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II.3.5 AdB del fiume Po

Le attività svolte

Attività di pianificazione svolte per l’attuazione del Piano Stralcio Assetto Idrogeologico

Nel quadro del processo di costruzione del Piano, definito dal “Progetto di Piano di bacino: criteri, metodi e tempi per l’adozione dello stralcio funzionale”, deliberazione adottata dal Comitato Istituzionale dell'Autorità di bacino il 30.10.1990, l’Autorità ha operato attraverso linee d’azione finalizzate alla costituzione di un complesso ed articolato sistema di conoscenze dei sistemi ambientali e territoriali del territorio orientato all’individuazione delle principali criticità relative al rischio per le persone ed i manufatti e alla valutazione e allo stato delle componenti ambientali.
Si sono avviate, nel contempo, prime riflessioni in ordine alle relazioni intersettoriali, al contesto territoriale e al processo di trasformazione in atto negli ultimi decenni valutando l’incidenza delle innovazioni del quadro istituzionale-amministrativo, nazionale ed europeo, e delle sue ripercussioni sul territorio del bacino.(c.f.r. “Il Po fiume d’Europa: riflessioni e proposte sulle strategie di pianificazione”- Autorità di bacino del Po 2001).
Con l’elaborazione del Piano Stralcio per l’assetto idrogeologico (approvato il 24 maggio 2001 e divenuto esecutivo 8 agosto 2001) sono state aggregate e portate a sistema tutte le determinazioni per contrastare il rischio idraulico e idrogeologico precedentemente assunte dall’Autorità di bacino del fiume Po e, in particolare, quanto contenuto nel Piano stralcio per la realizzazione degli interventi necessari al ripristino dell'assetto idraulico, all'eliminazione delle situazioni di dissesto idrogeologico e alla prevenzione di rischi idrogeologici, nonché al ripristino delle aree di esondazione (Ps 45, redatto in seguito all’evento alluvionale del 1994 che ha coinvolto alcune province del Piemonte e della Liguria, adottato nel 1995), nel Piano stralcio delle fasce fluviali (Psff, adottato definitivamente nel 1998) e nel Piano straordinario per le aree a rischio idrogeologico molto elevato (Ps 267, adottato nel 1999).

Attività di pianificazione svolte per la tutela delle risorse idriche

Nel 1998 l’Autorità di bacino, con l’approvazione del “Piano delle direttive e degli interventi urgenti per la lotta all’eutrofizzazione delle acque interne e del Mare Adriatico” (delibera del CI n.24/98), ha dato avvio ad una pianificazione territoriale particolarmente rivolta alla problematica dei carichi inquinanti (azoto e fosforo) di origine diffusa ed al controllo del fenomeno dell’eutrofizzazione nel Mare Adriatico, che successivamente ha portato all’adozione del “Progetto di Piano stralcio per il controllo dell’eutrofizzazione” (PsE) (delibera del CI n.15/01).
Allo stato attuale, nel rispetto di quanto disposto dall'art. 18, comma 8 della L. 183/89, è stata completata la fase di consultazione del PsE e, sulla base delle osservazioni pervenute, in accordo con le Regioni, sono in corso di predisposizione le modifiche al Progetto di Piano, necessarie per procedere all’adozione del Piano da parte del Comitato Istituzionale e alla successiva approvazione prevista per i prossimi mesi. Il PsE è redatto secondo le finalità e i contenuti di settore definiti dagli artt. 3 e 17 della L.183/89 ed individua gli obiettivi e le priorità di intervento per la problematica trattata che costituiscono, anche, i riferimenti a cui le Regioni del bacino devono attenersi per la redazione dei propri Piani di tutela ai sensi dell’art. 44 del D.lgs 152/99 e s.m.i. Utilizzando una metodologia di valutazione integrata dei costi/ benefici ambientali ed economici e dei tempi di attuazione degli stessi, il PsE ha individuato prioritario operare a due livelli per il raggiungimento degli obiettivi fissati:

1. la riduzione del carico di nutrienti prodotto dalle attività antropiche attraverso azioni mirate sulle sorgenti di generazione di nutrienti (comparti civile–industriale e agro-zootecnico);
2. il controllo del sistema di veicolazione degli inquinanti (dalle stesse sorgenti ai corpi idrici recettori finali) attraverso interventi di razionalizzazione della gestione dei deflussi e di riqualificazione del reticolo drenante di pianura.

