Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente

Convegno:
L'attuazione della Direttiva Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una politica sostenibile dell'acqua in Italia

Milano, 17 ottobre 2003


Tavola rotonda:
Proposte e strategie per una politica sostenibile dell'acqua in Italia

Intervento di:

Michele PRESBITERO, Segretario Generale dell'Autorità di Bacino del Po

Buongiorno. Non so quanti di voi vorrebbero essere nei miei panni. Io sono stato molto attento a questi interventi, la risposta emotiva che ne ho avuta è stata quella di un po' di frustrazione, un po' di ottimismo, un po' di realismo, un po' di noia, però alla fine mi sono detto: cosa risponderesti a questa domanda del coordinatore, cosa bisogna fare? Alla fine mi è arrivata alla mente una risposta semplicissima: bisogna crederci. Se noi partiamo da questo presupposto, e ci sforziamo di credere che forse riusciremmo ad assolvere a questo compito, avremo comunque almeno messo i presupposti per cominciare a lavorare bene.

Io sono un ottimista di natura, credo nei rapporti umani, credo nelle potenzialità e nell'esperienza. Io credo che una buona organizzazione di lavoro possa far fronte alle necessità di tutti. Ho sentito una cosa molto interessante, in effetti io condivido moltissimo quello che ha detto il professor Passino sul briefing delle istituzioni, cioè bisogna che al di là di questi convegni, che devono essere comunicativi, che devono essere pronti a recepire idee e proposta, possa anche essere condotto un briefing istituzionale serio, con la presenza di decisori, con la presenza di direttori generali che facciano le proposte adeguate e con chi poi normalmente ha rapporti con l'utenza.

E ' inutile parlare di politiche quando prima non abbiamo almeno verificato sul campo come queste politiche potrebbero essere giudicate, come potrebbero essere fruite, perché qui si tratta di fruibilità in fin dei conti. La concretezza delle azioni è il risultato di una attenta programmazione, è il risultato di una attenta sperimentazione, e vogliamo Dio santo cominciare a farla?! La stessa direttiva dice che sono previste azioni propedeutiche, va bene iniziamole, vediamo cosa abbiamo a disposizione, vediamo di mettere insieme tutti questi milioni di dati o di metterli in fila, e soprattutto validarli, perché se no perderemo tempo nel capire, nella confusione di ciò che abbiamo prodotto tutti insieme, possiamo estrarre dei riferimenti e dei parametri validi.

Io dico che, e penso che la polverizzazione delle competenze siano una cosa deleteria, diciamo che molti sono favorevoli a una autorità distrettuale che possa portare avanti questo discorso comune, non che debba comandare, ma che sia attenta affinché i programmi condivisi perché i programmi vanno condivisi con chi il territorio lo vive, con chi il territorio lo calpesta. Questo è un assunto ormai che non dovrebbe essere dimenticato da nessuno. Allora perché decidere prima e dire "sono nel giusto" prima di aver fatto delle verifiche concrete su chi quel giusto lo deve condividere. E' chiaro che la mia impressione è che l'acqua vada verso una materia prima, un bene primario, detterà condizioni economiche importanti, è su questa base che dobbiamo anche costruire le politiche relative all'acqua, alla gestione dell'acqua. Siamo partiti dalla 319, siamo partiti dal risanamento dei siti, dalla tutela, adesso siamo alla gestione. Io ho visitato ultimamente, insieme ad amministratori pubblici, gli Stati Uniti d'America, sono tornato da pochi giorni e ho voluto io promuovere questa visita proprio per renderci conto, non perché gli Stati Uniti rappresentino l'eccelso, il parametro più alto, le condizioni a cui tutti fare riferimento per esperienza. No, ma per aprire un canale di scambio, di esperienze, di idee, di atteggiamenti, di contributi per la formazione delle nuove norme. Con me c'erano alcuni assessori regionali, direttori generali delle regioni, esponenti della ricerca, tutti pubblici, non c'era nessun altro al di fuori di rappresentanti pubblici, c'era chi si trova, autorità di bacino nazionali, di livello nazionali, con i suoi segretari presenti; c'era chi aveva il compito della ricerca, chi aveva il compito della sperimentazione e chi aveva il compito della proposta e chi aveva il compito di attuare e di fornire la norma, il cerchio era chiuso. Questo ha fatto grande impressione negli Stati Uniti perché ha visto  un gruppo che partiva dalla base e ritornava a chi la norma poi la deve fare, la deve approvare. Questo è stato molto interessante. Vi dico solo in due parole, hanno dei problemi gravissimi con le acque, non abbiamo granché da imparare dagli Stati Uniti, siamo anzi – nel termine della ricerca e dei concetti d'approccio, alla pari, in qualche cosa avanti noi, qualche cosa indietro noi, però ho constatato una cosa: lì hanno una organizzazione formidabile, hanno un governo, statale e federale, pronto a recepire immediatamente ciò che le richieste dal basso provocano, hanno una enormità di finanziamenti. Pensate che nelle zone dell'ovest, dove c'è un unico grande fiume che serve otto Stati, ed è il Colorado, hanno fatto un canale che porta le acque del Colorado fino nel profondo sud dell'Arizona, per 4 miliardi di dollari, e lì nessuno può costruire una casa se prima non ha almeno una prospettiva di quanta acqua consumerà, e se potrà farlo, non importa avere i soldi per costruire o i piani regolatori che possono prevedere la costruzione, se non ci sono questi servizi non si fa niente. Dunque è come dire in Svizzera che chi costruisce una casa deve prevedere i posteggi, perché se non ci sono i posteggi non si parcheggia la macchina in strada. Ma per dire che loro hanno guardato avanti, molto avanti, han cominciato 30 anni fa, e su questo, pur avendo cominciato 30 anni fa, hanno trovato dei gravi momenti di crisi nell'inquinamento delle acque, hanno le acque assolutamente, completamente inquinate, sono inquinate in un modo incredibile: presenza di antibiotici, presenza di ormoni, presenza di pesticidi, poche aree depurative, e loro dicono "adesso abbiamo messo 10 mila persone nei nostri uffici pubblici a pensare a questo problema". In effetti io penso che con uno sforzo comune si possa provare propedeuticamente a trovare anche un sottobacino dove cominciare ad applicare e vedere se esiste, un sottobacino per esempio del Po che abbia già fatto una esperienza anche ventennale nel campo della pianificazione territoriale, nel campo della gestione delle sue risorse e della protezione del suo ambiente. Il Ticino, mi piacerebbe molto cominciare una sperimentazione di applicazione della direttiva nella zona del fiume Ticino. Io l'ho visto nascere nel 1974, Achille Cutrera è stato ancora, e mi diceva prima di andare via, che è ancora innamorato di questo consorzio, di ciò che ha fatto, di ciò che potenzialmente può fare, ebbene io penso che valuterò, insieme a quelli che saranno interessati, questo progetto di vedere come in un ambito che abbia già una esperienza territoriale elevata possa trovare applicazione e sperimentazione parte della direttiva.

