Gianfranco
MASCAZZINI, Direttore Generale Servizi per la Tutela delle Acque Interne, Rifiuti e Bonifiche del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
Ricordo un convegno a Mantova,
Roberto tu lo ricordi di sicuro, 1989, nasce la legge, cominciamo tutti quanti a
discuterne o ad accapigliarci. Qual era il mio dubbio? che nelle regioni padane
la cosa sarebbe andata, che il livello di una autorità di bacino vera, con
dentro lo Stato, con dentro le Regioni, con un segretario generale autonomo,
avrebbe dato tutti i suoi frutti, e che nel resto del paese le cose si sarebbero
realizzate a macchia di leopardo, dove c'era una autorità di bacino nazionale si
vedono risultati, dove non ci sono le autorità di bacino nazionale i risultati non ci
sono.
Adesso l'estate di quest'anno è
stata la prova provata, è facile fare il profeta facendo riferimento a realtà
molto dissimili nel nostro paese. La 183 ha creato una istituzione eccellente
laddove c'erano delle dimensioni e dove lo Stato è intervenuto direttamente
insieme alle regioni, hanno creato un organismo con un forte grado di autonomia,
un forte grado di capacità di fare le cose che ha fatto. Quest'estate non
abbiamo avuto un casino più grande di quel che c'è stato perché c'era l'autorità
di bacino del Po, perché l'autorità di bacino del Po aveva lavorato, aveva
lavorato 12 anni, 13 anni, e di conseguenza aveva preparato terreno assai
fertile sul quale si inserivano perfettamente le collaborazioni
interistituzionali che poi ci sono state. Non ci siamo trovati per caso a Parma
a decidere, ci siamo trovati a Parma tutti insieme a decidere perché era il
posto giusto, era il nostro posto, il posto di tutti, e abbiamo deciso delle
cose sfruttando al massimo le prerogative istituzionali di ciascuno dei soggetti
presenti. I ministeri hanno fatto la loro parte, l'autorità di bacino ha messo il terreno fertile, le regioni
si sono mosse coi loro poteri e le istituzioni che operavano in materia di acqua
hanno indubbiamente sentito questa volontà comune di chi doveva decidere chi
aveva non l'autorità ma aveva il dovere di decidere e di conseguenza si sono
allineate, si è allineato il sistema elettrico nazionale che governa gli invasi,
si sono allineati i concessionari che prelevano acqua dai fiumi, dai laghi e la
utilizzano per l'agricoltura.
Se fosse successo in Calabria?
In Campania? in Puglia? la domanda è questa qua. Allora cosa succederà, dalla
mia visione. Cambiamo le leggi, per carità attuiamo le leggi, Milano sta
costruendo i depuratori, c'è voluta una ordinanza della protezione civile per
costruire i depuratori a Milano, abbiamo un ritardo, possiamo immaginare di 15 anni e che purtroppo
paghiamo. La definizione di "area sensibile" per l'intero bacino padano,
richiesta e pretesa dalla comunità, sulla quale abbiamo avuto condanne non c'è
stata, io ricordo a tutti che Roberto Passino nel 2000 aveva portato una
delibera del comitato istituzionale sostanzialmente che prevedeva una serie di
misure per contenere i problemi dei nitrati.
Per carità è ovvio che nel
dibattito c'è chi più tira coloro che hanno meno il peso della gestione
ordinaria dei rapporti con il territorio sono più avanzati, è il loro mestiere,
io mi sono preso bastonate da Roberto Passino, lui ha ragione di darmene perché
noi siamo in arretrato su quello che diceva lui come governo, però do bastonate
a mia volta, all'autorità di bacino non tanto ma soprattutto alle regioni perché
certo è un giro, è un giro però tra persone che si rispettano, tra persone che
sanno di doversi dire in maniera chiara e brutale le cose, però mi piacerebbe capire perché Milano
ha aspettato il 2003 per avere i soldi, non possiamo immaginare di far ridere, …
non mi ha mai chiesto una lira per fare quello che ha fatto. Milano li aveva
persino avuti, non solo ha avuto una legge di fatto su misura, che gli consente
di avere 500 miliardi, probabilmente 600 miliardi in cassa per fare i
depuratori, non era certo un problema di soldi.