Oltre alle azioni, con lo stesso approccio, Il Piano individua anche aree prioritarie di intervento che richiedono immediatamente particolari misure di tutela (aree sensibili, zone vulnerabili, aree critiche per i carichi di inquinanti generati) affinché il controllo dell’eutrofizzazione a scala di bacino risulti efficace.
L’attivazione di specifici strumenti di tipo strategico e programmatico (norme di attuazione, strumenti economico-finanziari e sistema di monitoraggio), a seguito dell’approvazione del Piano, consentirà poi l’attuazione e, successivamente, attraverso l’azione sistematica di verifica dei tempi e degli effetti delle azioni realizzate, di aggiornare e/o rivedere le strategie individuate, nel rispetto delle procedure previste dalla L.183/89.

Accanto al fenomeno eutrofico sono presenti altri fenomeni di inquinamento delle acque che hanno una rilevanza a scala di bacino. Pertanto, per integrare quanto già disposto nel PsE e nel contempo adempiere a quanto previsto al comma 2 dell’art.44 del D.Lgs.152/99 e s.m.i., con la delibera del Comitato Istituzionale n°7/2002 sono stati condivisi con le Regioni altri obiettivi da perseguire allo scopo di garantire un certo livello di tutela delle risorse idriche in tutto il bacino del fiume Po. Sulla base di questi riferimenti le Regioni, in sede di redazione e adozione dei Piani di tutela, dovranno individuare le misure necessarie al raggiungimento o al mantenimento degli obiettivi fissati.
Attraverso la ricostruzione dello stato della qualità delle acque sono stati ricercati i parametri indicatori dei fenomeni di inquinamento più significativi e fissati quindi gli obiettivi in termini di concentrazioni massime ammissibili di BOD5, di COD e di azoto ammoniacale in corrispondenza delle sezioni fluviali lungo l’asta Po ritenute strategiche per il controllo dei fenomeni a scala di bacino.
Per assicurare l’approccio integrato alle criticità quali-quantitavive delle acque, contemporaneamente, con la stessa delibera, sono stati redatti i "Criteri di regolazione delle portate in alveo”. Tale documento rappresenta il primo riferimento normativo con cui affrontare la pianificazione e la programmazione degli interventi per assicurare l’equilibrio tra l’uso razionale e la disponibilità delle risorse idriche nel rispetto del raggiungimento di determinati obiettivi di qualità ambientale. Infatti, sono stati condivisi una regola di calcolo del deflusso minimo vitale ed i criteri di applicazione della stessa da parte delle Autorità preposte al rilascio delle concessioni di derivazione d'acqua affinché siano conseguiti gli obiettivi di salvaguardia dell'ecosistema acquatico nel rispetto delle scadenze previste dal D.Lgs.152/99 e s.m.i. e sia garantita una equa ripartizione degli oneri derivanti dagli obiettivi stessi.
In questo modo pur garantendo nel bacino del fiume Po un approccio omogeneo al problema, le Regioni possono adeguare la regola e la sua applicazione alle proprie realtà territoriali, mediante l'adozione di provvedimenti propri e la determinazione di parametri sito-specifici. Tale processo è inserito nell'ambito dell'interazione, definita dal D.Lgs.152/99 e s.m.i., tra pianificazione di bacino e pianificazione regionale.
Non dimenticando le ricadute economiche che l’introduzione di tale normativa può comportare nel settore coinvolto, è prevista comunque un’applicazione graduale del deflusso minimo vitale alle derivazioni. La gradualità consente, inoltre, di perfezionare nel tempo, in base a successivi approfondimenti e alla verifica degli effetti prodotti dall'applicazione di tale regola, l'efficacia e il livello di dettaglio dei provvedimenti adottati.

