Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente

Convegno:
L'attuazione della Direttiva Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una politica sostenibile dell'acqua in Italia

Milano, 17 ottobre 2003


Tavola rotonda:
Proposte e strategie per una politica sostenibile dell'acqua in Italia

Intervento di:

Gianfranco MASCAZZINI, Direttore Generale Servizi per la Tutela delle Acque Interne, Rifiuti e Bonifiche del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio

Ricordo un convegno a Mantova, Roberto tu lo ricordi di sicuro, 1989, nasce la legge, cominciamo tutti quanti a discuterne o ad accapigliarci. Qual era il mio dubbio? che nelle regioni padane la cosa sarebbe andata, che il livello di una autorità di bacino vera, con dentro lo Stato, con dentro le Regioni, con un segretario generale autonomo, avrebbe dato tutti i suoi frutti, e che nel resto del paese le cose si sarebbero realizzate a macchia di leopardo, dove c'era una autorità di bacino nazionale si vedono risultati, dove non ci sono le autorità di bacino nazionale  i risultati non ci sono.

Adesso l'estate di quest'anno è stata la prova provata, è facile fare il profeta facendo riferimento a realtà molto dissimili nel nostro paese. La 183 ha creato una istituzione eccellente laddove c'erano delle dimensioni e dove lo Stato è intervenuto direttamente insieme alle regioni, hanno creato un organismo con un forte grado di autonomia, un forte grado di capacità di fare le cose che ha fatto. Quest'estate non abbiamo avuto un casino più grande di quel che c'è stato perché c'era l'autorità di bacino del Po, perché l'autorità di bacino del Po aveva lavorato, aveva lavorato 12 anni, 13 anni, e di conseguenza aveva preparato terreno assai fertile sul quale si inserivano perfettamente le collaborazioni interistituzionali che poi ci sono state. Non ci siamo trovati per caso a Parma a decidere, ci siamo trovati a Parma tutti insieme a decidere perché era il posto giusto, era il nostro posto, il posto di tutti, e abbiamo deciso delle cose sfruttando al massimo le prerogative istituzionali di ciascuno dei soggetti presenti. I ministeri hanno fatto la loro parte, l'autorità di bacino  ha messo il terreno fertile, le regioni si sono mosse coi loro poteri e le istituzioni che operavano in materia di acqua hanno indubbiamente sentito questa volontà comune di chi doveva decidere chi aveva non l'autorità ma aveva il dovere di decidere e di conseguenza si sono allineate, si è allineato il sistema elettrico nazionale che governa gli invasi, si sono allineati i concessionari che prelevano acqua dai fiumi, dai laghi e la utilizzano per l'agricoltura.

Se fosse successo in Calabria? In Campania? in Puglia? la domanda è questa qua. Allora cosa succederà, dalla mia visione. Cambiamo le leggi, per carità attuiamo le leggi, Milano sta costruendo i depuratori, c'è voluta una ordinanza della protezione civile per costruire i depuratori a Milano, abbiamo un ritardo, possiamo  immaginare di 15 anni e che purtroppo paghiamo. La definizione di "area sensibile" per l'intero bacino padano, richiesta e pretesa dalla comunità, sulla quale abbiamo avuto condanne non c'è stata, io ricordo a tutti che Roberto Passino nel 2000 aveva portato una delibera del comitato istituzionale sostanzialmente che prevedeva una serie di misure per contenere i problemi dei nitrati.

Per carità è ovvio che nel dibattito c'è chi più tira coloro che hanno meno il peso della gestione ordinaria dei rapporti con il territorio sono più avanzati, è il loro mestiere, io mi sono preso bastonate da Roberto Passino, lui ha ragione di darmene perché noi siamo in arretrato su quello che diceva lui come governo, però do bastonate a mia volta, all'autorità di bacino non tanto ma soprattutto alle regioni perché certo è un giro, è un giro però tra persone che si rispettano, tra persone che sanno di doversi dire in maniera chiara e brutale le cose,  però mi piacerebbe capire perché Milano ha aspettato il 2003 per avere i soldi, non possiamo immaginare di far ridere, … non mi ha mai chiesto una lira per fare quello che ha fatto. Milano li aveva persino avuti, non solo ha avuto una legge di fatto su misura, che gli consente di avere 500 miliardi, probabilmente 600 miliardi in cassa per fare i depuratori, non era certo un problema di soldi.

