Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente

Convegno:
L'attuazione della Direttiva Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una politica sostenibile dell'acqua in Italia

Milano, 17 ottobre 2003


Gli aspetti economici e gestionali

Intervento di:

Antonio MAssarutto, IEFE e Università Bocconi

Grazie presidente, così avremo anche modo di capire per quale motivo un convegno come questo viene ospitato in una facoltà di economia, fino adesso abbiamo parlato di tante cose ma non di aspetti economici. Il mio intervento ha proprio l'obiettivo di chiarire qual è il ruolo che l'analisi economica, che una razionalità di tipo economico ha nella attuazione della direttiva.

Io vorrei partire proprio dalla definizione di sostenibilità dell'uso dell'acqua che è stato più volte richiamato questa mattina sia da Della Seta che da Premazzi, ormai lo abbiamo capito tutti, ce lo dicono tutti i documenti internazionali, dalla  conferenza di Dublino in poi, e ce lo dice la direttiva stessa che su questo tipo di approccio è assolutamente chiara, la politica dell'acqua oggi deve confrontarsi con almeno 4 obiettivi, che sono quelli che fanno capo ai 4 corni della sostenibilità che io qui vi ho elencato, che in qualche maniera vanno resi coerenti e compatibili fra loro. C'è un aspetto di tipo ecologico, acqua come capitale naturale, di cui occorre assicurare una riproduzione nel tempo a vantaggio delle generazioni future, acqua come bene che ha un valore economico come risorsa produttiva, che entra in tutti i processi produttivi praticamente, che sostengono la nostra economia e che quindi va allocata secondo un principio di efficienza. Sostenibilità finanziaria, avendo presente che acqua non significa soltanto ambiente ma significa anche infrastrutture, servizi, e di queste infrastrutture, di questi servizi dobbiamo ancora assicurare una gestione che assicuri nel tempo la riproduzione ancora una volta a beneficio delle generazioni future, e infine una componente etico sociale che fa riferimento al fatto che l'acqua in quanto bene essenziale è qualcosa di cui va garantita l'accessibilità a condizioni eque, non discriminatorie e democraticamente accettate e soprattutto a condizioni tali da non farla diventare un bene di lusso.

Quindi quando si parla di carring capacity (?), quando si parla di sostenibilità si ha in mente un qualche cosa che integra queste 4 componenti, e quindi sollecita un processo di decisione, un processo di valutazione, un processo di analisi che richiede l'integrazione di vari approcci disciplinari, tra cui quello economico. L'economia è entrata forse un po' da ultima arrivata , un po' in punta di piedi nel dibattito che da tanto tempo interessa le risorse idriche ed è chiamata, e la direttiva stessa lo dice a chiarissime lettere, a dare un contributo importante. Questo contributo però va capito, io ho l'impressione quando parlo di queste cose sia con i non economisti che con i miei colleghi economisti, che questo contributo dell'economia, dell'analisi economica della razionalità economica soffra di un rischio di essere mal capito, da parte dei non economisti si tende un po' a vedere "gli economisti sono quelli che si occupano dei soldi, quindi l'economia cosa ci deve dire? ci deve dire quanto costano i depuratori, quanto costa in termini spiccioli la direttiva". Viceversa da parte dei miei colleghi economisti io riscontro molte volte un po' una ibris, un ultimo arrivato che invece di entrare in punta di piedi cerca di darsi il piglio del conquistatore come se la razionalità economica di tipo neoclassico orientata all'efficienza dovesse impadronirsi di tutto e in particolare come se il full of pricing (?) e simili strumenti potessero, per magia, risolvere qualsiasi tipo di problema allocativo relativo all'acqua. Io credo da un lato che il contributo dell'analisi economica debba spingersi molto al di là del quanto costa, cioè l'economia ha qualcosa da dire di  molto importante anche sulle componenti di tipo ecologico, anche sulle componenti di tipo sociale, e in particolare appunto deve essere coinvolta nella individuazione delle funzioni ambientali, ossia dei valori che la collettività attribuisce alla risorsa idrica, e chiamata a pronunciarsi anche sulla scelta delle priorità allocative, su tutta una serie di temi di questo tipo. Quindi non è soltanto una questione di prezzo. Dall'altro lato però occorre che gli economisti, me lo dico a me stesso ma lo dico soprattutto agli studenti che vedo comunque numerosi in questo convegno, e ai miei colleghi, un ruolo più modesto, avendo ben chiara la consapevolezza che l'acqua non è e non sarà mai un bene commerciale che si possa pensare di allocare solo con lo strumento del prezzo, che i prezzi, gli strumenti economici funzionano, possono essere molto utili ma non sono la bacchetta magica e non risolvono per magia assolutamente nulla, funzionano in modo parziale e imperfetto, e anche che la dimensione dell'efficienza è importantissima, ed era ora che qualcuno se ne accorgesse, ma non può essere assolutamente considerata come l'unica né come la più importante. Quindi ancora una volta quello a cui la direttiva ci richiama è un approccio integrato multidisciplinare a cui gli economisti, come tutte le altre discipline, devono saper dare un loro contributo.