Le attività in corso

Attività di pianificazioni in corso per l’attuazione del Piano Stralcio Assetto Idrogeologico

Il Piano stralcio di bacino era caratterizzato, nei documenti e nelle riflessioni connesse al suo primo impianto, da contenuti di tipo prevalentemente strategico, orientati all'individuazione delle principali criticità, del quadro degli interventi progettuali strutturali e alla programmazione e monitoraggio degli interventi di difesa. I contenuti si articolano in interventi strutturali (opere) relativi all’assetto di progetto delle aste fluviali, dei nodi idraulici critici e dei versanti, ed interventi e misure non strutturali (norme d’uso del suolo e regole di comportamento) regolate dal corpo normativo che disciplina con indicazioni di carattere generale e puntuale gli usi del suolo, gli interventi e le azioni aventi lo scopo di attuare queste stesse linee d’indirizzo:

- disposizioni relative all’uso del suolo nelle aree in dissesto e nelle fasce fluviali finalizzate a disciplinare gli interventi trasformativi nelle aree in dissesto, nelle fasce fluviali e nelle aree a rischio idrogeologico molto elevato, articolate in prescrizioni immediatamente vincolanti e prescrizioni finalizzate all’adeguamento degli strumenti urbanistici vigenti;
- prescrizioni ed indirizzi per la verifica di compatibilità delle opere esistenti e in progetto, in relazione ai fenomeni di dissesto, all’assetto delle fasce fluviali e alle condizioni delle aree a rischio idrogeologico molto elevato;
- indirizzi per l’adeguamento degli strumenti programmatici e di pianificazione territoriale e settoriale;
- prescrizioni ed indirizzi per il mantenimento delle condizioni di assetto idraulico dei sistemi idrografici;
- norme per la programmazione degli interventi;
- indirizzi per la manutenzione, il recupero ambientale e la ricostruzione morfologica dei corsi d’acqua e dei versanti.

Dopo l'approvazione del Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico del bacino del Po (DPCM del 24 maggio 2001) nelle regioni del bacino maggiormente interessate (Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto) è stata avviata la revisione degli strumenti urbanistici e di area vasta, oggi vigenti, per verificarne la congruità rispetto ai problemi idrogeologici. Questa operazione, di vasta portata considerando l’ampiezza territoriale ed amministrativa e l’interagenza di disposizioni urbanistiche regionali non completamente omogenee e un numero molto alto di amministrazioni locali necessita di una sistematica e continuativa attività di collaborazione e confronto tra tutti i soggetti che hanno contribuito all'elaborazione dello strumento di bacino ed in particolare con le Regioni che hanno il compito, e la responsabilità, di attuarne le previsioni in campo urbanistico.
Il Piano di bacino si configura come piano "cornice" che vede la sua attuazione nella dimensione territoriale dei piani sottordinati che, attraverso la verifica di compatibilità, ne realizzano un aggiornamento continuo

L’Autorità ha, pertanto avviato una revisione delle prospettive organizzative e delle linee operative finora assunte per definire un nuovo approccio metodologico che consenta il passaggio da una concezione del piano basata su un sistema prevalentemente regolativo e vincolistico ad un sistema basato sul maggior coinvolgimento degli attori locali.
Nel corso dell’ultimo anno sono state avviate linee d’azione strategica finalizzate a incrementare il sistema delle conoscenze relativamente al quadro delle condizioni territoriali e sociali in atto, alle loro trasformazioni e all’analisi delle criticità emergenti relativamente alle condizioni di rischio e di dissesto; aggiornare e validare il quadro del dissesto sui versanti e sul reticolo idrografico principale emergente dall’approfondimento a livello locale; avviare operazioni di risanamento e riqualificazione dei contesti fluviali degradati tramite operazioni di trasferimento e delocalizzazione degli insediamenti incompatibili.

Aggiornamento del quadro delle criticità in relazione alla trasformazione della struttura insediativa e sociale

Il processo di confronto e verifica delle condizioni di criticità nel territorio di bacino condotto in questi anni con le amministrazioni regionali e locali ha fatto emergere con sempre maggiore evidenza, soprattutto nell’ambito delle Conferenza Programmatiche propedeutiche all’approvazione del Piano, il legame di stretta interdipendenza tra le condizioni di vulnerabilità e di rischio e le dinamiche insediative edilizie ed infrastrutturali.
Si è posto pertanto l’esigenza di costruire un sistema interattivo di collegamento tra il processo insediativo in atto e lo stato della conoscenza delle condizioni di dissesto al fine di poter costruire una maggiore livello di consapevolezza delle condizioni territoriali e di incrementare la possibilità di lettura integrata, a scala non locale.
Si sta procedendo a:

- realizzare, in collaborazione con le regioni del bacino attraverso l’attività di un apposito gruppo di lavoro, un archivio numerico degli strumenti di pianificazione urbanistica in vigore fornendo la possibilità di interpretare le informazioni dei piani regolatori secondo una griglia unificata che consenta di ricondurre le categorie desunte dai mosaici regionali ad uno schema formalmente standardizzato, mirato alla definizione di una legenda unitaria di progetto;
- avviare l’attività di aggiornamento sistematico dei dati per potere attuare, nel lungo periodo, il monitoraggio permanente sulle previsioni di uso del suolo. La definizione dei tempi e dei modi per il costante aggiornamento dei dati può divenire un’azione mirata alla progettazione di un sistema informativo territoriale di bacino come strumento conoscitivo di supporto al processo di pianificazione dell’Autorità. Non si tratta quindi di pensare alla sola progettazione di un sistema cartografico informatizzato, ma di mettere a punto nel lungo periodo un sistema di flussi di informazioni integrate quale strumento tecnico-operativo per l’elaborazione delle decisioni;
- realizzare una prima sperimentazione dell’osservatorio dell’uso del suolo finalizzato alla rappresentazione e interpretazione su singoli ambiti territoriali del bacino delle interferenze tra il territorio antropizzato e le fasce di pertinenza fluviale ed i dissesti (restituzione in scala 1:25.000).
- aggiornare l’analisi socio-economica delle dinamiche demografiche-insediative per il bacino e per le principali aree di studio.

Aggiornamento e validazione del quadro del dissesto sui versanti e sul reticolo idrografico principale emergente dall’approfondimento a livello locale

Il PAI prevede la sua attuazione attraverso lo svolgersi di un processo di interazione tra il livello d’analisi concepita alla scala di bacino, che ha dato luogo all’individuazione dei principali dissesti e delle linee di assetto delle fasce fluviali e il livello d’analisi condotta a scala locale, sulla base delle indicazioni metodologiche ed elaborative fornite dalle regioni, dai comuni in sede di redazione di varianti d’adeguamento degli strumenti in vigore prima dell’approvazione del PAI. Si prevede, pertanto, un processo di ritorno dell’informazione presente negli elaborati di piano approvati in conseguenza degli accertamenti puntuali svolti dall’amministrazione comunale ed il conseguente adeguamento delle disposizioni cartografiche e normative del PAI. Vengono, quindi, a configurarsi alla data attuale diverse situazioni d’aggiornamento dello stato degli strumenti di governo locale in riferimento al quadro del dissesto prefigurato dal PAI.
Inoltre, con la variante del Comitato Istituzionale del 25 febbraio 2003, si è passati da una situazione di diretto incidenza vincolistica delle indicazioni di dissesto contenute nel PAI ad una verifica delle scelte locali alla luce della congruità generale del quadro del dissesto da validarsi da parte delle Regioni. Occorre, pertanto, ripensare ad una diversa configurazione della struttura degli strumenti di piano per consentire la costituzione di un osservatorio continuo del processo di attuazione del Piano Stralcio e la trasmissione di un livello adeguato di ritorno dell’informazione a livello locale.
Obiettivo dell’attività è il coordinamento delle attività connesse all’attuazione del PAI al fine di gestire in forma coerente il flusso informativo in relazione alle esigenze connesse all’aggiornamento del PAI e degli elaborati conoscitivi relativi alla descrizione dello stato di dissesto idrogeologico che interessa la porzione collinare e montana del bacino idrografico.
È in corso di stesura una prima bozza di una Direttiva d’Attuazione che dovrà, anche attraverso successivi approfondimenti e dettagli, costruire il riferimento per la validazione del processo d’aggiornamento.

Avvio di operazioni di risanamento e riqualificazione dei contesti fluviali degradati tramite operazioni di trasferimento e delocalizzazione degli insediamenti incompatibili.

