Gruppo 183 - IEFE Bocconi - Legambiente
Convegno:
L'attuazione della Direttiva
Comunitaria sulle acque (2000/60) in Italia
Sfide e opportunità per una
politica sostenibile dell'acqua in Italia
Milano, 17 ottobre 2003
Dibattito:
Siamo pronti ?
Intervento di:
Giuseppe
BORTONE , Assessorato all'Agricoltura,
Ambiente e Sviluppo sostenibile Regione Emilia-Romagna
Ringrazio gli organizzatori, ringrazio veramente sentitamente
perché come diceva Lolli rimettono secondo me all'attenzione del mondo
accademico, del mondo istituzionale, questo tema della direttiva quadro, un po'
abbandonato in Italia. Dico questo anche con un po' di amaro in bocca, perché
con le regioni, è una iniziativa della regione Emilia Romagna, a cui ha aderito
con entusiasmo anche la regione Piemonte, lo scorso anno abbiamo fatto un
incontro a Bologna, e il motivo di questo incontro era la direttiva quadro ma
più che altro era molto convincente, era molto specifico, io mi scuso non ho
potuto assistere alla presentazione di Premazzi, ma il problema era questo
paradosso, dieci gruppi di lavoro europei che vanno avanti per definire le linee
guida uniche, omogenee a livello europeo e noi che anticipiamo i piani di
tutela, piani di tutela, piani di gestione come li vogliamo chiamare, che per la
direttiva quadro dovranno arrivare al 2012, almeno come programmi di misure, e
noi che anticipiamo. Per cui ci siamo ritrovati davanti a questo paradosso: il
dover subire, tra virgolette, delle indicazioni proprio noi che eravamo e che
siamo impegnati sul campo.
L'allocazione di
Bologna è stata quella di dire: va bene, allora facciamo ancora in tempo
probabilmente almeno nelle fasi di verifica di questo processo di
omogeneizzazione europea, diamo la collaborazione come regioni allo Stato, se
abbiamo bisogno della cooperazione degli istituti anche di ricerca per poter
seguire questi lavori a livello internazionale. Devo dire questo è l'amaro in
bocca: che questa proposta è stata praticamente inascoltata, peraltro la
proposta è stata reiterata anche in sedi molto più istituzionali di quella del
convegno di Bologna, è stata reiterata dall'assessore Cavallera come capofila in
materia del coordinamento delle regioni per la conferenza Stato-Regioni al
ministro Matteoli a che si potesse creare una struttura di coordinamento, questa
è la parola chiave dell'intervento che vi volevo
portare.
Noi abbiamo le
leggi, abbiamo le norme, abbiamo le regole, abbiamo necessità di creare una
politica dell'acqua e abbiamo soprattutto necessità di metterci intorno a un
tavolo, dialogare, coordinarci. Questo è un po' il tema. E non c'è nulla da
inventare, nell'incontro di Bologna era saltato fuori l'esempio brillante del
Finnish Institute, un istituto di ricerca che a pieno titolo rappresenta nelle
sedi tecniche in questi gruppi di lavoro la posizione univoca, unitaria della
Finlandia. E non c'è nulla da imparare, la Germania ha fatto lo stesso, non ha
avuto necessità di creare o di ridefinire, come è giusto che sia, delle leggi
nazionali, ha semplicemente creato un coordinamento dei lander. E' tutto qua,
ancora una volta la parola chiave è coordinamento, probabilmente dobbiamo essere
capaci di svolgere questa funzione di coordinamento e di comunicazione, e badate
io intendo sempre, quando ci sono questi problemi di comunicazione, la
responsabilità non è mai da una parte, sta da entrambi le parti, per cui per
carità anche il sistema delle regioni evidentemente ha da migliorare questo
sistema di collaborazione e di coordinamento.
Io credo, avevo
interpretato così, che dovessimo dare anche una risposta in questa tavola
rotonda la domanda che era stata fatta nella sessione mattutina siamo pronti, a
voi dirò di sì, siamo pronti, almeno sul fronte regionale, cercherò di
argomentare anche perché. E' dare un qualche contributo anche in maniera
critica, come nel caso che vado a riportarvi, deve essere
costruttivo.
Nel documento c'è
sicuramente questo forte indirizzo a rafforzare le autorità di bacino.
L'autorità di bacino credo ancora una volta come sede di coordinamento.
Probabilmente io l'ho letto almeno in questi termini, nel coordinamento
dell'autorità di bacino, dovendo l'autorità competente del futuro distretto
idrografico, nell'autorità di bacino nel documento si intravede un soggetto, un
luogo dove esercitare anche delle funzioni di controllo di amministrazione, e questo assolutamente io direi
liquidandolo evidentemente nella ristrettezza dei tempi, è un qualcosa che io
vedo dall'osservatorio della regione, dell'ente più vicino agli enti locali, un
processo in controtendenza, lo vedo come un accentramento che difficilmente va
nel senso della governance. E vorrei dire anche in maniera
provocatoria il fatto che in Italia dal 94 ad adesso, soprattutto nelle regioni
più avanzate, non sia andata a regime la legge Galli è probabilmente anche da
legarsi a questo: in una carenza che tutti quanti abbiamo avuto in termini di
governance, di vicinanza alle reali esigenze del cittadino. Vedo questa
preoccupazione.