Con questo spirito è stato proprio nel modo più chiaro dalla direttiva, e non solo dalla direttiva ma anche da tutti quei documenti che prima Premazzi ci ricordava vengono elaborati da questi gruppi interdisciplinari che stanno elaborando la strategia europea di attuazione della direttiva, mi riferisco in particolare al gruppo c.d.  …, cioè che si occupa degli aspetti economici.

Qual è il ruolo dell'analisi economica e della razionalità economica nell'attuazione della direttiva quadro? La direttiva sostanzialmente mi sembra ne individui 4 in modo esplicito, c'è un primo discorso relativo all'analisi economica degli usi, quindi la comprensione dei valori, comprensione di quali sono le funzioni ecologiche ambientali svolte dall'acqua e quali sono le tipologie di valori che la collettività attribuisce a queste funzioni, e insieme quali sono le  determinanti economiche, i fattori esogeni che contribuiscono a determinare i fattori di pressione, i c.d. fabbisogni, la domanda di acqua.

In secondo luogo la direttiva sollecita a chiari lettere l'esigenza di un bilancio economico degli usi dell'acqua, quello che nel nostro ordinamento è stato più volte chiamato economia dell'acqua. Cosa vuol dire bilancio economico? Occorre capire quali sono i costi connessi all'utilizzo delle risorse idriche, costi sia in termini banalmente di infrastrutture di servizi, ma anche in termini di costi e opportunità, diciamo noi economisti, cioè mancata possibilità di utilizzare l'acqua in modo alternativo, quindi questi costi o direttamente o indirettamente qualcuno li paga, quindi il bilancio economico significa capire quali sono e chi li paga.

Terzo punto che la direttiva richiama è quello del c.d. principio della copertura integrale dei costi, il full  , in realtà inteso dalla direttiva un po' meno tassativo e un po' meno assoluto di quanto tante volte si tende a dire, la direttiva usa le parole tenere in considerazione, il principio del fulc of …, usa la parola "garantire un adeguato livello di copertura dei costi", perché è preoccupata non tanto del bilancio in pareggio che gli utilizzatori paghino fino all'ultima lira il costo dell'acqua, ma è preoccupata soprattutto che il sistema di pricing non dia agli utilizzatori dell'acqua degli incentivi perversi a usarla male, questa è la vera questione. Quindi è chiaro che farsi carico dei costi è un modo importante per evitare di realizzare opere inutili o per evitare di allocare malamente l'acqua, ma questo non significa necessariamente che da domani mattina brutalmente il prezzo dell'acqua dovrà farsi carico della copertura integrale del costo, sono ammessi e continueranno ad essere ammessi interventi perequativi di qualche genere da parte dello Stato, da parte dei bilanci pubblici più o meno specifici relativi all'acqua, ma il problema sarà fare tutto questo in modo tale che sia incentivante per un uso razionale delle risorse. E infine, quarto aspetto, forse più importante di tutti, analisi economica delle politiche idriche, ossia analisi sia una analisi di tipo costi-efficacia che compari tra di loro i diversi strumenti per raggiungere gli obiettivi minimi che la direttiva impone, ma anche analisi costi-benefici relativa al confronto fra il valore sociale delle nuove funzioni dell'acqua che si possono rendere disponibili con una politica più spinta di protezione e il costo che occorre sostenere per raggiungerle. E insieme a ciò anche un ultimo aspetto più marginale, più di dettaglio se volete ma molto importante in Italia e in particolare penso a situazioni come quella della Lombardia, individuazione di quelle situazioni in cui il costo dell'intervento, anche per raggiungere l'obiettivo minimo è così elevato (penso al caso del Lambro tanto per capirci) da suggerire o rendere indispensabili delle deroghe, o dei ritardi,  o delle scelte di tipo diverso. C'è poi un quinto elemento che nella direttiva non compare ma è in qualche modo implicito, in qualche modo riecheggiato da tutto quello che viene detto ed è l'aspetto gestionale, l'idea che la gestione dei servizi idrici debba entrare sempre di più nella logica di tipo industriale, in una logica di tipo imprenditoriale, in una logica se possibile di mercato, ove mercato significa ricerca dell'efficienza attraverso il confronto competitivo tra i diversi gestori. Ripeto  questo non è presente nella direttiva quadro ma è ben presente nelle strategie comunitarie in materia di servizi pubblici e più in generale nell'approccio europeo alla politica ambientale medesima.