L’obiettivo è di intervenire sulle situazioni di incompatibilità degli insediamenti in fascia per problematiche di rischio sugli insediamenti stessi o sulle condizioni di contorno dell’area trasformando la situazione da problema di vincoli a occasione di sviluppo. Ciò può avvenire lavorando in paternariato con le Regioni e le comunità locali su quelle azioni che possono consentire d’innescare processi d’inversione di tendenza quali, ad esempio: la riduzione del rischio mediante la delocalizzazione degli insediamenti e delle attività non compatibili con le condizioni di rischio, o di difficile sostenibilità, la riduzione della vulnerabilità degli insediamenti, non delocalizzati, mediante interventi di mitigazione; il recupero di aree ad alta qualità ambientale; la valorizzazione turistica, l’incremento dell’occupazione e del reddito con interventi di recupero che valorizzino le attività di manutenzione idraulica, agricola e forestale.
In particolare, in attuazione all’esigenza di introdurre elementi di armonizzazione delle politiche di delocalizzazione e ricostruzione dell’ambiente fluviale in forma coordinata con le amministrazioni regionali e locali si ritiene opportuna un’attività su direttrici complementari e interrelate, inizialmente riferite alla sola Fascia A:

- azioni operative dirette dell’Autorità di bacino che, partendo dall’aggiornamento del censimento di tutte le infrastrutture, degli immobili e delle attività residenti in Fascia A, siano finalizzate ad effettuare una sub-zonazione della fascia, per grado di vulnerabilità degli elementi interferenti, e alla definizione delle priorità di intervento;
- azioni operative congiunte dell’Autorità di bacino e delle Regioni con le seguenti finalità:
- supporto alle amministrazioni locali per l’attivazione di proprie azioni finalizzate ad interventi di riduzione della vulnerabilità, delocalizzazione degli insediamenti e valorizzazione dell'eco-sistema fluviale mediante linee guida:
- linee guida per la riduzione della vulnerabilità;
- linee guida per la determinazione dei valori venali e delle altre voci di indennizzo o incentivo ai fini della delocalizzazione e della rilocalizzazione;
- linee guida per l'applicazione di meccanismi perequativi ai Piani urbanistici comunali;
- linee guida per la conservazione e riqualificazione integrata delle fasce fluviali;
- linee guida per la redazione dei Piani Comunali di Protezione Civile;
- individuazione di aree campione su cui condurre sperimentazioni, con finanziamento di progetti “pilota” strategici per la delocalizzazione e valorizzazione di aree ad elevata criticità;
- emanazione di direttive per la riduzione della vulnerabilità degli insediamenti e delle infrastrutture.

Raccordi operative con le province del bacino

L’art. 57 del D.Lgs.112/1998 prefigura una nuova forma di coordinamento tra la pianificazione territoriale e la pianificazione di settore, assegnando alle Regioni il compito di prevedere con propria legge regionale che il PTCP, di cui all’art.15 della L.142/90, “assuma il valore e gli effetti dei piani di tutela nei settori della protezione della natura, della tutela dell’ambiente, delle acque, della difesa del suolo e delle bellezze naturali, sempre che la definizione delle relative disposizioni avvenga nella forma di intese fra la provincia e le amministrazioni, anche statali, competenti”.
Particolare significato rispetto al percorso tracciato per dare attuazione al PAI assumono quindi le intese, quali ambiti formali di cooperazione interistituzionale per la definizione di azioni di interesse comune da attuare alla scala locale.
Il Comitato Istituzionale del 25 febbraio 2003 ha approvato lo schema di accordo preliminare, differenziato in base alle disposizioni e alle attività delle singole Regioni e che assume valore di atto d’impegno e d’avvio dell’attività di interesse comune dei soggetti firmatari definendo le modalità, i tempi ed i contenuti tecnici delle attività da svolgersi tra l’Autorità e le Province, ed il programma generale delle attività.
Sono attualmente in corso le attività dei tavoli tecnici con le le Province di Modena, Parma, Alessandria, Asti e Milano.
L’obiettivo dell’attività è soprattutto quello di evidenziare le funzioni di collegamento tra la dimensione di bacino e la scala sovra-locale dei PTCP, individuando metodi e contenuti per le attività di adeguamento dei piani territoriali provinciali già vigenti e l’elaborazione dei nuovi strumenti.