Bisogna certamente nel territorio padano bisognerà remare, ciascuno deve fare la sua parte, non credo si debbano cambiare i ruoli, non sono affatto d'accordo che l'autorità di bacino debba assumere ruoli che sono della regione, non sono affatto d'accordo che la regione debba ritenersi l'autorità di bacino. Io credo che l'autorità di bacino abbia un suo ruolo istituzionale con dentro il governo della repubblica, con dentro le regioni a pari titolo presenti con un suo segretario autonomo e di conseguenza ritengo che debba fare il suo mestiere, il suo dovere perché è necessario nella sceneggiata che viviamo che qualcuno faccia e dica cose sgradevoli. Il PIA non sarebbe nato se non ci fosse stato dentro i ministeriali e se non ci fosse stata dentro una autorità indipendente, perché nessuna regione avrebbe preso delle misure così rigorose sul proprio territorio per fissare delle fasce, delle fasce di nidificazione, non ci son santi, quando si è troppo vicini al territorio si è pietosi nei confronti del malato e non lo si cura bene. Quando si è lontani evidentemente si ha una visione distorta, a volte dei problemi di dettaglio, ma tutto sommato sul sistema tiene meglio.

Conflitto, io mi auguro vivamente un bel conflitto, culturale attenzione, mica conflitto istituzionale, un conflitto culturale tra regioni, autorità di bacino, e noi cercheremo di entrare anche noi nel conflitto con un minimo di adeguatezza. Però mi ripeto la domanda: se fossimo in un'altra regione cosa faremmo? ci sarebbe questa gente presente? ci sarebbe una autorità? ci sarebbero dei piani? Quelli sono uguali per tutti, perché le regioni dal bacino padano hanno pronti i piani di tutela delle acque? Li hanno pronti, la legge è uguale per tutti, perché dalle altre parti non sanno neanche cosa siano i piani di tutela delle acque? perché quando si parla di bilancio idrico in certe regioni, dice: fai i conti precisi, molla Tizio, tira Caio, tre milioni a metro cubo, 4 milioni a metro cubo, e dalle altre parti non si ha neanche la cognizione di cosa si sta parlando? E' questo il problema. La Puglia e la Basilicata è solo un problema che sta in piedi perché è intervenuto lo stato tirandosi su le maniche e dicendo "adesso lo faccio io".

Se vogliamo immaginare un rapporto, se per caso dovessimo immaginare la revisione della 183, una revisione della 183 va fatta portando queste autorità di bacino anche sul territorio delle altre regioni italiane che non hanno un bacino nazionale e di conseguenza bisogna inventare qualcosa che abbia una pari dignità ai bacini nazionali che interessano le regioni, le regioni del bacino del Po, le regioni del bacino dei fiumi veneti, il tratto di territorio che è coperto dall'autorità di bacino dell'Arno, ma non sono uguali, io mi occupo di queste cose, vedo il Tevere, nei posti nei quali entra l'autorità di bacino nel Tevere ci sono i piani, ci sono i sottopiani, ci sono i piani integrativi, si discute, si arriva sul Trasimeno, ci sono delle soluzioni. E dalle altre parti cosa c'è? ci sono un sacco di rogne, ci sono dei problemi che non sono risolti e non sono neanche stati mai affrontati. E questa è una debolezza del nostro sistema. Però la parte in commedia non la devono fare soltanto coloro che pianificano ma devono farla anche coloro che gestiscono. E anche qui mi piacerebbe un confronto, mi piace fare un confronto, l'ho fatto tra Milano e Brescia. Ambito, parola magica, certo se noi non pensiamo che almeno gli scarichi civili vengano correttamente depurati, che almeno gli scarichi industriali a pubblica fognatura vengono correttamente depurati, e dove per correttamente depurati vuol dire raggiungere obiettivi seri di qualità, tali da poter consentire alle acque, al corpo idrico ricettore, una reale rigenerazione, o addirittura un riutilizzo dei medesimi. Se non immaginiamo che ci sono strutture efficienti, se non facciamo neanche le strutture efficienti necessarie per tirar via la merda dai nostri fiumi ma come faremo a realizzare gli obiettivi di qualità?! Io uscirei dal discorso, poi li fisseremo gli obiettivi di qualità, ci sono già dei decreti che fissano sulle sostanze pericolose gli obiettivi di qualità, stanno uscendo fuori. Lo copieremo, siamo bravi a copiare, copieremo dagli altri, non mi vergogno, copieremo dagli altri quello che hanno fatto in termini di obiettivi di qualità, poi però dobbiamo immaginare un sistema che in qualche modo li garantisca. Quando ci siamo occupati dei depurati abbiamo visto le cose più folli, sprechi di ogni genere e tipo. Risultati pessimi, con costi gestionali alti. Ma perché questo? Ci possiamo fermare soltanto nel dire che dobbiamo fare meglio gli obiettivi? possiamo dire che dobbiamo fare bene i piani o dobbiamo anche pensare, e a mio avviso è assolutamente necessario, direi è quasi prioritario dover pensare a come poi queste cose cadono sulla testa di chi deve operare e come questi devono operare in maniera efficiente. Gli ambiti ci sono, c'è qualche problema, qualche contraddizione nel sistema 183, 36, 152, ma direi non mi preoccupa questo, mi preoccupa di non vedere ancora operare gli organismi che sono stati costituiti 9 anni fa, a gennaio del 94. Perché? Che cosa ha fermato gli affidamenti? che cosa ha fermato la costituzione degli Ato prima e poi gli affidamenti? Un eccesso  di egoismo, un eccesso di municipalismo, il pensiero che le cose non dovessero mai cambiare pur essendo previste da norme precise dovesse esserci un cambiamento radicale.

