Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente
Convegno:
L'attuazione della Direttiva
Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una
politica sostenibile dell'acqua in Italia
Milano, 17 ottobre 2003
La Direttiva 2000/60: verso una politica sostenibile dell'acqua
Intervento di:
Guido Premazzi , JRC Istituto Ambiente e Sostenibiltà, Commissione Europea
Buongiorno a tutti.
Innanzitutto volevo ringraziare gli organizzatori per l'opportunità che ci hanno
offerto di essere qui e illustrare brevemente i contenuti essenziali della nuova
direttiva quadro sulle acque. Quindi raccogliendo l'invito del nostro chairman
cerco di non dilungarmi troppo.
La mia presentazione
tocca sostanzialmente tre punti. Un primo punto che riguarda come si è evoluta
la normativa comunitaria sulle acque dal trattato di Roma del '57; il secondo
punto è dare un breve excursus delle principali caratteristiche e delle
strategie che si stanno attuando a livello comunitario per quanto riguarda
l'attuazione della direttiva quadro per poi toccare brevemente le
conclusioni.
Si possono
distinguere nell'evoluzione della normativa sulle acque, la Comunità Europea
prima e la Commissione poi, con il
Parlamento Europeo, hanno prodotto una notevole mole di testi legislativi, si
possono distinguere sostanzialmente tre fasi:
una prima fase che
fa riferimento agli anni 70, in cui sono state pubblicate tutta una serie di
direttive, quella sulle acque superficiali destinate alla produzione di acqua
potabile, acque per la balneazione, la famosa direttiva 76/464 sulle sostanze
pericolose per passare poi alla vita dei pesci e così via. Queste adottavano
sostanzialmente due principi: o il principio di fissare dei limiti alle
emissioni rigidi, per esempio la direttiva sulle sostanze pericolose, oppure il
principio di definire degli obiettivi di qualità
ambientale.
Una seconda fase si
può fare riferimento ai primi anni '90, qui ho cercato di riassumere
sostanzialmente quelle più importanti: la direttiva sul trattamento delle acque
reflue urbane, la direttiva nitrati, anche questa è basata sul principio di
fissare degli obiettivi rigidi alle emissioni. Ed una terza fase, che prende
l'avvio nella seconda metà degli anni '90, con quella del settembre del 96, la
direttiva per la prevenzione controlli inquinamento, per arrivare al 2000 con la
pubblicazione della nuova direttiva quadro sulle acque che, a differenza di
tutte le altre direttive che l'hanno preceduta, usa l'approccio combinato, cioè
usa i due principi di fissare degli obiettivi di qualità, oppure dei limiti
rigidi alle emissioni, vengono utilizzati contemporaneamente e mutuamente si
rinforzano, per arrivare a quella che è, nell'ambito dell'articolo 17 della
direttiva quadro, questa nuova proposta sulle acque sotterranee, che è stata
presentata dalla commissione alla fine del mese scorso. Quindi in sostanza si
arriva al dicembre del 2000, in cui viene pubblicata sulla Gazzetta la nuova
direttiva quadro che ha avuto un iter abbastanza lungo, lo si può riferire
praticamente a tutti gli anni '90, questa origina sostanzialmente dall'invito
che fecero i 12, di allora, ministri dell'ambiente alla conferenza di
Francoforte in cui invitarono la commissione e il consiglio a proporre un quadro
istituzionale complessivo che potesse integrare non solo le politiche
ambientali, ma ambientare le politiche ambientali con tutte le altre
politiche.
Questa, come tutti
ormai sapete, è stata pubblicata il 22 dicembre del 2000 in Gazzetta. In questa
direttiva si riflettono sostanzialmente tutti i principi guida che hanno proprio
guidato la commissione sulle acque. E qui ne ho elencati solo sei, quelli più
importanti, con l'elevato livello di protezione, l'azione preventiva, e più
importante è l'integrazione della protezione ambientale con le altre politiche
comunitarie.
Quali sono le
finalità della direttiva quadro? Proteggere e migliorare la qualità degli
ecosistemi acquatici, qui viene riflesso quello che è stato, secondo me, molto
bene riassunto nel documento preparatorio che è stato preparato dagli
organizzatori, qui con questa distinzione si fa sostanzialmente riferimento alla sostenibilità ecologica. Con il
secondo punto: "promuovere un uomo … sulla gestione dell'acqua a lungo termine",
anche qui si può riprendere il concetto di sostenibilità economica. Un altro
aspetto è quello della riduzione dell'eliminazione dell'inquinamento delle
sostanze pericolose prioritarie. Con questo punto "garantire la disponibilità di
una giusta quantità di acqua" si fa riferimento a quello che sempre nel
documento che è stato preparato, che credo sia stato distribuito, si fa
riferimento in sostanza alla sostenibilità, quella che viene definita
sostenibilità etico-sociale. Per finire con questo scopo di contribuire a
mitigare gli effetti delle inondazioni e delle
siccità.