Attuazione del Piano stralcio per il controllo dell’Eutrofizzazione

A seguito dell’approvazione del Piano stralcio per il controllo dell’Eutrofizzazione verranno attivate le procedure e gli strumenti tecnici e economico-finanziari per la sua attuazione e per il controllo dell’efficacia delle azioni intraprese per il raggiungimento degli obiettivi fissati.
Nel rispetto delle procedure già individuate dal Piano si tratta di:

- definire i criteri per la selezione degli interventi da ammettere a finanziamento per ciascuna delle azioni previste dalle linee di intervento da inserire nel DoRPI (Documento Regionale di Previsione degli Interventi) per i Programmi triennali
- definire la cadenza e le modalità con cui procedere al monitoraggio dell’attuazione degli interventi e della loro efficacia;
- approvare la direttiva per i criteri di determinazione dei carichi massimi ammissibili di fosforo nei corpi idrici, affinché a scala di bacino sia garantita una metodologia comune ed omogenea necessaria per i confronti e le verifica delle azioni intraprese in maniera distinta dalle Regioni;
- definire i carichi massimi ammissibili di fosforo per le sezioni strategiche dell’asta Po al fine di verificare il livello di raggiungimento degli obiettivi fissati e quindi l’efficacia del Piano;
- definire l’approccio metodologico con cui reidentificare le aree sensibili e le zone vulnerabili da nitrati;
- definire la carta pedologica e delle zone vulnerabili alla desertificazione ai sensi dell’art. 20, comma 2, del D.Lgs. 152/99 e s.m.i.;
- definire le modalità con cui procedere al monitoraggio economico e del consenso del PsE.

Progetto di Piano stralcio sul bilancio idrico del bacino idrografico del fiume Po

Con la delibera del C.I. n. 7/2002 è stata anche condivisa l’impostazione con cui procedere alla redazione del Progetto di Piano stralcio sul bilancio idrico del bacino idrografico del fiume Po che tiene conto anche dei nuovi riferimenti normativi introdotti dall’art.44 del D.Lgs 152/99 e dalla normativa europea (direttiva quadro 2000/60/UE). Il quadro di riferimento, particolarmente complesso per la frammentarietà e la disomogeneità di conoscenze aggiornate e per il contesto legislativo, socio-economico e ambientale in cui si opera, determina un'azione di piano particolare rispetto ad altri Piani stralci e articolata nel tempo. L'impostazione metodologica del Piano si connota, pertanto, per un approccio graduale, contraddistinto:

- dalla definizione di fasi successive d'azione, in coordinamento con lo sviluppo dei Piani di Tutela, secondo un criterio di gradualità e progressività di definizione;
- dalla individuazione dei sistemi di monitoraggio necessari alla rilevazione degli effetti

Per quanto riguarda gli obiettivi, il Piano stralcio sul bilancio idrico svolge un ruolo di piano generale alla scala di bacino idrografico e definisce le condizioni di equilibrio del bilancio idrico (art.22, D.Lgs.152/99 e s.m.i.), individuando in particolare le misure in ordine alle modalità d'uso della risorsa idrica a scala di bacino idrografico necessarie ad assicurare l'equilibrio fra le disponibilità di risorse utilizzate e reperibili ed i fabbisogni per i diversi usi (art.3, L.36/94). I contenuti del Piano stralcio sul bilancio idrico focalizzano l'attenzione sulla determinazione del bilancio idrologico, finalizzato ad individuare e caratterizzare, attraverso indicatori quantitativi, le criticità presenti sul sistema. Per criticità si intende una situazione alla scala del bacino idrografico di insufficiente soddisfacimento della domanda idrica o di modificazione del regime idrologico del corpo idrico incompatibile con le esigenze di qualità ambientale del corpo idrico stesso. È possibile quindi individuare l'ordine di grandezza dei problemi e di prefigurare, almeno in via generale, le linee di intervento in attuazione delle strategie complessive correlate alle situazione specifiche delle diverse aree. Alla scala di bacino idrografico, in via preliminare le criticità riconosciute riguardano:

- l'asta principale del fiume Po;
- gli affluenti principali nei tratti di pianura;
- i grandi laghi prealpini.

Nel medio-lungo periodo, considerando che l'attuazione dei Piani di tutela continuerà a rappresentare lo strumento privilegiato per l'approfondimento dei supporti conoscitivi e delle situazioni di criticità dei sistemi idrici del bacino, il Piano stralcio diventerà il riferimento per l'aggiornamento dei Piani di tutela stessi, in relazione alle situazioni che presentano rilevanza sempre alla scala di riferimento che è quella di bacino.

