI, Istituto Sviluppo Sostenibile Italia
Anch'io la ringrazio di questa
iniziativa perché sicuramente di livello molto importante ed è probabilmente la
prima a livello nazionale sul tema della direttiva quadro, perché fino adesso
non mi risulta ci sia stata fatta una riflessione su questo. Però mi sembrava
che forse questa fosse una sede più, tra virgolette, politica, per cui mi
permetto una prima valutazione di tipo politico. Io penso che la prima questione
che va, più che affrontata bisogna prenderne coscienza, che il problema
principale in Italia sulla questione delle acque è un problema di tipo
politico-culturale, cioè il problema delle acque in Italia non è fra i punti
dell'agenda politica dei governi. Io penso che un paese avanzato, se vogliamo
citare solo i primi cinque punti non in ordine di importanza, ci debba mettere,
per essere uno stato moderno, l'istruzione, il welfare probabilmente, la
questione della gestione di due risorse, che sono l'energia e l'acqua, poi non
so, la politica internazionale e la sicurezza interna. Queste sono le questioni
principali, quindi la politica deve preoccuparsi di questa cosa. Se noi pensiamo
alla questione banalmente finanziaria, se noi andassimo a chiedere a qualsiasi
cittadino se è disposto a tirar fuori dalle proprie tasche l'equivalente di
mezzo caffè al giorno per finanziare un sistema idrico efficiente, io credo,
forse mi sbaglio, che probabilmente risponderebbe di sì. Se questo accadesse la
cifra che viene fuori, che non è enorme, noi non saremmo in grado di spenderla,
il sistema Paese, se non ho fatto male i conti sono circa 7-8 miliardi di euro
l'anno, il sistema Paese italiano non è, secondo me, in grado di gestire questa
somma, perché le sue risorse industriali e tecnico-scientifiche sono state
probabilmente molto disorganizzate a questi fini in questi anni perché non si è
fatta una politica su questa risorsa. Per cui la prima cosa da fare è far sì che
i governi mettano adeguate risorse su un tema che è prioritario nella politica
in generale, non solo industriale ma in generale del paese, secondo bisogna
mettere in grado le strutture pubbliche, parlo di enti di ricerca, università,
l'amministrazione e le strutture industriali di utilizzare questi eventuali
soldi che arrivassero.
Secondo punto: anche io sono
d'accordo che non penso sia necessaria una legge quadro per recepire la
direttiva comunitaria, sicuramente credo che siano necessari alcuni regolamenti
attuativi, alcune normative tecniche integrative che peraltro io ho lavorato
sulla 152, quando fu fatta la 152 ci si rese conto che alcune cose per il
livello di approssimazione culturale che c'era in quel momento non eravamo in
grado di definirle, per cui erano state già indicate non so la questione dei
corpi idrici di riferimento, tutte queste cose, si era detto: guardate che da
qui ai prossimi anni bisogna farle. Quindi sostanzialmente bisogna mettere in
atto le azioni per farle. Quindi non ci vuole una legge quadro o altre cose,
bisogna cominciare a mettersi nella logica di questo. Non mi sembra che nella
comunitaria, cioè la legge che di solito viene fatta una volta l'anno per
recepire direttive comunitarie ci sia indicata la direttiva quadro, non vorrei
sbagliarmi.
Terza cosa: sicuramente tra le
questioni prioritarie c'è quella del sistema conoscitivo, non tanto perché i
dati mancano ma perché i dati o sono di qualità o è come se non ci fossero,
quindi il sistema conoscitivo deve diventare un sistema conoscitivo di qualità.
Per alcuni casi i dati proprio mancano, perché, per quanto riguarda il tema del
bilancio idrico probabilmente noi siamo ancora con dati molto vecchi, io ricordo
una pubblicazione del CNR che mi sembra fosse del 99, che mi sembra partisse
proprio da questa affermazione: il sistema conoscitivo in Italia è a livello
basso. Quindi per mettere a punto il sistema conoscitivo non ci vuole una legge,
ci vogliono delle azioni.
Il tema proprio cardine poi è
quello del bilancio idrico di bacino e dell'integrazione quali-quantitativa per
arrivare ad obiettivi di qualità. Forse da questo punto di vista la legge
italiana è anche forse un passo avanti, perché da questo punto di vista la
direttiva quadro si è occupata poco
o nulla delle acque sotterranee, mentre noi ce ne siamo occupati un po' di più.