Finisco subito dicendo che quest'estate l'esperienza e il metodo è stato soprattutto quello di trovare una gestione comune per il problema della siccità. Eravamo al punto in cui se non pioveva non pioveva e dunque non si vedevano alternative. Avevamo però, io avevo fatto una piccola esplorazione e considerato che i bacini di trattenuta montani avevano una potenzialità di un miliardo e 700 milioni di metri cubi. Eravamo a un basso grado di portata di livello nel fiume Po, i gestori dei laghi e delle traverse che regolano i grandi laghi alpini, lombardi, avevano delle soglie di riferimento, se non avessero avuto queste soglie non avremmo potuto fare niente. Il grande contributo dei consorzi di bonifica dell'ANBI si sono dimostrati pronti a razionalizzare la distribuzione della risorsa, le regioni in particolare si sono dimostrate molto disponibili a partecipare a questa azione comune, abbiamo comunque le Arpa regionali, i dati, abbiamo messo in piedi, come diceva prima l'ing. De Bernardinis, che è venuta fuori una consapevolezza comune di voler risolvere questo problema senza ricorrere a una emergenza, perché anche io pensavo siamo abbastanza maturi per dimostrarlo, tutti lo hanno condiviso, ci sono voluti tre giorni e l'ultimo giorno 14 ore di fila, però alla fine abbiamo firmato un protocollo che ci ha dato grande soddisfazione per il quale non si portava nocumento alla perdita di risorsa idrica nei bacini montani, c'erano i gestori dei bacini e c'era il gestore nazionale della trasmissione elettrica della rete che faceva i controlli, avevamo l'Arpa, avevamo tutti i dati che ora per ora ci arrivavano. Da questo punto di vista abbiamo potuto fare una proiezione, mantenere lo status quo, fare in modo che non si abbassasse al punto che mancasse la produzione termoelettrica, e qui anche la regione Veneto ha dato una grande mano per una deroga sulla portata del Po, e altre regioni hanno dato il proprio contributo. Il fatto di evitare che i laghi si abbassassero al punto in piena stagione turistica in modo che non ci potesse essere navigazione, che non ci potesse essere attracco, che non potessero essere sviluppate quelle azioni turistiche che voi sapete o di balneazione che una caduta del livello idrometrico dell'acqua avrebbe provocato. I consorzi di bonifica, che dovevano comunque concedere un'irrigazione in un momento molto critico di raccolta del mais, come mangime, e di altre che è a fine luglio. E dunque una consapevolezza della necessità di avere almeno il 60% del concesso delle acque di irrigazione, questo è stato un impegno.

Alla fine abbiamo avuto la produzione di energia elettrica che non si è interrotta, fortunatamente; i raccolti son potuti venire; l'irrigazione sui laghi, i bacini dei grandi laghi non si sono abbassati oltre il limite minimo, e alla fine abbiamo superato questa impasse.

Allora al di là del risultato tecnico, mantenendo e facendo risalire di poco il livello del Po, però abbiamo dato una dimostrazione di maturità insieme, in un grande bacino di 74 kmq, con 20 e più istituzioni, o 20 persone che rappresentavano, o 30 non mi ricordo, tutti concordi a firmare un piano e a rispettarlo, e anche a sopportarne il controllo, perché il controllo era fatto costantemente.

Scusate se mi sono dilungato ma adesso siamo già in condizioni di dire "ci troveremo a febbraio" per eventualmente mettere le mani avanti per una possibile futura altra emergenza, ma non solo: al contrario, oltre alla siccità, previsto dal punto e) dell'articolo 1 della direttiva che parla di siccità e di alluvioni, potremmo usare lo stesso meccanismo al contrario per cercare di trovare un aumento del tempo di corribazione, che è quello che porta l'acqua dal monte al Po, per cercare di laminare un po' nei grandi laghi, sapere quali sono le soglie, e dunque anche qui è un lavoro che mi riprometto, con la protezione civile, di mettere a punto e sarà sicuramente almeno un contributo per l'applicazione di questa direttiva. Io, ripeto, sono ottimista, chiudo con un po' di ottimismo e mi auguro buon lavoro come a tutti voi.



(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)