A che punto siamo in Italia? Anche io seguirò, come chi mi ha preceduto, uno schema di questo tipo, cioè dovrò cercare di capire se siamo pronti attraverso una valutazione del punto a cui siamo arrivati e di cosa ci manca. Io ho cercato di interpretarlo in modo ancora più scolastico di chi mi ha preceduto, cercando di individuare per le principali tematiche in cui l'analisi economica è sollecitata a intervenire, una valutazione, ahimè, molto schematica, molto sintetica, molto assertiva, me ne scuso ma non abbiamo tempo di entrare troppo nei particolari, relativa sia agli aspetti istituzionali, quindi alla cornice istituzionale sia agli aspetti di sostanza, cioè cosa abbiamo raggiunto fino adesso in modo da poter ragionare su cosa manca.

Comincerei dal quadro conoscitivo, anche se apparentemente l'economia ha poco da dire su questo aspetto, ma lo hanno detto molto opportunamente tutti quelli che mi hanno preceduto, e io mi associo a loro, l'Italia parte male anche perché ha un quadro conoscitivo debole, sfilacciato, poco accessibile, informazioni che ci sono qualche volta ma non si sa dove sono, è difficilissimo metterle insieme, questo vale in generale per tutti gli aspetti pertinenti la gestione dell'acqua e vale a maggior ragione per le questioni di tipo economico. Sapete tutti che la legge 36 del 94 elenca una serie di cose, di informazioni di tipo economico che è compito dello Stato produrre, individua anche il soggetto che dovrà occuparsene che è il comitato di vigilanza, ahimè dal 94 ad oggi  non si  è fatto praticamente nulla per dare attuazione a questo tipo di prescrizioni, non tanto perché il comitato di vigilanza non lo abbia saputo fare, o voluto fare, ma perché non è stato messo nelle condizioni di farlo. Il comitato di vigilanza, come forse sapete, funziona un po' come l'esercito messicano, sette generali, di cui un generalissimo e nessun soldato, per cui non si capisce bene con quale tipo di struttura possa operare per adempiere a tutti questi compiti. Ancora il decreto 152/99, anche questo prevede tutta una serie di attività conoscitive legate all'economia dell'acqua, ma le prescrive così, le mette lì, non dà delle linee guida, non ci sono regolamenti attuativi, sembra quasi messa lì per memoria, per ricordarsi che lo si deve fare ma nessuno ha ben capito come si deve fare. Quindi dal punto di vista dei risultati, benché il nostro quadro legislativo sia abbastanza esplicito nel prevedere questo tipo di esigenze, dal punto di vista dei risultati siamo praticamente all'anno zero.

Cosa ci manca? Non ci mancano solo i dati, ci manca una struttura mentale, ma non solo mentale, anche istituzionale per usarli, quindi ci mancano i modelli, ci mancano i gis, ci mancano i sistemi di supporto alle decisioni che in tutto il resto d'Europa si stanno producendo a nastro, in Italia siamo ancora a non sapere nemmeno bene cosa sono queste cose. E ci manca, e questo è un aspetto che tocco qui incidentalmente ma dovrei toccarlo con molto più tempo a disposizione, e mi dispiace che nessuno ne abbia parlato fino adesso, l'aspetto dell'accessibilità al pubblico, l'aspetto della partecipazione. Uno degli elementi critici su cui l'Italia è più in ritardo con riferimento alla direttiva è l'aspetto del coinvolgimento degli stakeholder della … partecipata, in Italia sembra che anche questa sia messa lì per un futuro lontano, intanto occupiamoci delle cose serie, poi casomai domani, se avremo tempo, ci occuperemo della partecipazione, mi sembra che pochi abbiano capito che invece la propria partecipata è fondamentale proprio per riuscire a dare attuazione a quel tipo di politica lì, l'esperienza di tutti i paesi europei ci insegna che una politica ambientale così ambiziosa e con obiettivi così ampi e pervasivi non si attuerà mai, non si riuscirà mai ad attuare se non in un contesto di tipo partecipato. Quindi occorre che l'informazione sia già pensata in funzione di questo. Secondo aspetto, quello dell'allocazione delle risorse idriche, non dico qui molto perché condivido in pieno ciò che ha detto prima Paolo Urbani, dal punto di vista istituzionale le politiche allocative dell'acqua in Italia trovano praticamente assente il contributo economico. Abbiamo un sistema di pianificazione integrata che è stato per molto tempo solo discrezionale, poi sono state introdotte priorità che hanno abbastanza senso dal punto di vista anche economico del privilegio sull'uso civile, poi quello agricolo ecc., ma ci mancano completamente strumenti per rendere flessibile questo tipo di decisione, ci mancano completamente strumenti per intervenire sui diritti acquisiti che condizionano pesantemente tutto il processo allocativo, ci manca sostanzialmente una capacità di intervenire con strumenti di gestione della domanda che non siano l'ordinanza del sindaco  che vieta di bagnare i fiori, quindi strumenti di gestione della pura emergenza. Qui siamo praticamente ancora una volta all'anno zero.