Quarto punto, è un punto più
politico che però non si può affrontare né demagogicamente né far finta che non
ci sia: uno dei principi cardine della legge 36 è la separazione dei compiti fra
chi gestisce e chi governa. Questo principio è assolutamente condivisibile, però
bisogna mettere in grado chi dirige di farlo seriamente, cioè le scelte
strategiche devono essere seriamente in mano alle autorità pubbliche, ma non
solo i livelli di governo, cioè deve essere garantita anche, come del resto è un
punto della direttiva comunitaria, il livello di partecipazione, di
compartecipazione a queste scelte strategiche. E quindi forse fra le cose da
fare, come regolamenti attuativi, è trovare le forme migliori per garantire
questa partecipazione alle scelte strategiche.
Per farla sempre molto
schematica, anche qui banalizzando io penso che sul sistema, qui c'è stato,
forse non in questo ambito ma in genere nel paese, un dibattito su pubblico e
privato, che però è stato fatto in maniera banale e in maniera schematica. Io
penso che vada superata questa banalità e questo schematismo, soprattutto va
fatto attraverso il superamento di dogmatismi. Cosa voglio dire? A me piace
stirare la camicia, e la stiro anche bene, mio fratello invece non è capace, per
cui io me la stiro da me, e non vedo perché devo mettere in gara chi mi stira la
mia camicia, mio fratello che non è capace, o non vuole, non ha voglia, se la
vuol far stirare da qualcun altro, e questo allora deve mettere in gara fra i
soggetti che stirano le camice lo stiramento della sua camicia, e deve farlo
arrivando a garantirsi che sia fatto bene, che sia fatto come vuole lui, quindi
la convenzioni devono essere fatte bene, ecc. ecc., magari deve anche consultare
la famiglia per sapere se quella spesa fatta in quel modo è una spesa
accettabile per la famiglia e così via. Quindi la partecipazione ecc.
ecc.
Questa cosa che sembra una
banalità in realtà fino adesso non è stata affrontata perché ci sono stati
dogmatismi opposti.
L'ultima cosa, e
chiudo, è quella che è stata affrontata molto nel dibattito anche di questa
mattina, che però è quella che obiettivamente ha bisogno di seri interventi,
quella del sistema economico. Il sistema economico della gestione delle acque,
anche per le cose che sono state dette stamattina, è un sistema che
probabilmente così come è adesso non funziona, vuoi perché è un sistema
economico che non invoglia a utilizzare in maniera razionale la risorsa idrica,
vuoi perché forse è un sistema di economia che non si può neanche chiamare tale,
perché da un lato non ne fa un elemento strutturale del sistema produttivo
italiano ma ne fa soltanto un elemento di sussidio nascosto, cioè
sostanzialmente l'acqua, il sistema produttivo italiano agricolo e industriale è
un sistema di sussidio nascosto. Se invece fosse legato alla … del sistema
produttivo si farebbero tutte le azioni tecnico-scientifiche ed economiche per
valorizzare l'uso razionale della risorsa, e questo servirebbe a valorizzare il risparmio, la risorsa,
ma anche a valorizzare l'efficienza dell'attività produttiva a questo connesso.
Cioè il sistema produttivo italiano, se deve andare a
competere con altri, con il sistema nordico, che su queste cose ha fatto delle
scelte precise, deve fare delle scelte di tipo tecnico sull'innovazione
tecnologica che riguardano l'utilizzo delle risorse ma che automaticamente
riguardano la qualità dei prodotti. Credo che questo, non ne sono certissimo ma
credo che questo valga anche per il sistema agricolo e quindi va fatta una serie
di riflessioni su questo. Sicuramente attualmente, sia i sistemi tariffari che
ci sono, sia il c.d. metodo normalizzato, secondo me non rispondono affatto a
questo criterio.
L'ultimissima cosa e ho davvero
chiuso, io penso che sostanzialmente bisognerebbe anche pensare, riguarda sempre
il sistema economico, a come ripensare alla fiscalità per fare entrare in
maniera seria il concetto di chi inquina paga in questa cosa. Adesso faccio
degli esempi banali, però è evidente che un chilo di solvente clorurato costerà
10 mila lire, non lo so quanto costa, però per tirar via un chilo di solvente
clorurato da una falda idrica bisognerà spendere 300 milioni e non è possibile
che questi costi non siano mai internalizzati. Quindi il sistema fiscale deve cominciare a pensare a
questa cosa, magari appunto pensando a come penalizzare proprio dal punto di
vista fiscale determinati usi impropri, e come però recuperare queste risorse
economiche non nella fiscalità generale per utilizzarle per pagare chissà che
cosa, ma per fare questi interventi.
L'unico cosa politica che c'è da
fare, ed è da fare con una legge, è la questione risolvere il tema rapporto
autorità di bacino, che è il tema essenziale, e le regioni.
(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)