C'è impossibilità di ottenere buoni risultati a costi accettabili? Non è vero, non c'è impossibilità, lavoriamo sul bunch marking, perché Brescia funziona? Ma non lo dico perché ce l'ho qua di fianco, lo dico perché ci credo. E perché Firenze non funziona? Perché ci sono questi divari? Evidentemente anche qui dobbiamo dare una risposta, dobbiamo dire che ci vuole imprenditoria, capacità imprenditoriale, ci vuole qualcuno che sappia davvero fare il suo mestiere, che ci si butti, ci investa dei soldi, ci investa delle capacità e non viva di rendita, di una rendita di posizione che il gestore prima aveva e adesso continua ad avere e poi in futuro vorrà avere ancora. Deve esserci un qualche cosa di diverso, devono esserci le gare, se non facciamo le gare necessarie per gestire il servizio idrico integrato, condivido anche io che non è affatto integrato, è un pezzettino del servizio idrico però tutto sommato è un pezzettino sul quale vi è una legge da nove anni, una legge che tutti riconosciamo idonea, una legge che riteniamo di dover applicare, però dobbiamo applicarla davvero, dobbiamo applicarla facendo sì che chi si prende in carico una gestione sia il vincitore di una vera gara nella quale si sono  scambiati giustamente tutti gli scappellotti necessari e dove evidentemente il vincitore sia il meglio di tutti quanti, in un equilibrato rapporto tra costi e benefici, in un equilibrio rapporto tra il costo complessivo dell'investimento e i risultati che esso deve fare, ma indubbiamente deve venir fuori un vincitore.

Ci sono altri aspetti? Certo l'agricoltura, noi avremo sempre la siccità quando l'utente del 70% di metri cubi dell'acqua disponibile è gestito in un modo ancora irrituale, anche qui a macchia di leopardo, chiaramente; ci sono fior di organismi di gestione delle acque all'uso irriguo e ci sono poi i soggetti, in Sicilia guardate le dighe dell'Esa in Sicilia, Ente Sviluppo Agricolo, chi le conosce è inutile che fa la faccia lunga, qua bisogna chiudere nei tempi. Dobbiamo immaginare che anche per la parte dell'utilizzo irriguo, dell'utilizzo agricolo evidentemente debba essere pensato un qualche cosa che porti a dividere probabilmente il ruolo di coloro che devono decidere rispetto al ruolo di coloro che devono operare e devono funzionare le cose.

Investimenti. Io credo che sia chiaro a tutti noi che c'è poco da immaginare, per intere regioni italiane l'aspetto comunitario è indisponibile, zone fuori nel ritardo di sviluppo, per fortuna, pertanto soldi da Bruxelles zero; soldi da Roma più o meno zero, soldi dalle regioni qualcosa, soldi dei cittadini. Ma a questo punto ancor più è necessario essere estremamente chiari, i consumatori hanno il diritto, visto che sono loro che devono pagare la maggior parte dei costi, di gran lunga la maggior parte dei costi di investimento e di gestione, che ci sia estrema chiarezza nell'affidamento del servizio idrico integrato. Voi conoscete la posizione del ministero dell'Ambiente, questa posizione verrà continuamente rimarcata. Io credo che ci siano gli strumenti legislativi per andare avanti, ci siamo le capacità anche scientifiche per andare avanti, cercheremo di dare assistenza a chi è più indietro però tutti quanti devono mettersi a remare, chi pensa che l'acqua sia in qualche modo una rendita di posizione ha sbagliato articolo. Grazie.



(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)