Recupero dei costi, vado molto rapido perché mi fanno già cenno di stringere. Anche qui dal punto di vista dell'assetto istituzionale quasi quasi ci siamo, la legge 36 dice una serie di cose, tutti le conoscete, sarebbe il caso di estenderle anche ad altri servizi  idrici per cui non sono ancora previste, mi riferisco in particolare all'irrigazione, ma anche ai servizi idrici industriali, ma comunque grossomodo ci siamo. Dov'è che non ci siamo? Non ci siamo nel fatto che la nostra legislazione prevede possibilità di deroghe al principio di full … il che non è necessariamente un male, la direttiva non è che lo vieti, ma è un modo di prevedere deroghe assolutamente slegato, scollegato dal resto. Quindi noi paradossalmente abbiamo da un lato un full cost … rigoroso  e dall'altro abbiamo la possibilità di finanziare a piè di lista col denaro pubblico, anche al cento per cento, i grandi schemi di trasferimento idrico ma anche i piani di risanamento, nessuno lo vieta che le regioni ci mettano del proprio. Quindi quello che ci manca qui è invece la capacità di pensare in modo coordinato a questi due momenti, per esempio stabilendo delle regole precise per come si usa la finanza pubblica in questo settore, in modo incentivante, in modo coordinato con la gestione ecc. ecc.

Valutazione delle politiche. Anche qui si ripete lo stesso discorso, da un punto di vista della legislazione stiamo abbastanza bene, nel senso che la 152 lo prevede, dal punto di vista pratico siamo a zero, perché mancano ancora una volta qualsiasi tipo di riferimento di linea guida ecc., si comincia a parlare di VAS, si comincia a parlare di tutta una serie di cose che cominciano ad apparire nel nostro ordinamento, ma con un utilizzo ancora estremamente stentato e ancora una volta anche qui mancano linee guida, mancano regolamenti, mancano idee, mancano prassi consolidate, ma manca anche e soprattutto una abitudine da parte dei soggetti decision maker, dei policy maker a incorporare una razionalità di tipo economico nella decisione. E questo lo si può fare soltanto integrando professionalità specifiche all'interno dell'amministrazione pubblica, non si può pensare di farlo coinvolgendo il consulente in modo estemporaneo ma trattando questa cosa come un accessorio, la valutazione economica deve essere pregnante e fondamentale proprio del processo valutativo.

E infine, ultime slide, il discorso dell'implementazione ossia dei servizi idrici, su questo credo che la tavola rotonda di questa mattina entrerà in maggiori dettagli, ancora una volta ripeto la stessa storia: dal punto di vista istituzionale abbastanza ci siamo, perlomeno per i servizi idrici del ciclo dei servizi civili, manca un analogo approccio agli altri servizi idrici, quindi agricoli o industriali, ma ancora una volta dal punto di vista dei risultati siamo carenti, abbiamo una legge Galli che dal 94 che è lì ancora in sofferenza di attuazione, cominciano ad attuarsi, il provvedimento del Comitato Muraro dice "finalmente abbiamo superato il punto di non ritorno", capperi, sono passati 10 anni ci mancherebbe! però il punto di non ritorno significa che il punto finale lo avremo fra altri 10 probabilmente. In questa fase transitoria l'industria dell'acqua si  è mossa per conto suo ma certo soffre di una carenza di orizzonti, di una carenza di strategie, di una carenza di una politica chiara dal punto di vista del governo che la penalizza sicuramente, e credo che molti dei dibattiti un po' forzati, un po' tirati per la giacca sulla liberalizzazione, sugli affidamenti ecc. abbiano distolto l'attenzione dall'esigenza di avere in primo luogo un servizio idrico che sia capace di dare attuazione a quella roba là che abbiamo visto prima. Vi ringrazio.



(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)