Bisogna certamente nel
territorio padano bisognerà remare, ciascuno deve fare la sua parte, non credo
si debbano cambiare i ruoli, non sono affatto d'accordo che l'autorità di bacino
debba assumere ruoli che sono della regione, non sono affatto d'accordo che la
regione debba ritenersi l'autorità di bacino. Io credo che l'autorità di bacino
abbia un suo ruolo istituzionale con dentro il governo della repubblica, con
dentro le regioni a pari titolo presenti con un suo segretario autonomo e di
conseguenza ritengo che debba fare il suo mestiere, il suo dovere perché è
necessario nella sceneggiata che viviamo che qualcuno faccia e dica cose
sgradevoli. Il PIA non sarebbe nato se non ci fosse stato dentro i ministeriali
e se non ci fosse stata dentro una autorità indipendente, perché nessuna regione
avrebbe preso delle misure così rigorose sul proprio territorio per fissare
delle fasce, delle fasce di nidificazione, non ci son santi, quando si è troppo
vicini al territorio si è pietosi nei confronti del malato e non lo si cura
bene. Quando si è lontani evidentemente si ha una visione distorta, a volte dei
problemi di dettaglio, ma tutto sommato sul sistema tiene
meglio.
Conflitto, io mi auguro
vivamente un bel conflitto, culturale attenzione, mica conflitto istituzionale,
un conflitto culturale tra regioni, autorità di bacino, e noi cercheremo di
entrare anche noi nel conflitto con un minimo di adeguatezza. Però mi ripeto la
domanda: se fossimo in un'altra regione cosa faremmo? ci sarebbe questa gente
presente? ci sarebbe una autorità? ci sarebbero dei piani? Quelli sono uguali
per tutti, perché le regioni dal bacino padano hanno pronti i piani di tutela
delle acque? Li hanno pronti, la legge è uguale per tutti, perché dalle altre
parti non sanno neanche cosa siano i piani di tutela delle acque? perché quando
si parla di bilancio idrico in certe regioni, dice: fai i conti precisi, molla
Tizio, tira Caio, tre milioni a metro cubo, 4 milioni a metro cubo, e dalle
altre parti non si ha neanche la cognizione di cosa si sta parlando? E' questo
il problema. La Puglia e la Basilicata è solo un problema che sta in piedi
perché è intervenuto lo stato tirandosi su le maniche e dicendo "adesso lo
faccio io".
Se vogliamo immaginare un
rapporto, se per caso dovessimo immaginare la revisione della 183, una revisione
della 183 va fatta portando queste autorità di bacino anche sul territorio delle
altre regioni italiane che non hanno un bacino nazionale e di conseguenza
bisogna inventare qualcosa che abbia una pari dignità ai bacini nazionali che
interessano le regioni, le regioni del bacino del Po, le regioni del bacino dei
fiumi veneti, il tratto di territorio che è coperto dall'autorità di bacino
dell'Arno, ma non sono uguali, io mi occupo di queste cose, vedo il Tevere, nei
posti nei quali entra l'autorità di bacino nel Tevere ci sono i piani, ci sono i
sottopiani, ci sono i piani integrativi, si discute, si arriva sul Trasimeno, ci
sono delle soluzioni. E dalle altre parti cosa c'è? ci sono un sacco di rogne,
ci sono dei problemi che non sono risolti e non sono neanche stati mai
affrontati. E questa è una debolezza del nostro sistema. Però la parte in
commedia non la devono fare soltanto coloro che pianificano ma devono farla
anche coloro che gestiscono. E anche qui mi piacerebbe un confronto, mi piace
fare un confronto, l'ho fatto tra Milano e Brescia. Ambito, parola magica, certo
se noi non pensiamo che almeno gli scarichi civili vengano correttamente
depurati, che almeno gli scarichi industriali a pubblica fognatura vengono
correttamente depurati, e dove per correttamente depurati vuol dire raggiungere
obiettivi seri di qualità, tali da poter consentire alle acque, al corpo idrico
ricettore, una reale rigenerazione, o addirittura un riutilizzo dei medesimi. Se
non immaginiamo che ci sono strutture efficienti, se non facciamo neanche le
strutture efficienti necessarie per tirar via la merda dai nostri fiumi ma come
faremo a realizzare gli obiettivi di qualità?! Io uscirei dal discorso, poi li
fisseremo gli obiettivi di qualità, ci sono già dei decreti che fissano sulle
sostanze pericolose gli obiettivi di qualità, stanno uscendo fuori. Lo
copieremo, siamo bravi a copiare, copieremo dagli altri, non mi vergogno,
copieremo dagli altri quello che hanno fatto in termini di obiettivi di qualità,
poi però dobbiamo immaginare un sistema che in qualche modo li garantisca.