Qual è in sostanza l'obiettivo finale della
direttiva? Quello che è ben detto all'articolo 4, che è l'obiettivo ambientale
della direttiva, che è il raggiungimento di un buono stato, per quanto riguarda
le acque superficiali e le acque sotterranee, entro il 2015. Quali sono i tipi
di acqua che vengono considerati della Direttiva? Sostanzialmente tutte le
acque: le acque superficiali, le acque sotterranee, le acque di transizione e le
acque costiere. Io vado abbastanza veloce perché queste sono cose che sono
abbastanza note. In questa slide ho voluto riassumere quali sono le principali
caratteristiche della direttiva. Il primo punto è un punto importante che è
quello della gestione dell'acqua, della risorsa idrica, scala di bacino, non più
per unità amministrativa. Questa è la grande novità introdotta dalla
Direttiva.
Il secondo punto è
quello che ho detto precedentemente, questo uso combinato dell'approccio o per
obiettivi di qualità ambientale o per limiti alle emissioni.
Integrazione.
Integrazione è una parola chiave per quanto riguarda la direttiva quadro,
l'integrazione di tutti gli usi e funzioni dell'acqua, il che vuol dire che sono
considerati tutti gli usi dell'acqua, l'acqua intesa come patrimonio dell'uomo,
conservazione-tutela dell'acqua per il … acquatico, per l'ambiente naturale;
l'uso dell'acqua per scopi idropotabili; l'uso dell'acqua a scopo ricreativo e
così via.
Un altro aspetto
importante, che per la prima volta viene fatta menzione specifica per quanto
riguarda anche gli aspetti economici, io qui non mi soffermo perché nelle
sessioni che verranno dopo ci saranno esperti ben più qualificati del
sottoscritto che tratterranno dell'argomento. Per quanto riguarda il principio
della sussidarietà e della semplificazione, anche questo è un aspetto importante
perché questa direttiva mira a semplificare il corpo legislativo dell'Unione.
Poi un ultimo
aspetto importante di questa direttiva è la c.d. integrazione della società
civile, nel senso nel processo decisionale devono essere coinvolti anche gli
stake holder e l'opinione pubblica.
Per quanto riguarda
la gestione della risorsa idrica a livello di bacino, un primo tentativo che è
stato fatto dai servizi della commissione è stato quello di individuare quali
sono i principali bacini fluviali in Europa. Sono circa, se non ricordo male,
135 e la gestione deve essere fatta per queste unità. Per quanto riguarda il
discorso della semplificazione, questa direttiva è una direttiva quadro che in
sostanza prevede l'abrogazione di un certo numero di direttive entro il 2007 ed
entro il 2013 che però gestisce e fa propri anche gli obiettivi che si pongono
altre direttive importanti, quali ad esempio la direttiva sulle acque potabili,
la direttiva sulle acque di balneazione, la famosa direttiva sul trattamento
delle acque reflue urbane, la 271, quella sulle sorgenti diffuse e quella sulla
protezione e la prevenzione dell'inquinamento, degli scarichi industriali, ed
altre misure che sono correlate con la direttiva.
Quindi questo è, per
quanto riguarda il discorso della semplificazione del corpo legislativo, ci sarà
in sostanza questa direttiva che riprende un po' tutte queste altre direttive
che rimarranno.
Due considerazioni
sul calendario di attuazione. E' molto ambizioso, con tempi molto stretti,
dicembre 2003 la prima scadenza, recepimento nelle legislazioni nazionali dei
paesi membri; identificazione dei distretti idrografici; l'anno prossimo
individuazione delle pressioni impatti e usi; programma di monitoraggio, devono
essere operativi nel 2006. Sempre nel 2006 bisogna iniziare la consultazione
pubblica per quanto riguarda i piani di gestione dei bacini idrografici, che
dovranno essere predisposti entro il 2009. Nel 2010 dovranno essere introdotte
le politiche dei prezzi; fino a raggiungere, questo è l'obiettivo ultimo, 2015
raggiungimento dell'obiettivo ambientale. Sei anni dopo c'era una prima
revisione dei piani di bacino e nel 2027 la seconda revisione. Quindi come
vedete qui ce n'è per tutti.