Un altro commento,
avevo colto dal professor Urbani questa mattina, le regioni non stanno
esercitando la delega in materia di demanio idrico, questo evidentemente per
funzionari come noi che quotidianamente ci confrontiamo con questi problemi,
devo dire è ingrato, perché stiamo facendo il possibile per la gestione del
demanio idrico. Il tema delle concessioni è un altro tema richiamato dal
documento del gruppo tecnico. Evidentemente è facile liquidare il discorso
dicendo al pari della tariffa i canoni di concessione sono troppo bassi, il
rappresentante delle associazioni delle bonifiche lo ha già sollevato come
problema, forse è necessario dare idea di cosa sia significato il passaggio
legato all'articolo 86 del Bassanini, della gestione del demanio alle regioni.
Questo passaggio è arrivato a costo zero, poi credo che il mio collega De
Giorgio dettaglierà meglio nella tavola rotonda, nel senso che gli introiti
stimati, previsti, gli introiti dei canoni di concessione sono stati decurtati
dai normali trasferimenti dello Stato alle regioni, quindi non rappresentano
un'entrata in più nel sistema regionale. Ed ecco perché c'è difficoltà a
reperire quei canali paralleli al sistema tariffario a cui sicuramente dovremo
far riferimento.
E' stato nello
sfondo di tutta la presentazione, in sostanza è restato nell'ombra, quello che
dicevo prima, le regioni con livelli evidentemente fortemente disomogenei,
stanno chiudendo i piani di tutela delle acque, noi come sistema regionale
Emilia Romagna andiamo in Giunta ad approvare un documento preliminare di piano
entro il mese, e il piano di tutela, al di là delle sfumature, non me ne vorrà
l'amico Romano Pagnotta, non abbiamo sicuramente definito quelli che sono i
termini di riferimento, ma il piano di tutela delle acque, del 152, rappresenta
al 90% l'impianto della direttiva quadro, perché parte da una classificazione di
corpi idrici, per carità, rivedibile, ma c'è, e definisce dei programmi di
misura integrati che riguardano aspetti quantitativi e qualitativi. E questo è
il principio informatore della direttiva quadro, è questo che dobbiamo
salvaguardare. Ancora non me ne voglia Romano Pagnotta, ma il problema del
riferimento del corpo idrico, rispetto alla grandiosità e al problema
dell'applicazione dei reflussi …, soprattutto in paesi come il nostro, dell'area
Mediterranea, passa sicuramente in secondo piano. Quello che stiamo cercando di
fare con il piano è quello di una programmazione non solo dei servizi idrici ma
anche di una revisione complessiva dell'uso dell'acqua, per cui partiamo da una
solida base, non possiamo liquidarla come un non fatto, ripeto la disomogeneità
è indubbia tra le regioni è indubbia, però ci sono delle realtà che
evidentemente stanno apprestandosi alla definizione, elaborazione definitiva del
piano.
Ritorno al canone di
concessione perché mi ero dimenticato un riferimento: qualora questo rappresenti
per le regioni una risorsa aggiuntiva bisogna dare un'idea dell'entità, della
quantità dei soldi di cui stiamo parlando. Io vi parlo del sistema regionale
emiliano-romagnolo, i canoni di derivazione, o meglio del demanio idrico da cui
bisogna scorporare le aree demaniali, riguardano circa 22 miliardi delle vecchie
lire, 10 milioni di euro, anche presupponendo di voler aumentare questi canoni
di concessione capiamo tutti che evidentemente non può essere quella la sola
fonte di finanziamento di integrazione di programmi di investimento pubblici o
ad integrazione di quelli privati.
Ci sono tanti temi
che volevo riprendere, ho colto un passaggio nel documento 183 che riguarda i
vincoli imposti dalla discrasia, dal non parallelismo delle durate di
concessione, delle derivazioni rispetto alle concessioni per l'erogazione del
servizio. Direi su questo è necessario fare una meditazione, come sistema
regionale noi abbiamo adottato, almeno per la parte idropotabile, che tutte le
concessioni d'acqua vengano poste in capo all'agenzia d'ambito. Allora in questi
termini credo che venga meno questo limite legato dal fatto che non si riesca ad
allineare la durata del periodo di concessione per l'utilizzo dell'acqua con la
concessione per l'erogazione del servizio.
Irrigazione, uso
dell'acqua in agricoltura, un passaggio: è singolare che in Italia tutte quante
le volte che si parla di ciclo dell'acqua poi il grosso della discussione vada a
concentrarsi sui servizi idrici integrati che a livello regionale, nostro,
rappresentano il 20% nell'importo del bilancio complessivo. E poco si parli
invece del tema relativo alla gestione delle acque sul 66% dell'acqua del
sistema regionale che viene utilizzato in agricoltura. D'accordissimo sul
documento, bisogna in qualche maniera responsabilizzare, anche con gli strumenti
della tariffa, sicuramente un passaggio ad esempio dal canone su base di
superficie irrigata al consumo, alle volumetrie, sicuramente questo può
rappresentare un passaggio, bisogna affiancare indubbiamente questo passaggio,
questa maggiore responsabilizzazione degli utilizzatori nel sistema agricoltura
con dei programmi. E segnalo – e questo per sgomberare qualsiasi campo, non c'è
problemi di collaborazione, di cooperazione da parte delle regioni – con il
governo centrale, neanche nelle regioni quali la mia, abbiamo avviato un ottimo
rapporto di collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole e
Forestali, col Ministro Alemanno, esiste già trasformato in legge una misura che
prevede l'istituzione di un fondo delle imprese esplicitamente dedicato a
interventi di risparmio idrico ed energetico. Con questi strumenti pensiamo di
poter affiancare, poter accompagnare questo aggravio di responsabilità nell'uso
dell'acqua nel sistema agricolo.
Io i quattro punti
spero di averli abbracciati, non
credo però ho fatto del mio meglio.
(trascrizione del testo non ancora verificata dal relatore)