Quando ci siamo occupati dei depurati abbiamo visto le cose più folli, sprechi
di ogni genere e tipo. Risultati pessimi, con costi gestionali alti. Ma perché
questo? Ci possiamo fermare soltanto nel dire che dobbiamo fare meglio gli
obiettivi? possiamo dire che dobbiamo fare bene i piani o dobbiamo anche
pensare, e a mio avviso è assolutamente necessario, direi è quasi prioritario
dover pensare a come poi queste cose cadono sulla testa di chi deve operare e
come questi devono operare in maniera efficiente. Gli ambiti ci sono, c'è
qualche problema, qualche contraddizione nel sistema 183, 36, 152, ma direi non
mi preoccupa questo, mi preoccupa di non vedere ancora operare gli organismi che
sono stati costituiti 9 anni fa, a gennaio del 94. Perché? Che cosa ha fermato
gli affidamenti? che cosa ha fermato la costituzione degli Ato prima e poi gli
affidamenti? Un eccesso di egoismo,
un eccesso di municipalismo, il pensiero che le cose non dovessero mai cambiare
pur essendo previste da norme precise dovesse esserci un cambiamento
radicale.
C'è impossibilità di
ottenere buoni risultati a costi accettabili? Non è vero, non c'è impossibilità,
lavoriamo sul bunch marking, perché Brescia funziona? Ma non lo dico perché ce
l'ho qua di fianco, lo dico perché ci credo. E perché Firenze non funziona? Perché ci sono questi divari? Evidentemente anche qui dobbiamo dare una risposta, dobbiamo dire che ci vuole imprenditoria, capacità imprenditoriale, ci vuole qualcuno che sappia davvero fare il suo mestiere, che ci si butti, ci investa dei soldi, ci investa delle capacità e non viva di
rendita, di una rendita di posizione che il gestore prima aveva e adesso
continua ad avere e poi in futuro vorrà avere ancora. Deve esserci un qualche
cosa di diverso, devono esserci le gare, se non facciamo le gare necessarie per
gestire il servizio idrico integrato, condivido anche io che non è affatto
integrato, è un pezzettino del servizio idrico però tutto sommato è un
pezzettino sul quale vi è una legge da nove anni, una legge che tutti
riconosciamo idonea, una legge che riteniamo di dover applicare, però dobbiamo
applicarla davvero, dobbiamo applicarla facendo sì che chi si prende in carico
una gestione sia il vincitore di una vera gara nella quale si sono scambiati giustamente tutti gli
scappellotti necessari e dove evidentemente il vincitore sia il meglio di tutti
quanti, in un equilibrato rapporto tra costi e benefici, in un equilibrio
rapporto tra il costo complessivo dell'investimento e i risultati che esso deve
fare, ma indubbiamente deve venir fuori un vincitore.
Ci sono altri aspetti? Certo
l'agricoltura, noi avremo sempre la siccità quando l'utente del 70% di metri
cubi dell'acqua disponibile è gestito in un modo ancora irrituale, anche qui a
macchia di leopardo, chiaramente; ci sono fior di organismi di gestione delle
acque all'uso irriguo e ci sono poi i soggetti, in Sicilia guardate le dighe
dell'Esa in Sicilia, Ente Sviluppo Agricolo, chi le conosce è inutile che fa la
faccia lunga, qua bisogna chiudere nei tempi. Dobbiamo immaginare che anche per
la parte dell'utilizzo irriguo, dell'utilizzo agricolo evidentemente debba
essere pensato un qualche cosa che porti a dividere probabilmente il ruolo di
coloro che devono decidere rispetto al ruolo di coloro che devono operare e
devono funzionare le cose.
Investimenti. Io credo che sia
chiaro a tutti noi che c'è poco da immaginare, per intere regioni italiane
l'aspetto comunitario è indisponibile, zone fuori nel ritardo di sviluppo, per
fortuna, pertanto soldi da Bruxelles zero; soldi da Roma più o meno zero, soldi
dalle regioni qualcosa, soldi dei cittadini. Ma a questo punto ancor più è
necessario essere estremamente chiari, i consumatori hanno il diritto, visto che
sono loro che devono pagare la maggior parte dei costi, di gran lunga la maggior
parte dei costi di investimento e di gestione, che ci sia estrema chiarezza
nell'affidamento del servizio idrico integrato. Voi conoscete la posizione del
ministero dell'Ambiente, questa posizione verrà continuamente rimarcata. Io
credo che ci siano gli strumenti legislativi per andare avanti, ci siamo le
capacità anche scientifiche per andare avanti, cercheremo di dare assistenza a
chi è più indietro però tutti quanti devono mettersi a remare, chi pensa che
l'acqua sia in qualche modo una rendita di posizione ha sbagliato articolo.
Grazie.
(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)