Tutto ciò comporta
una serie di sfide, sfide scientifiche. Abbiamo detto che l'articolo 4 della
Direttiva prevede il raggiungimento nell'Unione entro il 2015 del buono stato
dell'acqua, e questo comporta tutta una serie di domande, come soddisfare per
esempio gli obiettivi ambientali assicurando una applicazione coerente
nell'Unione Europea nei 15, ma anche nei 10 che verranno dall'anno prossimo;
come definire la buona qualità ecologica; come definire in un funzionamento
sostenibile degli eco-sistemi acquatici, ed infine una cosa molto importante:
come assicurare la comparabilità delle classificazioni e dello stato ecologico e
del monitoraggio nell'Unione Europea. Ciò comporta però non solo delle sfide
scientifiche ma anche altri tipi di sfide, per esempio obiettivi in funzione dei
tempi previsti, abbiamo visto che
il timing dell'implementazione … è molto stretto; c'è la possibilità di avere
una erronea applicazione della direttiva, dovuta alla complessità delle misure
tecniche richieste, non dimenticate che su 72 pagine di testo ben 45 sono di
annessi tecnici. Quindi è una cosa molto complessa. C'è poi il problema dei
bacini idrografici internazionali, e poi la questione delle amministrazioni.
Tutto ciò ha richiesto la definizione di una strategia condivisa di attuazione,
che venne definita nel maggio del 2001 dalla Commissione con i Paesi dell'Unione
più la Norvegia, e venne definita questa strategia. Si possono identificare tre
fasi in questa strategia: nella prima fase sono stati preparati dei documenti
guida, nella seconda fase verranno validati questi documenti guida nei bacini
pilota, e nella terza fase verrà predisposto un manuale per la gestione
integrata nei bacini idrografici.
Cosa è stato fatto
nella fase 1? Sono stati finalizzati tutta una serie di documenti, sono stati
predisposti un network di bacini pilota, e poi è stato definito anche un network
di esperti europei. Per quanto riguarda i bacini pilota, questi sono quelli che
sono stati identificati, proposti dagli Stati membri, per quanto riguarda
l'Italia sono stati identificati due bacini, il Tevere e il Cecina. Ciò però non
basta perché è stata individuata anche una successiva organizzazione che vale
per quest'anno e l'anno prossimo, invece che avere 10 working-group ce ne
saranno solo 4, che si avvarranno dell'input di esperti e anche dell'input di
stakeholder che dovranno riferire poi al Comitato 21 della
Direttiva.
Per quanto riguarda
due considerazioni finali, ci sono due aspetti che io non voglio trattare perché
saranno trattati più diffusamente in una sessione che verrà dopo, ma ci sono due
cose importanti, che fanno riferimento alla definizione normativa e della
classificazione dello stato ecologico. La direttiva prevede tutta una serie di
definizioni basate su dei criteri narrativi che portano ad una classificazione
nelle famose 5 classi. Il border line, il limite tra la classe buona e la classe
sufficiente è fondamentale, perché se un corpo idrico è classificato meno che
buono richiedono delle misure di intervento; se è classificato al di sopra dello
stato moderato, sufficiente, non succede nulla. La stessa cosa vale per il
monitoraggio. Il monitoraggio è una cosa complicata e deve rispettare questi
quattro requisiti per poter consentire la classificazione dello stato ecologico,
per facilitare questo processo di comparabilità dei sistemi di classificazione e
monitoraggio, la Commissione ha promosso questo European Center for Ecological
Water Quality, che funziona come facilitatore, perché attualmente, proprio oggi,
ieri e oggi, si stanno discutendo questi problemi, e le principali difficoltà
che oggi ci sono in Europa, per quanto riguarda le acque interne, quindi vuol
dire laghi e fiumi, sono sostanzialmente questi 4 punti, cioè non esistono
criteri ecologici comuni, non esistono criteri misurabili, numerici per la
valutazione dello stato ecologico, e ci sono necessità per quanto riguarda
l'intercalibrazione. La stessa cosa vale per le acque di transizione e costiere.
Ad oggi mancano dei siti, cioè non si riesce, per quanto riguarda le acque
costiere di transizione, di individuare
dei siti ove fare l'intercalibrazione e verificare la comparabilità dei
sistemi di monitoraggio di classificazione. Non c'è assolutamente accordo sugli
schemi di classificazione, né nella determinazione dei rapporti di qualità
ecologica, perché manca tutta una serie di criteri
comuni.
In conclusione la
protezione della risorsa idrica è una grande sfida ambientale, che necessita di
un quadro di azione a lungo termine; la nuova direttiva quadro fornisce questo
quadro per una politica comunitaria in materia d'acqua, ma molto deve essere
ancora fatto.
Questa è l'ultima,
chi volesse avere maggiori informazioni sulle attività che oggi sono in essere
alla Commissione, in accordo con gli Stati membri, può rivolgersi a questo
indirizzo e-mail. Vi ringrazio per la vostra
attenzione.
(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)