Coordinamento dei Piani di tutela Regionali

Il D.Lgs.152/99 e s.m.i. rimette alle Regioni il compito di redigere e di approvare il Piano di Tutela delle acque che ai sensi dell’art.44, comma 1, costituisce un “piano stralcio di settore” del piano di bacino idrografico. Compito dell’Autorità di bacino è quello di verificare la conformità del Piano agli obiettivi ed alle priorità di intervento attraverso l’espressione di un parere vincolante. Nel caso del bacino del Po gli obiettivi e le priorità di intervento sono stati fissati con la delibera del C.I. n.7/2002.
Rispetto a questo nuovo scenario normativo, allo stato attuale l’Autorità di bacino, in attesa dell’adozione dei Piani Regionali di Tutela svolge le proprie competenze attraverso la promozione di forme di coordinamento delle Regioni affinché venga mantenuta, a prescindere dalle specificità e dai confini regionali, una omogeneità di approccio che comunque:

- conservi l'unitarietà del bacino idrografico e del sistema idrico relativo;
- permetta il recepimento di criteri e indirizzi volti a garantire la coerenza a scala di bacino delle metodologie sviluppate, nel rispetto del principio di sussidiarietà di cui si fa garante l’Autorità di bacino in base alle competenze assegnategli dalla L. 183/89.

Verifica dell’efficacia dei Piani attraverso la rete di monitoraggio

La predisposizione del Piano di bacino presuppone un sistema di monitoraggio adeguato che fornisca una conoscenza approfondita delle problematiche del territorio e valuti l'evoluzione spaziale e temporale dei fenomeni di interesse a seguito dell’attuazione degli interventi pianificati come strategici a scala di bacino. Già dal 1998, l’Autorità di bacino ha istituito una propria rete di monitoraggio della qualità delle acque superficiali, condivisa con le Regioni, attualmente in corso di adeguamento e di integrazione per soddisfare anche le esigenze di conoscenza delle criticità quantitative. Tale rete, oltre a supportare l’attuazione e il controllo dei diversi Piani approvati, costituisce anche lo strumento di verifica delle azioni che l’Autorità di bacino del Po svolge, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 44 del D.Lgs. 152/99 e successive modifiche ed integrazioni. Nello specifico consente di:

- valutare lo stato qualitativo e idrologico delle acque superficiali del bacino del Po;
- controllare gli effetti degli interventi che saranno promossi nell’ambito del Piano Stralcio per il controllo dell’Eutrofizzazione e dei Piani di tutela regionali;
- verificare e tarare gli obiettivi di qualità definiti ai sensi dell’art.44 del D.Lgs. 152/99 e s.m.i.;
- valutare i carichi di inquinanti veicolati dal fiume Po in Mare Adriatico;
- analizzare le situazioni critiche di quelle aree del bacino caratterizzate da elevati carichi antropici;
- monitorare il regime idrologico dell'asta del Po e dei principali affluenti in funzione della valutazione del bilancio idrico;
- controllare gli effetti a scala di bacino dell'applicazione del deflusso minimo vitale alle derivazioni d'acqua.

Le stazioni che compongono tale rete costituiscono un sottoinsieme di quelle che utilizzano le Regioni per gli adempimenti di loro competenza. Operativamente il monitoraggio è effettuato dalle Regioni che periodicamente trasmettono, nei formati e secondo procedure definite, i dati delle stazioni di monitoraggio individuate significative dall’Autorità di bacino per gli obiettivi di cui sopra. Attualmente per i controlli di qualità delle acque superficiali si sono individuate 128 stazioni di misura, di cui:

- 15 sull’asta del fiume Po e 55 sui sottobacini principali
- 18 sui 5 laghi alpini principali: Maggiore, Como, Iseo, Garda, Idro;
- 10 transetti in corrispondenza dei punti di costa del mare Adriatico antistante il delta del Po.

In questa fase di predisposizione del Progetto di Piano stralcio per il bilancio idrico è emersa anche l’esigenza di integrare la rete esistente con delle stazioni di monitoraggio progettate per i controlli quantitativi e quindi di supporto alle valutazioni sul bilancio idrologico.